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Se rinasco...
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

31 agosto 2010


"Se rinasco, se c'è un'altra vita... mi organizzo e... non ci casco nella ribollita! Vedo di trovare l'armatura... Dopo esco per verificare quant'è dura; alle emozioni darò la parte migliore senza mischiare, però, la testa col cuore!" E' strano come una "canzonetta" di qualche tempo fa (cantata da Loredana Bertè e Mario Lavezzi) possa calzare a pennello uno stato d'animo. Il mio. Cari lettori, voi non avete idea di cosa non mi capiti di ascoltare durante le lunghe ore della mia professione di psicoterapeuta. Si lo so, molti credono che io abbia a fa che fare con gente "strana", dai discorsi bislacchi... A parte il fatto che ognuno di noi porta con sé la propria originalità che, agli occhi degli altri, può diventare "stranezza", in realtà, le persone che mi vengono a cercare (professionalmente parlando) sono, sì, fuori dal comune, ma nel senso che non si accontentano dell'ovvio e soffrono per non riuscire ad andare "oltre". Quello che mi colpisce (e, a volte, mi snerva) risiede nel fatto che, ognuno (molte volte in buona fede) porta avanti la propria verità che collide, però, con la verità dell'altro (anch'essa, molte volte ineccepibile) intossicandosi il tempo che gli resta da vivere e attendendo da me, una "miracolistica" quadratura del cerchio... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Quando, poi, ascolto e osservo le dinamiche che si determinano nella vita quotidiana (con tutte le sterili beghe che nascondono il bisogno di affermarsi a spese altrui), posso considerarmi un privilegiato, dal momento che (sempre professionalmente parlando) incontro, per lo più, gente che vuole migliorarsi. Si è vero, ho imparato (e abbastanza bene, secondo il parere di chi mi conosce) che esistono parametri oggettivi cui appellarsi salomonicamente. Ma la logica universale, è applicabile (in un contesto dialogico) solo quando tutti i partecipanti al discorso sono d’accordo a seguirne i principi. In caso contrario la si usa lo stesso: si abbattono i conflitti interiori ma non le diatribe con gli altri. È da un po’ di tempo che rifletto su un concetto in base al quale, se fosse vero che nasciamo più volte, ecco, in un’altra vita vorrei riparare frigoriferi. Si, non automobili o telefonini, perché i loro proprietari finiscono col nevrotizzarti in funzione delle loro aspettative. Per il frigorifero, basta che raffreddi. Magari senza fare brina. "Un elefante nel salotto, non passa inosservato. Meglio presentarlo" (Randy Pausch). È inutile far finta di nulla. Molte volte siamo insopportabili. Questa è la verità. Io non credo molto alla mitologia greca ma l’idea di Pandora mi affascina. Questa donna, la prima (pare) della mitologia greca, ricevette un vaso che conteneva tutti i mali del mondo; disobbedì all’ordine di non aprirlo. Quando lo scoperchiò il male si sparse sulla Terra (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, etc.) "Il futuro è una scatola vuota in cui metti tutte le tue illusioni. Tutto quello che avresti voluto fare finisci col metterlo nel futuro E anche il passato è solo memoria, una scatola chiusa in cui hai messo quello che, in un modo o nell’altro ti piace mettere e da cui hai tolto quello che non ci vuoi" (Tiziano Terzani). Allora, l’unica cosa vera è il presente. Se lo sai osservare. Ogni tanto, qualche psicologo privo di tecniche pragmatiche, ricorre alla fantasia chiedendo di abbinare uno stato d’animo ad un colore... io non saprei scegliere, dalla tavolozza, la tonalità del nostro "contemporaneo". So solo che, sfogliando un qualsiasi giornale (di cronaca o di politica) di tempo fa, non riusciremmo a trovare molte differenze con le argomentazioni lamentose dell’oggi (i disvalori, l’importanza di eliminare il "lupo" che ci portiamo dentro, la solidarietà perduta, la questione meridionale, la corruzione dilagante, la meritocrazia mortificata, etc.). Chiedo ad un monaco della Mongolia: "Hai paura di morire?" e lui, di rimando: "Paura? Non vedo l’ora di morire... questa vita noiosa! Voglio vedere cosa c’è nella prossima"(Da La fine è il mio inizio - Tiziano Terzani - Longanesi Ed.). I padri della patria. Ma chi sono? Coloro che hanno gettato le basi per gli edifici dell’etica e della morale e che dovrebbero guidare i cittadini dell’urbe (intesi come popolazione di un costrutto). Analizzando il comportamento dei politici, cioè di coloro che si occupano del funzionamento della cosa pubblica (italiani o stranieri), troveremmo individui interessati ad occupare il loro tempo, baloccandosi sulle varie sfaccettature dell’esercizio del potere. Nessuno escluso. Ma d’altronde, noi cittadini, cosa facciamo? Quanto lontani siamo, dall’agìto madido di compromesso di chi ci governa? "Vedi questa gente? Osserva i loro cuori... li trovi carichi di odio? Ebbene tutta questa rabbia ce l’ho messa io, loro sono il risultato del mio operato!" (Nicola Romanov - Ultimo Zar di Russia). Ma torniamo a quell’insieme di momenti che trascorriamo nel quotidiano. "Questa lezione sarà l’ultima occasione per molte persone a me care di vedermi in carne ed ossa... ho l’occasione di rafforzare il mio ricordo nella gente e fare tutto quello di cui sono capace, prima di morire..." "Davvero vuoi lasciarmi il giorno del mio compleanno?... è l’ultimo che celebreremo insieme!" Questo è il sunto di un dialogo estrapolato dal libro di Randy Pausch intitolato "l’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore" che sintetizza una lezione dell’autore (affetto da una