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Dalla finestra.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

27 agosto 2013





Osservando tracce di vita, ascoltando voci ed emozioni che segnano il cuore, il viso. L'amore.


Pensieri degli anni difficili

Riproponiamo questo articolo (pubblicato per la prima volta il 10 luglio 2010) perchè, lo stesso, è stato segnalato al "Premio letterario nazionale di Calabria e Basilicata", la cui cerimonia di premiazione si è tenuta a Francavilla marittima, il 20.08.2013.

Si svegliò di soprassalto in un freddo mattino e come in ogni primo momento si apprestò a preparare un caffè. Che strana contraddizione! L’unico pensiero al risveglio, ma troppo forte per poterlo assaporare fino in fondo. Quindi con gli occhi un po’ socchiusi si avviò alla finestra sul mondo, quello suo, sbirciando con discrezione.

Il passato mi sfiora, un soffio di vento sul viso, accarezza i ricordi e li accende donando calore.

Era solo un vetro a separarla dalla strada. Una tazzina fumante imprimeva un disegno abbagliando lo sguardo. Un po’ di pazienza e quando il fumetto di vapore si ritraeva a nascondersi, ecco che appariva ai suoi occhi ciò che attendeva con ansia. Una fatina incurvata e vestita di stracci di nero, i capelli d’argento un po’ spettinati, si trascinava a fatica nel gelo del mattino. Sorprendendosi con se stessa, si ritrovò all’interno di un sorriso e provò un po’ di gioia.

Il tempo è passato non troppo veloce. Mi guardo indietro e li vedo tutti questi anni, uno per uno, fra le gioie e le allegrie, le tristezze e la serenità.

Avanzava sempre più velocemente nonostante gli acciacchi visibili, con le mani colme di nettare da offrire. Una pioggia di ali la investì, non con violenza. Pareva la stessero aspettando e infatti così era: ogni mattino, a quell’ora, con la pioggia o con il sole, lei era attesa. Spalancando le braccia quasi ad incontrare, creava un alone denso di calore che attirava gli uccelli. Improvvisamente lo squallore del luogo si illuminò di luce intensa e prese bagliore dal desiderio del dono.

Scosto delicatamente con le dita. Un’ombra nei miei pensieri si fa strada, mi volto all’improvviso nella speranza di sorprendere rivedendo.

La stessa finestra.

I suoi occhi per un istante si allontanarono dall’immaginazione e si proiettarono su di un letto di ferro ai lati di una piazza triangolare, che cingeva un altare decorato. La pioggia, lentamente ma con insistenza, cadeva fitta, esaltando il contorno.

È impossibile! Pensò. Non riusciva ad assecondare quello che si presentava a lei: un uomo addormentato vestito di cenci, abbracciato al suo corpo per proteggersi dall’acqua. Profondamente, quasi a dispetto del contesto a voler farsi vedere.

Lei è lì seduta al suo posto, guarda dritto sorridendo, pronta ad un’altra giornata di vita. Sorseggia gustando la sua bevanda calda e mille sono i pensieri nella testa, le cose da fare, i progetti da realizzare, le ore da portare avanti.

Quel giorno voleva essere diverso dal solito. Con fare deciso si girò su se stessa e, chiudendo la prima finestra alle sue spalle, si avviò in un’altra stanza inondata di luce. Da lontano le montagne azzurre innevate, lo sfondo tranquillo, preludio ad una primavera che appena accennava ad arrivare, ma ancora lontana.

I contrasti. Ciò che più attirava i suoi sensi: le cose messe insieme che difficilmente trovavano legame fra di loro, forse perché in quel periodo la disconnessione si era impadronita del suo corpo. E della sua anima.

I palazzi in costruzione fra lei e il suo orizzonte creavano una rete invisibile, che le impediva di lasciare oltrepassare lo sguardo. Un senso di fastidio! E la mente iniziò allora a vagare in un tempo passato. Il calore della stagione, il silenzio della strada infuocata, al di là delle montagne. Sembrava essere poco e invece era tanto.

Annuso un profumo, si espande per tutta la casa, arriva al soffitto più alto e si lascia respirare. Sembra quasi impossibile pensare che il tutto sia rimasto invariato, la stessa calda accoglienza, le stesse mura, senza più le voci, però.

Una storia dentro l’altra.

