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La gentilezza.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

4 luglio 2013






Aspetto una parola, un gesto...

 


 

Pensieri degli anni difficili

 

Uno sguardo sfuggente all’apparenza. Arriva fino in fondo nella realtà dell’evidenza.

A cosa sarà servito questo momento? Avrà un significato vero che mi aiuterà forse nell’avanzare? Non lo so, non sono più sicura di niente.

 Qualche anno fa mi sono dedicata alla lettura di un libro sulla gentilezza (La Forza della Gentilezza - Piero Ferrucci). Consigliatomi da una persona allora conosciuta da pochissimo ed in uno dei quei momenti della vita in cui mai avresti immaginato di navigare. Come quando apri violentemente una porta e ti trovi proiettata in una realtà sconosciuta, un mondo nuovo. Un altro lato, potrei scrivere quest’oggi. La discesa sembra rapida ma, in verità, hai cominciato già da un pezzo a calarti e se ti ritrovi quasi sommerso è già troppo tardi per provare ad aggrapparti prima di sprofondare. In ogni caso, una volta sotto non puoi fare altro che ricominciare la salita. E così ho fatto.

La donna, di grande sensibilità ed intelligenza, che mi consigliò questo libro, si prese cura per un po’ del mio malessere, così, solo per il piacere di darmi una mano e per tranquillizzarmi. Niente di grave ed irreversibile stavo vivendo. Con gentilezza. Ogni sua parola, gesto e momento di condivisione era imbevuto di gentilezza. Lunghe, lunghissime passeggiate nei boschi, condite di parole, quelle andate e quelle che speravo arrivassero. Per un po’ placò la mia incredula disperazione.

Ad oggi, trascorsi 5 anni, rimane, anche se per motivi geografici poco ci vediamo, uno dei miei pensieri positivi. Quei bei riferimenti che mi accompagneranno per tutto il percorso.

Il libro ricerca ed evidenzia la gentilezza in ogni manifestazione e comportamento, attraverso vari brevi racconti che risultano essere perle di vita e di saggezza.

La gentilezza. Che cos’è? Uno stato d’animo, un modo di vivere, uno stile di vita, uno dei fondamenti su cui si basa la purezza? Forse tutto ciò insieme, non si può etichettare in una parola. Comportamenti che si percepiscono anche solo attraverso i gesti, senza necessità della voce.

Viaggia spesso insieme alla delicatezza e qui mi viene da pensare agli apprendimenti e a quello che si è vissuto nella crescita. Proprio oggi, come ogni 27 di agosto, il mio pensiero va a chi ne è stato esempio nel corso della mia formazione di vita. Sincerità e purezza nel movimento delle sue mani, attraverso la rivelazione del suo sorriso. Che mai dimenticherò, con cui mi lascerò sempre accompagnare.

Certo però è che se si possiedono gli strumenti giusti per poter affinare questa capacità, anche se i tuoi apprendimenti non sono stati dei migliori, non è mai troppo tardi per rimettersi nella giusta carreggiata. E così imparare a godere di quello che torna indietro quando la trasmissione del "gentile" all’altro predomina in ogni manifestazione.

Uno stato d’animo nuovo, mai prima provato. Mi sento abbandonata da ogni parte, valvola di scarico di tensioni e questioni irrisolte da chi in questo ultimo tempo mi circonda. Cerco con disperazione intorno una mano che si tende, per potere aggrapparmi e ritrovare una parvenza di fiducia in questo sole che mai mi ha tradito.

Cosa è mancato?

Uno squillo interrompe il mio ingarbugliato pensiero. Un po’ arresa e disillusa provo a leggere cercando la speranza. Una manifestazione di affetto, breve e carica, arriva fin dentro il cuore riempendomi l’animo. Non voglio rispondere con le parole scritte, sento il bisogno di ringraziare immediatamente questa trasmissione di sincero affetto che mi viene donata in uno dei momenti più delicati di questo mese ormai finito. Come spesso avviene, la mia voce trema debolmente, densa di lacrime di emozione, quasi di liberazione. Una sicurezza che viene dalla certezza che qualcuno c’è.

La gentilezza. Sarà che è mancato solo questo?

Sono totalmente vulnerabile, in ogni aspetto, scoperta come una corda troppo tesa e che rischia di spezzarsi. Tanti i dubbi sulla strada. Non sarà che sto sbagliando in qualche cosa? Mi fermo e sorrido su me stessa: il dubbio e l’incertezza mi rendono essere umano, desideroso di comprendere e di vivere anche nei tumulti dei momenti.

Aspetto una parola, un gesto che possa cancellare quest’amarezza che ristagna dentro.

Concludo, immersa nel mare di quest’oggi, verde e cristallino. Una chiacchiera di sorpresa, è mancata nell’anno precedente. Anche se per pochi minuti, ritorna a me il sorriso della speranza. È vero, siamo in una fase della vita in cui non è più necessario correre per dimostrare. Possiamo osservare i fatti e le persone traendone il meglio e senza farsi contaminare da ciò che talvolta impedisce di vedere oltre. E questo vale per tutte le cose: il lavoro, gli affetti, l’amore, la sessualità. Sorrido, lo guardo dentro gli occhi un po’ stanchi della vita, gli occhi di chi avanza per il gusto ed il rispetto e con un po’ di sofferenza.

Un momento di gentilezza. Come pochi in questa estate.

Cosa avrò imparato? Forse a piangere. Da sola.

 

Tropea, fine agosto 2010

 

Fernanda

 

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