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Lagane e ciciri.
di Aurora Scaramuzzino  ( info@lastradaweb.it ) e di Francesca Miceli  ( francymiceli@lbero.it )

24 novembre 2009



Non solo il due novembre!


Continuiamo la proposta delle ricette culinarie della tradizione Cosentina di Nonna Aurora. Il fine è quello di non dimenticare i sapori di un tempo ormai passato e far si che, anche i più giovani possano conoscere come venivano cucinati cibi semplici ma, allo stesso tempo, appetitosi.

La tradizione vuole che, questo primo piatto debba essere preparato il 2 Novembre. Insieme al baccalà infarinato e fritto e le "Ruseddre" (castagne arrostite sul fuoco). Inoltre la peculiarità delle lagane con i ceci è che le lagane venivano tagliate con la "rasula" e i ceci si facevano cuocere nella "pignata" ad un lato del fuoco del camino. Inutile dire che, qualunque periodo dell’anno può andar bene per assaporare questa leccornia.

Buon appetito da Nonna Aurora!

 

 

 

Lagane e ciciri

 

 

Ingredienti per 5 persone:

Pasta :

  • 1 KG di farina di grano duro,

  • un po’ di acqua tiepida.

 

 

Procedimento:

Si disponeva la farina a fontana sul "timbagnu" (un grosso tagliere di legno adoperato per fare la pasta di casa o alcuni tipi di dolci),con l’aggiunta di l’acqua tiepida(quanto ne bastava).

Amalgamati gli ingredienti si lavorava la pasta in modo omogeneo. Nel caso in cui l’impasto si presentava morbido si aggiungeva un uovo. Si otteneva un panetto che si copriva con lo "stiavuccu" (il tovagliolo)o con la "pappina"( lo strofinaccio da cucina) per qualche minuto.

Il panetto veniva steso, si otteneva così la "lagana"( una sfoglia di pasta a forma circolare) .Ancora qualche minuto per lasciare asciugare la sfoglia, poi si cospargeva con un velo di farina per non farla attaccare al "palu di lagani" (il matterello).

La sfoglia, infatti, veniva arrotolata al matterello, il quale veniva,poi, sfilato per poterla tagliare a strisce (la larghezza delle attuali pappardelle), mediante la "rasula" (è un utensile antico da cucina, a forma di quadratino sottile di ferro, con un piccolo manico lavorato). Le "lagane "ottenute venivano deposte sul "misale"( tovaglia di cotone).Con l’aiuto delle mani si infarinavano per eliminare quel po’ di umidità che la pasta produceva.

Erano pronte per la cottura in acqua abbondante, sale e un cucchiaio di olio(l’olio serve per non far attaccare la pasta): 5 minuti circa.

Infine si univano i ceci, l’olio con l’aglio.

 

Per il condimento:

  • 500 gr di ceci secchi,
  • olio fritto con aglio,
  • un mestolo di ceci passati,
  • una manciata di sale,
  • una foglia di alloro,
  • un po’ di cenere.

Procedimento:

i ceci si lasciavano in acqua tiepida e salata, cosparsi di cenere per un’intera notte.

Al mattino venivano lavati con acqua fredda, deposti nella "pignata" ( utensile di terracotta, ha una base concava e profonda. Finisce a forma allungata e due manici laterali. Serviva per cuocere i legumi, decotti, castagne ecc. Ancora si trova in commercio). coperti di acqua fredda. Quando, i ceci, iniziavano a cuocere la schiuma che si formava veniva accuratamente tolta con la "cucchiara"( È un grosso cucchiaio di legno) di legno. Si univa un pizzico di sale e una foglia di alloro.

A fine cottura un mestolo di ceci veniva passato al setaccio definito "u sitazzu" (un utensile a forma di cerchio in legno con base composta da una retina fitta).

I ceci passati si univano agli altri ceci e si insaporivano con olio e aglio fritto.

 

 

Tempo di cottura:

2 ore circa.

 

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