Accompagnata dalla fantasia si avviò ad una finestra inesistente. Si sporse in avanti per meglio vedere: un girotondo di bambini popolava il quartiere, allegri schiamazzi rivolti al cielo, i giochi vivevano indisturbati e senza che nessuno potesse, con la voce della realtà, riportarli al freddo grigiore della quotidianità. Decise di scendere, era la prima volta che assaporava il desiderio della libertà della strada. Prima timidamente un gradino dopo l’altro, poi un po’ più veloce ad arrivare quasi correndo, col timore di non trovare più nessuno ad aspettare. L’aria calda improvvisamente la investì e in quel momento, come una sensazione mai prima provata, si sentì avvolta dall’affetto più sincero.

Lei questa volta è molto più giovane. Sempre bella. Alzo lo sguardo e la vedo affacciata al suo balcone verde di piante da amare, le braccia nude e forti a rassicurare, i capelli un po’ scossi dal vento fresco della sera che arriva, abbracciando la notte.

Un lucernaio verso l’alto, da cui si poteva intravedere il brillare delle stelle. Una scala di pietra sistemata proprio di sotto le dava una mano a salire, ad arrivare là dove si poteva toccare il tappeto di luci. Ne restava incantata, a volte anche per l’intera notte di buio. Immaginava di storie fantastiche che la trasportavano in un mondo di colori tenui e pastello; lo scenario che appariva non era di strade disastrate e marciapiedi scassinati, ma di erba di prati verde disseminati di semplici fiori bianchi.

Le margherite! Insieme la semplicità e la bellezza. Pochi petali uniti a regalare un’immagine che ricorreva in ogni foto che scattava, in ogni momento da conservare nella memoria dei suoi ricordi più belli.

Sento una voce da lontano, in realtà è solo una porta a separare. Come ogni segreto che accompagna tutti i bambini, cerco velocemente di nascondere quell’espressione che mi ha trasportato in questa dimensione. Voglio sia solo mia, non cerco la complicità, forse è qualcosa che lo si può solo con chi ha la tua stessa età.

Ancora la luce che proviene dall’alto. È troppo suggestiva l’atmosfera che torna indietro per doverla descrivere in due righe e poche parole, merita molto di più.

Durante il giorno giungevano libere le grida gioiose dei ragazzi. Il più piccolo, il più bullo! Quello da temere perché imprevedibile, cresciuto veramente sulle strade, incontenibile alla sua giovane mamma e naturalmente il più simpatico. Stanislao era il suo nome. Sporco e tutto graffiato diventava quasi un modello da inseguire e anche lei non sfuggiva a questa regola, pur essendo, per natura, portata a dover trascorrere il suo tempo migliore fra le bambole nei giochi da bambina, ma...

È strano come a volte le cose si mescolano fra loro prendendo il meglio dalle parti. Si forma un miscuglio delicato nel colore, profumato ai sensi, gradevole allo sguardo; fa sempre parte della capacità di accostare gli opposti, di trovare nei contrasti un’armonica confluenza che, alla fine, diventerà un bel quadro da ammirare.

Questa volta era una musica, si avvicinava dolcemente. La più grande età dei suoi giovani anni le permetteva di innalzarsi sulla scala di pietra, sistemata di sotto, a cercare di sbirciare da dove arrivava. Di fronte un piccolo palazzo si specchiava nel suo. Una finestra un po’ più in basso piena di note veniva spalancata al momento opportuno, a lasciarle libere di fluttuare nell’aria alla ricerca di amori da catturare, di sospiri da respirare, di baci da sognare.

L’età delle incomprensioni arriva per tutti. Non si sfugge, va vissuta senza pensare sia inesorabile, non crea una pausa, una barriera all’affetto. Le parole non dette si depositano però a formare un macigno. Che peccato non avere più il tempo!

Infine, in una notte di luna raggiunse la spiaggia sul mare. Salì su uno scoglio, ma solo un momento, per vedere dall’alto. L’aria calda all’orizzonte accompagnava le barche partite al tramonto. Era affascinata dalle storie degli uomini che vivono il mare di notte, passando le ore in attesa delle luci dell’alba. Sulla pelle la salsedine, nelle mani le rughe del sole, dentro gli occhi un po’ di tristezza di solitudine.

Rientrò rapidamente in quella che era la sua carrozza d’amore e distesa, lo sguardo al cielo, si addormentò coperta da un tappeto di stelle.

Sorprendente come la mente riesce a filtrare...

Osservando tracce di vita, ascoltando voci ed

emozioni che segnano il cuore, il viso... l’amore.

(Giorgio Marchese)

 

 

Fernanda

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