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Un puntino luminoso.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

23 agosto 2016






Vorrei raccontare tante storie, invece che combattere le ansie.


Pensieri degli anni difficili

Quanto tempo che è passato! Solo due, sono solo due le volte che si è avuto il piacere di vederlo.

Certe cose si possono ammirare solo in alcuni posti e in momenti particolari della vita. Forse quando sei un po’ tranquillo e non hai voglia di farti dispiacere e allora riesci a vedere anche quello che non c’è. Usando l’occhio dell’immaginazione.

Vorrei andare a vivere in campagna! Abbandonare il caos e il traffico e rimanere ad ascoltare il solo silenzio. Non scenderei mai in città, se non per necessità, magari per comprare il nutrimento per la mente. Anche se non riuscirei a non portare il mio pc. Non potrei staccare completamente con il mondo.

Potrei immaginare di ricevere da me, magari dopo aver sistemato le cose essenziali. Così, per non dover fare tutto di fretta e prendersela comoda, godendosi il momento.

Vorrei una casa rustica, con una verandina sulla notte, due poltroncine di vimini un po’ sgangherate, coi cuscini bianchi ricamati con puntini verdi e blu piccoli. Un tessuto morbido e un po’ vecchiotto. Poi mi piacerebbe un dondolo sui sogni della vita, che all’alba si trasformano in desideri. Pronti per essere inseguiti.

Vorrei raccontare tante storie, invece che combattere le ansie.

La più bella è quella della luna appesa sopra i tetti delle case, che sorge dietro i monti neri nel buio della notte. Man mano che sale in cielo sfiora il brillare delle stelle, trasmettendogli un tocco e invitandole con le dita a fermarsi un solo momento, a non contrarsi più. E in quel momento il cielo è bellissimo, perché la luna è come se si fosse creata un’autostrada al suo passaggio, su cui si muove, roteando nella risalita curvilinea verso il cielo, non spegnendo al suo passaggio le stelle, al contrario invitandole solo a fermarsi un po’. Come quando si vuole dolcemente convincere qualcuno che corre, corre e ha bisogno di bloccarsi. Arrivata nel punto stabilito si sistema in mezzo a questa volta che ti costringe a rimanere con il naso dritto in aria e la bocca un po’ socchiusa di stupore, a mirare questa meraviglia che la Natura ha voluto regalare.

Poi, parlerei solo io. Nessuna luce accesa, né dentro né fuori. Beh, forse solo una fioca e debole dentro casa che si vede attraverso la finestra. Berrei qualcosa di fresco ma non troppo, magari preparato in casa.

Un’altra storia che mi piacerebbe raccontare è quella del brutto ranocchio Alfredo, che mi aspetta tutte le sere quando torno a casa. È sempre lì nello stagno seduto a guardare o a darsi da fare.

Quando arrivo non mi vede, mi dà le spalle. Lentamente mi avvicino e gli accarezzo un braccio, lui allora si gira dolcemente e rimane un po’ a guardarmi sorpreso e contento di vedermi. Quindi, emozionandosi mi regala il suo più dolce sorriso, abbassando i suoi grandi occhi che spiccano sul suo viso un po’ marcato, ma che ti fanno dimenticare che forse è un po’ bruttino. A quel punto lo prendo fra le mia braccia e mi accorgo che è tutto morbidoso e fa venir voglia di pizzicarlo e di baciarlo. Ma, con un bacio potrebbe trasformarsi e la bellezza a volte fa dimenticare le cose essenziali. Lui vuole essere un ranocchio dello stagno, bruttino ma profondo. Il ranocchio Alfredo.

Un’altra storia che mi piacerebbe raccontare è quella del silenzio in assoluto che potremmo sforzarci di inventare. Così, solo per fare riposare la nostra mente, magari spostando l’attenzione sul profumo. Il profumo dell’erba un poco alta che correndo, sotto i piedi, attutisce un po’ i colpi e non fa male, anzi dà una sensazione di benessere che mi porta a sorridere e a muovermi di qua e di là, rincorrendo l’acqua che, coi suoi schizzi, rinfresca.

Alla fine della sera, quando il canto dei grilli raggiunge il cielo e si fa sempre più forte, i miei occhi decidono che è tempo. Sono fresca in tutto il corpo, l’aria un po’ più calda della casa assume la gradevolezza. Il mio letto grande, morbido e imbottito sembra accogliermi in un abbraccio.

Resto sola a guardare verso l’alto e, riafferrando l’occhio della fantasia, rivedo i puntini luminosi. Si muovono ruotando in una danza, scambiando e trasformando, l’uno nell’altro, l’uno dentro l’altro. Ma, questo giro è troppo veloce per poterlo afferrare con lo sguardo e quello che ritorna è uno sprazzo di luce intenso anche se piccolo. Che non ti stancheresti mai di guardare.

Poche volte si è avuto il piacere di vederlo, forse non lo si è cercato abbastanza.

A chi, nella vita, ha visto le lucciole solo due volte

 

Fernanda (30 luglio 2009)

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