HOME - GLI AUTORI - LE SEZIONI - VIDEO - LINK
 

Inviaci un tuo articolo

Partecipa anche tu !
Scrivi un articolo

   Cerca nel nostro archivio:
L’egoismo dell’io.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

5 agosto 2010


Potete comprarla di qualsiasi colore, purché sia nera! Era questo il "rassicurante" e "condizionante" invito che Henry Ford rivolgeva ai potenziali acquirenti della Ford Modello T (quella di Stanlio ed Ollio, per intenderci). Un modo come un altro per imporre il proprio pensiero nascondendolo dietro un sorriso (almeno apparente). Quotidianamente, più volte al giorno (alla stregua di una somministrazione galenica), ovunque volgiamo il nostro sguardo, notiamo manifestazioni di egoismo totale, incondizionato, camuffato e truffaldino. La parola "Io". In psicologia rappresenta una struttura psichica (organizzata e relativamente stabile) deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esterna. Nella grammatica della lingua italiana, "diventa" un pronome personale che indica un soggetto (che in quanto tale non è disponibile a subire l'essere un oggetto). La sua derivazione etimologica trae origine dal greco "Ego" che, con l'aggiunta di "ismo" (suffisso che tende a formare parole astratte che indicano dottrine o atteggiamenti) diventa, guarda guarda, egoismo. Ogni qualunque operazione dell'animo nostro ha sempre la sua certa e inevitabile origine nell'egoismo (Giacomo Leopardi). I saggi sostengono che noi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



...nasciamo per portare avanti un progetto. Per quanto si possa speculare su ciò, non si può fare a meno di concludere che al di là di evolvere le nostre capacità (nel bene o nel male) migliorando la gestione del nostro potenziale genetico e restituendo il tutto (con gli interessi) a "fine corsa" come si fa con i prestiti bancari, non si può andare. La Natura (o chi per lei), magnanima, ha creato un escamotage per indurci a darci da fare: godere. D’altronde, se per avere dei figli, non si provasse l’orgasmo, con ogni probabilità ci si sarebbe estinti, da Adamo ed Eva in avanti. E allora, tutto quello che facciamo è provare piacere da ogni esperienza, anche quella negativa (fatte salve le situazioni in cui l’imprevisto ci pone di fronte al dolore). Anche nella sofferenza, vale lo stesso discorso. Quante volte agiamo schiavi dei nostri apprendimenti? Quando proviamo ad andare oltre lo steccato del recinto in cui le abitudini ci confinano, soffriamo al punto da essere tentati di rifugiarci dentro dei gompa (templi buddhisti anche molto piccoli, all’interno dei quali potersi ritirare e pregare cercando la pace) mentali di arcaici comportamenti. Il meccanismo dell’adattamento. Chi ce la fa, va avanti, chi esita, "scompare". Dall’epoca degli schiavismi ammantati di logica correttezza, a smodate tirannie dei tempi moderni... Mao Tse Tung (che fa bombardare il suo quartier generale per eliminare un apparato che stava imborghesendosi); Pol Pot (che cerca di applicare il modello marxista leninista, tentando di riproporre il modello contadino ed eliminando fisicamente milioni di persone che mostravano di avere anche solo un minimo di cultura); Stalin e compagni (che internano nei gulag ogni possibile minaccia per la rivoluzione bolscevica); i tanti presidenti degli Stati Uniti d’America (da Richard Nixon a Bush, in ordine di tempo) che, per espandere e imporre il proprio modello di protettorato democratico hanno destabilizzato intere aree geografiche internazionali. Ognuno, a modo proprio, cerca di mostrarsi dal lato della ragione. Quanti governanti si muovono spinti da principi di interesse nazionale? "Per noi e per gli amici le leggi si interpretano; per gli altri si applicano" (Giovanni Giolitti). Una persona che mostra di saper pensare e che risponde al nome di Antonio Chiaia (per i più intimi, familiarmente "Totino") mi ha fatto omaggio di una interessante riflessione elaborata da un padre seminarista e che riguarda la vicenda di Lazzaro, dal vangelo di Giovanni. Gesù dice alle sorelle: "Scioglietelo e lasciatelo andare" (v.44). Noi possiamo leggere questa semplice frase come una frase magica di Gesù. Ma possiamo leggerla più in profondità come qualcosa che riguarda anche la nostra vita. E’ chiaro che Lazzaro è paralizzato dalle sorelle, da queste donne che lo soffocano, che gli impediscono di vivere, che gli tolgono l’aria, tutto lo spazio: sono delle donne dilaganti. Donne che prese dai loro problemi "mangiano" anche tutto lo spazio di Lazzaro. Quando esce, dice il vangelo, è avvolto da bende: e cosa sono le bende se non tutte quelle relazioni, quei rapporti che lo ingabbiano, lo legano, lo soffocano, lo stringono fino ad ucciderlo? I piedi sono la strada, l’andare, il camminare: Lazzaro non aveva nessuna autonomia, era succube nel suo andare, legato, non aveva nessuna possibilità di scelta. Le mani sono il nostro fare, il nostro produrre, la nostra creatività. Lazzaro è soffocato, legato, si trova immerso in una situazione dove non sa fare o non può fare nulla, non c’è spazio di movimento, di manovra e di libertà per lui; non può emergere ciò che vorrebbe fare, diventare; non può esprimersi, tutto è già deciso. Il volto è l’identità di una persona. Lazzaro non ha volto, è nessuno, non sa chi è, non si conosce. Che Lazzaro ci sia oppure non ci sia è la stessa cosa, perché nessuno lo vede, a nessuno interessa il suo volto. Lazzaro è av-volto. E’ chiaro che Marta e Maria si sono "mangiate" il loro fratello, e Lazzaro non trovando una sua fisionomia, soffocato, muore. Poi depongono Lazzaro in un sepolcro e vi rotolano una pietra sopra: si sbarazzano del morto. Ma allora, non cambia nulla, col trascorrere del tempo? In base ad un articolo pubblicato da Le Scienze del mese di Agosto 2010, secondo alcuni fisici, è possibile che i concetti dinamici di tempo e di cambiamento emergano da un universo statico. Alcuni scienziati sostengono che il tempo non esista. Altri pensano che il tempo debba essere promosso, invece che retrocesso. Tra queste due posizioni c’è l’idea secondo cui il tempo esiste ma non è fondamentale. In qualche modo, da un mondo statico emerge il tempo che percepiamo. I filosofi discutono idee analoghe da prima dell’epoca di Socrate, ma ora i fisici le rendono concrete. Secondo uno scienziato, il tempo deriva da una suddivisione dell’universo: quello che percepiamo come tempo riflette le relazioni tra le varie parti. Non abbiamo amici, probabilmente solo complici. Terminato il momento di condivisione di obiettivi, nella migliore delle ipotesi, ci si ignora. È questa la verità. "L’egoismo è l’uomo o, per meglio dire, il moto dell’uomo. Togliete l’egoismo all’uomo e ne farete una pietra: non ha più ragione di operare il bene né il male. L’egoismo è l’unico movente delle azioni umane" (Cesare Bini). È così buio ciò che resta del nostro giorno? Cari lettori, il sottoscritto (grazie soprattutto ad un Uomo chiamato Giovanni Russo) ha imparato a non raccontarsi più bugie. Al massimo, quando vuole guardarsi dal lato "bello" dello specchio, va a leggersi una splendida poesia dell’amico Antonio Rizzuti (professore, filosofo, meridionalista e counselor psicologico): "Erano il tuo stupore e il mio silenzio. Timidamente i nostri cuori vacui si scoprirono. Pena di sguardi, sorrisi acerbi, teneri sospiri trattenuti. Io cerco la tua mano, si uniscono le nostre solitudini, il mondo è ai nostri piedi solo se mi cingi la spalla. Questo sei tu, un’alba nuova. Per me". Auguri.

