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Da vivere e da inventare.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

4 settembre 2017






Il confine...


 

Pensieri degli anni difficili

In giro per il mondo! A cercare nuove storie da vivere, da inventare.

 Qual è la distanza fra la realtà e la fantasia? Fino a che punto è lecito spingersi nella quotidianità degli eventi senza correre il rischio di inoltrarsi nella irrealtà dei fatti della vita?

 Il confine.

 Leggo ormai senza più nessuna incertezza fra le pieghe della pelle che disegna l’espressione del viso e lo rende unico. Sono soddisfatta e contenta. Ho imparato un’altra cosa che mi aiuterà tantissimo nel percorso.

 Alcune cose, a volte, sembra arrivano al momento giusto, quasi abbiano risposto all’invocazione del giorno prima. E ti lasciano contenta si, ma anche piacevolmente sorpresa della facilità dell’esaudimento. Bastava solo chiederlo!

 Mi tiro su fra i primi chiarori e penso che è tutto ancora molto poco visibile. Provo ad allontanarmi da tutto quello che mi lega e forse non mi aiuta in questo momento. Sarebbe molto più semplice se dicessi tutta la verità senza paura di ferire.

Imparo a non fermarmi sulle parole, sul loro rigido significato e mi lascio andare, piuttosto, all’ascolto della melodia che ne fa da sottofondo.

Invento, usando la parte più bella della mia fantasia, una storia voluta con tutta l’anima e che alla fine vivrà.

Mi sollevo, nel momento esatto in cui gli occhi incontrano il mio sguardo e senza girarmi intorno, faccio mia la verità.

Un pensiero mi accompagna e non vuole abbandonarmi. Non so se è un trabocchetto che usa la mente oppure un desiderio che non può più aspettare. Va disegnato in quelle righe rimaste bianche, che non vogliono chiudere un capitolo, per donare un tocco di colore alla difficoltà del momento.

Difficile definire il senso della libertà in assoluto. Riesco solo a sentire un forte senso di costrizione quando intorno a me c’è qualcosa che mi obbliga a tornare indietro, senza darmi la possibilità di godere di quello che c’è innanzi. Il pensiero si lega alle spalle spostando la mia attenzione, facendomi perdere il gusto della sorpresa e il piacere dell’imprevisto.

Torno indietro un po’ dispiaciuta. Una sosta breve ma intensa, sotto un sole che fa capolino dalle nuvole quest’oggi capricciose, che colorano di imprevisto questa giornata ultima di una stagione da conservare. E lì, fra le gocce di una pioggia disordinata, fra lo sguardo divertito della gente, inizia a prendere vita una storia da inventare.

Da vivere. Nasce da un incontro di occhi che poco riescono a tenersi e che quando si incrociano svelano tutta la loro interezza. Sono trasparente. Si può guardare fino in fondo all’anima, ci si può muovere con dolcezza per il piacere di attraversare, cogliendo le sfaccettature di un bel sentimento.

Mi guardo intorno. Sono in un posto dall’aria familiare, ma non lo riconosco. Immersa in un sogno del passato dove riesco ad assaporare i momenti di tenerezza e l’angoscia della sofferenza nello stesso tempo. Cerco di porre fine a questo istante, provando a condire di fantasia questa realtà che si ripropone in me e che forse non ho ancora bene compreso. Fino in fondo.

 Volo nel buio della sera più intensa e scopro un mondo di nuovi visi. Sfuggono l’uno all’altro incrociando i loro passi e senza inciampare. Mi preparo a questa nuova avventura, portando con me la percezione più bella, la nostalgia del passato, l’amarezza della parola fine.

 L’aria umida cade sulla terra, resta sospesa un solo istante abbagliata dalla luce dorata della notte. Un brivido di dolcezza mi pervade, posso sfiorare col pensiero e lanciare il mio sentimento nell’immensità di questo cielo, che non mi stancherò mai di ammirare.

 

Fernanda (9 ottobre 2010)

 

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