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Una giornata un po’ cosý...
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

2 agosto 2010






Amica luna.


Pensieri degli anni difficili

 

Metto un punto, una pausa e aspetto che passi il momento di tensione.

Una giornata strana, calda, non riesco a trovare accordo con me stessa. Scrivo e mi ritraggo, corro senza meta, mangio senza provare alcun sapore. Mi ritrovo avvolta da un pensiero troppo grande: non riesco più a gestirlo, mi sfibra fino a dentro l’animo e, senza graffiare, lascia i segni.

Guardo il cielo rosso acceso su di una foto naturale. Sembra irreale, mi lascio accompagnare da un senso di tristezza che non ho cercato, è venuto così da se e senza chiedere.

 Bello poter accendere e vendere i sogni, regalare il desiderio dell’altrove. I legami diventerebbero sinceri, fondati sulla capacità di donare sentimenti ed emozioni, invitandosi dolcemente per non spegnersi, ma... evitando gli sfondamenti dentro se stessi, in modo da rimanere liberi. Anche di prendersi una pausa.

 Se è così che mi vedi!

 Com’è strano, a volte si cerca per troppo tempo quello che in realtà è proprio dietro l’angolo e che non volevamo vedere perché voltare lo sguardo sarebbe costato solo un po’ di più.

 Prendo consapevolezza dei limiti che circondano la mia anima e con una nota di amarezza cerco di allentare la corda che lega i miei sentimenti. Vorrei che fossero liberi di arieggiare, volteggiare senza ostacoli e planare dopo un giro... fatto dentro un cielo che, a dispetto del calore del momento, è terso e celeste e lascia vedere tutto. Anche quello che non c’è ma si immagina.

 Sento addosso una brutta sensazione, come se si fosse spezzato qualcosa, come se quel filo sottile, ma robusto, teso abbastanza abbia ceduto, proiettandomi lontano un po’ frastornata a cercarmi, a ritrovarmi. Ancora una volta.

 Le parole rimangono sospese a mezz’aria, ansiose di avere una risposta. Gli occhi, senza nascondersi, chiedono per poter donare, incuriositi da questa strana atmosfera rivestita di tristezza.

 Raggiungo il mio angolo preferito e guardando verso l’alto, dopo aver creato l’illusione della notte, mi immergo in un sogno di fantasia, escludendo tutto il resto. Il cielo limpido negli spiragli si illumina di luce bianca di luna e, sfuggendo i suoi raggi, invia messaggi, ma solo a chi li vuol ricevere. A chi durante il buio ama nascondersi al fresco del momento, nascosto allo sguardo della gente, in perfetta sintonia con l’immenso, a fantasticare sulle forme che disegnano l’infinito.

Non voglio addormentarmi questa sera. Vorrei poterla trascorrere tutta senza mai perdere il momento, gustare il profumo che cade su di me ad avvolgermi con dolcezza ed emozionarmi senza dover dare alcuna spiegazione.

 Lontana. Sono ancora molto lontana.

 Lo stesso momento, lo stesso desiderio.

 Aspetto e con ansia colgo tutti i particolari che si presentano ai miei occhi. La vedo liberarsi lentamente dalle nuvole dense e nere, a ricordare che è lei che domina la scena, a lei si deve tutta questa luce che fa della notte una magia. Si stacca ma un po’ a fatica. Ed è facile capirne il motivo: nessuno vorrebbe mai lasciarla andare. Rimane sospesa, tutta intera, solo per questa volta però. Intorno a lei qualche frammento debole sembra inseguirla, quasi a tenderle la mano. Poi, piano piano, senza far rumore rimane sola nonostante tutto l’intorno diventa sempre più minaccioso ad irrompere nel bel mezzo del silenzio, dell’estate.

 Rientro, alla fine di una giornata un po’ così...

 Piove.

 

Fernanda

 

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