SERVIZI
Home
Stampa questo lavoro
(per una stampa ottimale si consiglia di utilizzare Internet Explorer)

Segnala questo articolo
Introduci il tuo nome:
Introduci email destinatario:

STESSA CATEGORIA
Venti di guerra - I conflitti del Medio Oriente
Veterani, di una guerra di nessuno!
Come Ŕ difficile vivere bene!
La comunitÓ: un nuovo stile educativo.
Emendamenti pasquali...
... E guardiamo avanti, nonostante tutto.
Ricchezza effimera.
Buon viaggio!
Precariato sociale.
Una parte di mondo brutalmente mutilato.
MA PERCHE’ LAMENTARSI? IN FONDO...
Parole, sulla paglia facile a bruciare.
La nazione dei bisonti.
Il questore giusto.
Quando il sonno della ragione genera mostri...
A te che navighi su Internet !!!
Non pu˛ esistere l’una, senza l’altra.
Scorie meridionali...
La figura del giornalista
Contenti noi!
DELLO STESSO AUTORE
Paura, autostima e sensi di colpa...
La vera SolidarietÓ.
Quesiti - La deflorazione.
La solitudine.
Tessuto Nervoso.
La paura del futuro.
A come Amore.
Il Male oscuro?
Il Pensiero e la coscienza di sÚ.
La Presunzione...
Il nostro cervello...
Neuroni e Nevroglia.
L’angoscia esistenziale.
Capire l’antifona - Lettera F.
Il tempo dell’abbandono.
Il tempo, la vita e lo stress .
I conflitti interiori.
SOS ALZHEIMER e Counseling solidale.
Messia (Il vero significato del Natale).
Capire l’antifona - Lettera B.
ARCHIVIO ARTICOLI
Rubriche
Settore Legale
Medicina, Psicologia, Neuroscienze e Counseling
Scienza & Medicina
Emozioni del mattino - Poesie
Economia, Finanza e Risorse Umane
Cultura
Parli la lingua? - DIZIONARI ON LINE
Proverbi e Aforismi
Al di lÓ del muro! - Epistole dal carcere
Editoriali
Organizza il tuo tempo
PROGETTO SCUOLA
La Finestra sul cortile - Opinioni, racconti, sensazioni...
Legislazione su Internet
Psicologia della comunicazione
La voce dei Lettori .
Filosofia & Pedagogia
Motori
Spulciando qua e lÓ - CuriositÓ
Amianto - Ieri, oggi, domani
MUSICA
Il mondo dei sapori
Spazio consumatori
ComunitÓ e Diritto
Vorrei Vederci Chiaro!
News - Comunicati Stampa
Una vita controvento.

PROPRIETARIO Neverland Scarl
ISSN 2385-0876
Iscrizione Reg. Stampa (Trib. Cosenza ) n░ 653 - 08.09.2000
Redazione via Puccini, 100 87040 Castrolibero(CS)
Tel. 0984852234 - Fax 0984854707
Direttore responsabile: Dr. Giorgio Marchese
Hosting fornito da: Aruba spa, p.zza Garibaldi 8, 52010 - Soci (Ar)
Tutti i diritti riservati


Statistiche Visite
Webmaster: Alessandro Granata


Neverland Scarl - Corso di formazione