grave patologia oncologica) alla Carnegie Mellon University della Pennsylvania. Lui vorrebbe dare un senso agli ultimi momenti della sua vita... e lei si preoccupa di vedersi sottratta la possibilità di averlo a disposizione ancora una volta. E i sentimenti di chi sa di non avere un’altra possibilità, dove li mettiamo? Ma è mai possibile che non esista un solo punto di vista accettabile, che non sia il nostro? Ma basta, per favore! Non è finita... "i miei familiari tengono un diario su cui scrivono le lamentele relativamente ai miei comportamenti. Questo li aiuta a scaricare fastidi e tensioni" (Randy Pausch). A volte mi domando: ma non è che si decide di morire perché, proprio, non se ne può più? Ci sono mali dai quali non bisogna cercare di guarire, perché sono i soli a proteggerci contro altri mali più gravi (Marcel Proust). Chissà di me cosa scrivono sui loro diari... provo ad immaginare: è un presuntuoso! (si è vero, nel senso che presumo di individuare corrette strategie operative. Ma d’altronde, non potrei svolgere il mio lavoro, se fossi un indeciso); è un opportunista! (probabilmente sbagliano nel confondere la capacità di trasformare avversità in opportunità); è un accentratore! (in realtà delego ma cerco la supervisione per assumere oneri e responsabilità. Ho imparato che, quando è in ballo la tua vita e i tuoi obiettivi, chi fa da sé fa per tre); lavora troppo! (si è vero, e comincia a pesarmi; ma sono del parere che quello che ti serve lo devi conquistare con l’impegno); è diventato tirchio! (proprio perché mi pesa lavorare sottraendo tempo alla mia vita, cerco di amministrarmi evitando sprechi); è arrogante (a volte mi arrogo il diritto di esprimere ai mediocri che mi tediano, quello che penso di loro); viaggia solo in scomode automobili sportive! (è uno scampolo del piacere di guida che mi ricorda che sono ancora giovane; ma sto cambiando idea e sposterò la mia attenzione verso qualcosa di più comodo); è un po’ fissato con l’ordine e la pulizia ma, nei cassetti della scrivania, la roba è messa alla rinfusa! (non credo di essere afflitto da ossessioni in merito.. però, siccome la mia mente assorbe confusione, cerco di "aspirare", quando è possibile, quello che riporta in asse il sistema; per quanto riguarda la scrivania, proprio perché non sono un maniaco, "sorvolo"); è permaloso e suscettibile! (mi infastidisco quando vengo disturbato... ma i monaci tibetani sono peggio di me; e poi, siccome impatto spesso con il malaffare delle amministrazioni pubbliche e degli artigiani cui mi rivolgo, pagando in anticipo, ho cominciato a diventare diffidente); vuole l’aria condizionata a palla! (spesso, forse a causa del superlavoro mentale, mi surriscaldo, pur senza essere ancora in andropausa... però cerco di isolarmi... nel raffreddamento); russa! (a parte il fatto che è una caratteristica comune, mi deriva da una fastidiosa rinite vasomotoria conseguente alle troppe compressioni interiori... preventivamente irroro il mio naso di umidificanti e chiedo di essere svegliato quando accade, per potermi allontanare... sperando che non ci si lamenti dei miei isolamenti). Cari lettori, non sono certo un martire perché so proteggermi abbastanza dalle aggressioni (tanto per ritornare al concetto di presunzione) ma, riflettete per un attimo, chi non si è rivisto, per un verso o per un altro, in ciò che ho riportato? E siccome, ad ogni obiezione corrisponde sempre un’osservazione uguale e contraria, ecco che la verità è multiforme! "E tutti quelli che hanno rischiato la vita, che sono riusciti a ispirare altri a morire per una causa? - si, in quel momento si... ma poi, cosa rimane? Letame e ceneri!" (Tiziano Terzani). Già, come la mettiamo con i vari Dalai Lama, Danilo Dolci, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo Secondo, Nelson Mandela e compagnia bella? Non possiamo e non dobbiamo ignorarne la grandezza. Però, a parte il fatto che non li abbiamo frequentati nel privato per giudicarne il carattere, può darsi che noi esseri umani operiamo in tal senso: quando c’è da agglomerarsi intorno alla difesa o al recupero di valori importanti (pensiamo a Don Bosco, per esempio) riusciamo a trovare la spinta a tirare il meglio di noi; nei momenti in cui si vive lontano dal bisogno di lottare o narcotizzati da un apparente benessere finiamo col comportarci come le bestie che si abbeverano alle pozze della savana, dove i predatori si sfamano (all’occorrenza) e le prede continuano come se nulla fosse (tanto non è toccato a loro); o come i maiali nel loro recinto, che litigano quando qualcuno di loro invade lo spazio dell’altro, ignari del fatto che altri stanno decidendo per il loro futuro. A questo punto due miei punti di riferimento (I maestri Giovanni Russo e Antonio Rizzuti) avrebbero, concluso: "Giò, fottitene, perché l’importante è quello che gira dentro di te; continua a cercarne il senso e la relazione! Non fare come Eugenio Montale che esprimeva il male di vivere attraverso oscure sillabe agli altri mute; trova conforto e pace guardando il mondo da quell’oblò che ti garantisce aria pulita e parole piene di forza incantatrice!" E allora, continuo a cercare il senso della vita, in un’ottica di evoluzione e condivisione perché, sul fondo del vaso di Pandora, restava, comunque, la Speranza. Che è l’ultima a morire!

 

P.S. Invito ai lettori: se qualcuno è in grado di dimostrare il contrario di quanto ho scritto, sarò ben lieto di pubblicarne i commenti. Dal canto mio, eventualmente rinfrancato, mi metterò ad aggiustare televisori!

 

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