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A me.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

5 dicembre 2010






Torna a me...


Pensieri degli anni difficili.

Un tramonto insolito, sullo sfondo di un paesaggio lontano dalla realtà.

Sotto voce. Sussurri, appena percepibili, sfondano le barriere della riservatezza. E ritornano a vivere.

Una strana analogia fra questa stagione ed una già trascorsa, appena qualche anno fa. La stessa ansia di respiro, lo stesso batticuore di scoperta, lo stesso sconforto e confusione.

Ma..., all’orizzonte, fra i tetti dei palazzi che con prepotenza invadono il cielo, compare una speranza. Rivestita di dolcezza, morbida nei contorni, anche se non ben definiti a renderla non rigida e stabilita, ma ondulante e libera. Si, soprattutto libera.

Un segno d’affetto. Lo colgo e lo faccio mio. Immediatamente e senza tentennare. Sciolgo con dolcezza le catene che imbrigliano i sentimenti e faccio pace. Oppure trovo pace?

Un segno di grande maturità.

Mi sveglio di soprassalto con l’ansia di non rivedere. Frettolosamente cerco di sistemare ogni cosa a che ritorni al giusto posto; non potrei sopportare, in questo momento, uno sfasamento nell’ordine naturale, uno slittamento che mi porti, senza volerlo, un po’ più in là.

A me. Torna a me il piacere dell’insolito, del non prevedibile, di quello che assume un altro contorno. Tutto diventa immediatamente più chiaro. Trasparente, come la capacità di saper vedere attraverso la lucidità di una prima goccia di rugiada nel presto del nitido mattino.

Nel silenzio del giorno che si appresta, mi piace sbirciare senza farmi vedere. Mi intrufolo in un pensiero nascosto e resto ferma lì, a guardare. Assorbo con piacere e trasmetto. Utilizzo il linguaggio del corpo; non trovo pace nelle parole, è molto più diretto comunicare con lo sguardo, con l’espressione che vuole lasciarsi andare senza dover spiegare.

Mi piace quando al volo sento di aver agganciato la giusta sintonia e quando non provo l’immobilità nei sentimenti. Non doversi sentire imbrigliati nei propri, ma viverli con naturalezza. Ecco appunto, nel rispetto delle leggi di Natura, che vogliono l’uomo libero e senza catene.

A me. Torna a me la poesia in un gesto, una lacrima che solca un sentiero, uno sguardo che non vuole più nascondersi.

Accarezzo con le dita dolcemente, a voler ritrovare la delicatezza di un tempo fa.

Allungo lo sguardo in lontananza e provo a vedere oltre quello che si presenta a me.

Mi sciolgo, senza poter fare nulla a nascondere, quando l’inatteso mi sconvolge, sorprendendomi all’improvviso. E come una luce che a grande intensità in un istante illumina ogni angolo, mi accendo nel viso e nel corpo.

Cerco, usando la facilità che mi appartiene nel creare un collegamento diretto fra penna e animo, di riflettere sullo specchio di me stessa a vedere esattamente quello che c’è. Interamente, senza ignorare ciò che non si vuole perché fa male.

La metà che non si vede. Quella più importante...

Leggo e rimango incantata dalla descrizione delicata del viaggio, del "non si sa dove si va". È una strada percorsa, è vero e forse non sempre la più facile, ma di sicuro la più bella nel tragitto. Immagino, a volte, due persone che camminano per mano: uno dei due prova, col dolore che lo sostiene, a trasferire le parole sulla strada; l’altro le raccoglie e le sistema ai lati quando diventano un ingombro nell’avanzare, oppure le lascia lì, davanti. È forse necessario doverle scavalcare per potere andare avanti. Altre volte, uno dei due va un po’ più veloce, corre per non essere rincorso da se stesso. E allora lì, tutta l’inquietudine che lo accompagna, si frappone ad impedire, ma dopo un breve giro si trasforma nella sicurezza della sua sofferenza. Altre volte ancora i due, tenendosi per mano, metaforicamente, trovano una fuga dal lucernaio più alto, quello che dà immediatamente nella volta del cielo stellato, dove non è necessario portare le parole e lasciare le paure.

Torna a me. Nella sera dominata dall’intensità della pioggia che insiste per entrare. Nel silenzio che regna nel profumo delle cose solo mie, che mi appartengono. Fra la voglia di abbracciare per ritrovare un calore dimenticato fra le righe della vita che, a volte, fa dimenticare l’importante.

Fernanda

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