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La fuga.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

21 novembre 2009






Fra le mani, qualcosa che non mi appartiene.


 

Pensieri degli anni difficili.

Istantaneamente conquisto la decisione! Ascoltando la voce dell’impulso e, senza troppo pensare alle conseguenze, prendo le poche cose che mi appartengono e a cui più tengo e fuggo via.

Via.

Da questa giornata uguale a ieri che scava ancora un po’, lentamente ma con costanza, rendendo sempre più visibile ai miei occhi il disagio che nasce dall’inquietudine.

Un brivido di freddo mi pervade, ricordandomi del sangue che scorre nonostante.

Adoro muovermi nel cuore della notte, nel silenzio dell’inverno, fra le stanze della vita. Guardo dalla finestra attraverso il buio e immagino.

Potrebbe essere arrivato il momento di scrivere una storia. Una di quelle che nasce da uno sguardo, da una percezione diventata una certezza, dal desiderio di tendere la mano. E, colma di mille propositi e buone idee, invece di intraprendere la giusta strada, al momento opportuno schizzo via, senza guardare bene la linea dell’orizzonte, ma solo quello che si presenta immediatamente innanzi a me.

Posseggo fra le mani qualcosa che non mi appartiene, lo tengo però stretto fra le dita, senza paure. Quasi ad averlo conquistato.

Ore a girare e rimuginare, ovattata da un leggero fastidio non visibile ma percepibile che mi obbliga a spostare l’attenzione. Quello che rimane quando la luce investe il giorno è la sensazione di benessere che mi ha legato per anni ad un intenso sentimento. Combattuto ma autentico. E rivivo col pensiero gli istanti di intensa sintonia, quando gli occhi incontravano gli occhi e le mani si accompagnavano ai gesti d’amore.

Fuggo via.

Mi affaccio da un’altra finestra e, in lontananza, vedo la tenerezza un po’ indurita dal trascorrere del tempo. Rivestita di bianco argenteo, pronta a combattere le battaglie quotidiane, ma contenta e fiera di poter partecipare ancora una volta.

E sorrido.

Potrei restare ore ed ore ad osservare e ad ascoltare, senza mai dire una parola.

Mi innamoro. Sempre ed ogni volta e nello stesso modo. Mai la ragione in me raggiunge il sentimento, vivo a pieno e fino in fondo. E ne sono contenta.

Questa volta lo sguardo raggiunge i picchi che si ergono sullo sfondo del mio cielo terso. Che lascia ben vedere un’altra finestra sulla vita!

Sono affascinata dalle voci che non vedo, ma sento con i sensi. Adoro pensare e immaginare che gli occhi si possano incontrare nello stesso punto, magari nello stesso istante, quando il silenzio dei primi raggi dell’alba accarezza i risvegli e tutti vivono ancora per un po’ avvolti dai sogni della notte.

Istanti.

Volano via insieme alla mia voglia di correre. Veloci, se li osservi voltandoti indietro; interminabili, nel durante della vita.

Innanzi a me qualcosa di particolare. Una strana luce, forse riflessa, illumina, proiettando la sua intensità esaltando la dolcezza per come merita venga osservata, escludendo lo squallore del contorno.

Accendo e corro. Provo a sfuggire il tempo spazzandolo via, ma è solo un’illusione che mi lascia fra le mani il nulla e dentro l’anima un’emozione fatta di niente.

La fuga nasce da un desiderio. Dalla voglia di ascoltare lasciandosi andare e, nello stesso tempo, dal non voler cogliere la percezione che viene fuori dal sentimento.

Raccolgo i frammenti pregustando la sorpresa. Come nella composizione di un puzzle, ogni pezzo troverà il giusto incastro e la tela della vita si trasformerà nel più bel dipinto. I colori in armonia fra di loro, le forme inseguiranno un disegno continuo legato dalla semplicità che non annoia. Potresti guardarlo all’infinito e provare sempre e solo la stessa sensazione.

 

Fernanda

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