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La paura del desiderio di restare.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

28 luglio 2017






Aspettando che l'onda si ritragga.


 

Pensieri degli anni difficili

 

Mi sento trascinata e trattenuta dalle parole che vorrebbero trasmettere. Dalle contraddizioni di questo momento che rischiano di sciupare l’istante.

Giunge a me dal basso, ma non da troppo lontano, una voce del passato, occupa abbondantemente il presente e rappresenta la certezza del futuro.

La tensione che mi ha accompagnato durante la notte si scioglie lentamente e faccio allora in modo che il mio sguardo incontri il suo. Incrociandosi si scambiano tanto, senza le parole. Siamo immersi in un contesto apparentemente rigido e pieno, da cui inconsapevolmente escludiamo tutto il resto, restando a galla solo noi. E lì comincia la comunicazione, quella vera.

Sono contenta. Mi piace riaprire gli occhi al giorno ed essere in pace con gli affetti più intensi. È un modo per cominciare in allegria e in sintonia.

Amare è la risposta alla domanda più importante! È inutile girarci intorno e cercare significati antichi per dare una parola certa ad un dubbio che assilla ogni pensiero. Amare.

È incredibile come la mente pur essendo allenata ad afferrare le intuizioni più nascoste, a volte si perde nelle cose più semplici ma vere.

Sono attratta e nello stesso tempo fuggo via. Porto però con me quel desiderio di tornare che mi dà la sicurezza. Ma, le cose della vita sono fatte per essere modificate fino a quando non possono più essere vissute così, come lo è stato fino ad ora.

Inizia il cambiamento accompagnato dalla perturbazione che scombussola un po’, ma solo fino al raggiungimento.

È possibile che l’intimità della propria vita crei una barriera al piacere della condivisione?

Poche righe in due parole, mi si invita dolcemente a non scappare via, a fermarmi un istante, a vivere così, come viene.

Osservo con attenzione, scremando i comportamenti, facendo luce su quello che vale la pena di... e, mi specchio. Vedendo le stesse paure in tutti, me compresa.

Un caldo pomeriggio dentro casa con me stessa, a riflettere sulle parole scritte e non parlate, per cercare di intuirne il tono e meglio comprendere. Uno squillo rompe l’armonia che si è creata. Spalanco la mia porta ed il mio cuore e inizio un viaggio ricco ed intenso, pieno di emozioni forti che voglio condividere all’istante.

Ogni momento ha la sua fase, che è preludio al mutamento e quello che piacevolmente si adatta è forte ed importante. Non si può lasciarlo sfuggire.

Guardo dall’esterno con dolcezza i miei affetti, sorrido compiaciuta, ma prima che possa afferrarli e lasciarmi afferrare, fuggo via. Eppure, una delle cose che più temo è la sensazione di non avere trasmesso il mio calore, che è tanto, veramente tanto da donare.

Aspetto con ansia il momento della sorpresa, quando ci si lascerà trasportare dai raggi luminosi e dai movimenti, quando, socchiudendo gli occhi, si potrà immaginare di trovarsi in qualsiasi posto si voglia e di "sentire" tutte le voci del caldo passato lontano.

Per una volta mi fermo su questa nuova strada che percorro da un po’ di tempo e dico la verità, proprio tutta. Col tono della voce, con l’espressione del viso, dai gesti che accompagnano le mie mani. Mi aspetto di essere compresa fino in fondo. Forse lo pretendo.

Pochi giorni sono passati, il pensiero insiste e mi riporta indietro ad afferrare le parole dette lì con certezza, ma sottovoce. Sperando di colpire e di essere ascoltate. Risuonano nella mia mente e mi accorgo di provare un senso di benessere che però mi fa tremare.

Siamo tutti lì per mano, ad aspettare che l’onda si ritragga lasciando sulla ghiaia la traccia del cammino già percorso e lasciando intravedere una impronta da inseguire.

Un sogno strano questa notte. Vado via da una delle poche certezze della mia vita e mi ritrovo nei luoghi dell’infanzia. Un po’ a disagio non riesco a sintonizzarmi sulla giusta lunghezza d’onda. Compare all’improvviso una stella del passato, la più importante. Brillando, ma in tono un po’ severo mi invita a rivedere, non tornare sui miei passi, ma rivedere da un’altra angolazione.

Il cielo questa notte. Limpido e freddo, si apre ai nostri occhi, invitandoci a non rientrare. Si potrebbe restare fuori a gironzolare chiacchierando, sorridendo su quello che potremmo, inventando mille storie che potremmo poi riscrivere. Da regalare.

Una fitta di dolore mi trafigge, quando, tra le note delicate di una musica fatata, vedo la sofferenza nell’innocenza. E ne piango. Di lacrime sincere e dedicate solo a questo.

...per quello che potrebbe essere e non avviene. Mai.

 

Fernanda (11 dicembre 2009)

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