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La strada tracciata.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

16 novembre 2017






Percorso obbligato?


 

Pensieri degli anni difficili

Giusto. Esatto. Preciso.

A volte sento che le parole mi si scagliano addosso e la prima sensazione che mi pervade è di imbarazzo. Come se non avessi "prestato" abbastanza, non avessi guardato le cose con opportuna attenzione, forse con un po’ di superficialità. E mi rimetto allora a lavorare con l’aiuto della penna, ormai diventata la più sincera espressione di me stessa.

Una folata di vento preannuncia il nuovo decennio, quasi a volere spazzare le strade delle nostre vite dal superfluo, da quello che piano piano si è messo sull’asfalto dei pensieri, ostruendo il passaggio alle migliori emozioni.

Ritrovare all’improvviso il piacere nel farsi trasportare senza porre dei limiti e confini, assecondare il desiderio di porgere una mano che, in sincerità e non per soddisfare un bisogno personale, tesa al momento opportuno può facilitare il percorso di una strada già tracciata.

Lo avevo già deciso? Era già forse scritto nella memoria della mia strada tracciata?

"...lo scarto emozionale tipico dell’essere umano."

Quanto tempo avrò passato a riflettere su queste due righe? Cosa ne ho tirato fuori?

Mi guardo velocemente indietro e trovo un sempre crescente numero di domande che mi riempie.

Un gradino in più. Sento sempre più la necessità di arrivare un po’ più in alto, là da dove le cose sembrano facili da osservare per poter essere meglio comprese e vissute per quello che meritano.

Se lo "scarto emozionale tipico" prevede la possibilità di scivolare vale comunque la pena di essere respirato a pieni polmoni e fino in fondo. Senza fermare l’aria in gola, permettere che dia vita ed alimenti ogni gesto.

Vivo un pomeriggio insolito, per il gusto di cambiare il corso delle cose, non cadere nella prevedibilità e aggiungere un tocco di fantasia.

Quante volte ho riflettuto sui percorsi obbligati della vita!

Li sfuggo, impaurita. O almeno cerco di sottrarmi, ma non sempre è possibile. La necessità di uniformarsi spesso prende il sopravvento senza darmi possibilità di riflettere su ciò che vale veramente la pena di...

Ma, se fra le parole compare la chiarezza senza misteri e pensieri che lasciano intendere, allora qual è la verità? Cosa veramente si vuole comunicare?

Provo un brivido di freddo quando senza alcun intermezzo mi ritrovo a riaprire gli occhi nel cuore della notte. Il silenzio assume un sapore che sovrasta ogni possibilità di gusto, invade ogni spazio nella mente richiamando alla memoria tutto quello che non è e non è stato. E ritorna la paura.

Mi piace pensare che la notte trovando la complicità nel silenzio delle cose, mi inviti a sollevare dai timori che ancorano le mie difficoltà al manifestarsi delle emozioni, che, nascoste bene agli altri, non vogliono uscire. È un silenzio che pesa nell’aria e angoscia, ma non nasce così per caso, è come sempre una esternazione di uno stato d’animo che abbiamo dentro. Non deve spaventare.

Ritrovo con piacere il gusto di esprimere sui fogli quello che non riesco a trasmettere con lo sguardo e, anche se penso sia arrivato il momento di svoltare, mi prendo tutto il sapore nel lasciare andare, senza porre filtri alle parole.

Un dolore dentro il cuore che non si riesce a ricucire. Si è strappato tempo fa all’improvviso, nonostante i tanti segnali che partivano continuamente, arrivando là dove erano diretti, con precisione. Ma, quanto è facile chiudere la porta a quello che non si vuole vedere né sentire!

Al corso naturale della vita nulla sfugge. Tutto quello che si trova lungo il tracciato và vissuto senza essere evitato, l’importante è, però, ruotare su se stessi mentre si avanza, per poter cogliere tutto ciò che potrebbe non essere visibile perché sistemato dietro un ramo troppo grande, dietro un cumulo di terra o solo oscurato dall’ombra del sole che non sempre riesce ad illuminare.

Imparo un altro po’, sforzandomi di comprendere uno stile di vita che è completamente opposto. Mi aiuta a diventare sempre più flessibile e adattabile alle situazioni che si pongono innanzi.

Questa è la prima ma potrebbe anche essere una delle ultime..., per poter poi ricominciare, però.

 

Fernanda (21 Gennaio 2010)

 

 

 

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