L’Eroe dei due Mondi.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

14 luglio 2017





A spasso nelle Emozioni, fra Consapevole e Inconscio


Neuroscienze - PNEI

"Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino... pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino? Capitano che hai trovato principesse in ogni porto... pensi mai al rematore che sua moglie crede morto? Capitano, le tue colpe pago anch’io coi giorni miei mentre il mio più gran peccato fa sorridere gli dei... e se muori e’ un re che muore: la tua casa avrà un erede; quando io non torno... a casa entran dentro fame e sete. Capitano che risolvi con l’astuzia ogni avventura, ti ricordi di un soldato che ogni volta ha più paura? Ma anche la paura, in fondo, mi dà sempre un gusto strano: se ci fosse ancora mondo, sono pronto... dove andiamo?" (Itaca - Lucio Dalla)

È il 1971, anno di grazia e di alleanza, accadono cose strane e rivoluzionarie: il programmatore statunitense Ray Tomlinson inventa l’e-mail, le Brigate Rosse compiono la loro prima azione terroristica, la pillola anticoncezionale non è più clandestina, gli Italiani vengono informati del fallito colpo di Stato di Junio Valerio Borghese, la mafia di Totò Riina, inizia il primo atto della guerra allo stato operata dai corleonesi, che si protrarrà per oltre vent’anni, l’equipaggio della navicella Soyuz 11 muore a causa di una fuga d’aria causata da una valvola difettosa, Jim Morrison viene trovato morto nella vasca da bagno della sua abitazione, viene fondata l’organizzazione umanitaria "Medici Senza Frontiere", Intel realizza il primo microprocessore commerciale in assoluto ...

Lucio Dalla porta, al Festival di Sanremo, "4 marzo 1943", oleografica canzone popolare, che verrà interpretato in francese, nello stesso anno, da Dalida, la quale ne offrirà un’interpretazione asciutta e raffinata, carica di rimandi vocali e gestuali alla tradizione neorealista. In quell’anno esce l’LP "Storie di casa mia", che contiene tra le altre: Un uomo come me, La casa in riva al mare (bella storia di un carcerato), Il gigante e la bambina (scritta per Ron), Per due innamorati, e Itaca, dialogo metaforico di un marinaio di Ulisse al suo capitano dove, nei cori, l’autore fa cantare gli impiegati della RCA, la sua casa discografica di allora (qualche anno dopo Dalla spiegherà la canzone come una metafora della ribellione del proletariato, rappresentato dai marinai, agli industriali raffigurati da Ulisse).

Itaca è un’isola greca del Mar Ionio, universalmente nota per essere stata la patria dell’eroe leggendario Ulisse (del poema di Omero, l’Odissea) che, al contrario di Achille (personaggio principale dell’Iliade), che agisce dominato dagli istinti primordiali (l’Ira in particolare), in quanto uomo dal multiforme ingegno ricorre, invece, sovente a stratagemmi e ai suoi molteplici talenti.

L’uomo dà il meglio di sé quando è stimolato dalla speranza d’un premio, dalla paura dell’insuccesso e dalla luce di una stella (Anonimo)

Ognuno di noi, senza accorgersene, vive a metà tra due mondi: è quasi incredibile ma è così. Mondo interno e mondo esterno, cosa significa?

Immaginiamo una città medievale, con le sue mura di cinta, le sue torri, il ponte levatoio. Questa città, idealmente, può essere paragonata ad un essere umano:

  • le mura di cinta costituiscono la barriera cutanea;
  • il ponte levatoio è paragonabile alle vie di comunicazione attraverso cui, quotidianamente, entrano ed escono enormi quantità di messaggi sotto forma di stimolazioni di vario genere;
  • quello che sta dentro la città, identifica il mondo interno, con tutte le dinamiche dell’identità, peculiari ad ognuno;
  • tutto ciò che sta fuori le mura, rappresenta il mondo sociale.

Risulta evidente che, sia il mondo interno (il singolo individuo) che quello esterno (la Società), hanno una propria vita, determinata da un intreccio di esperienze, elaborati, emozioni ed idee che qualcuno ha definito "anima corale": gli scambi fra questi due comparti, avvengono mediante stimolazioni che creano risposte nella sfera emotiva.

Tutto quello che ci circonda, può influenzare in qualche maniera il tono dell’umore e il nostro modo di essere, a livello più "profondo"?

Quando, ad esempio, una parola raggiunge le sue vie uditive, l’onda acustica di pressione stimola l’orecchio interno e, con esso l’intero meccanismo di trasduzione del segnale, da acustico in neuropsicologico (attraverso l’Organo del Corti, via via lungo le fibre nervose, fino all’area uditive della corteccia cerebrale, a livello temporale). In sostanza, il pacchetto di informazioni trasmesso mediante la fonazione, arriva nei centri di elaborazione del pensiero, dove viene riconosciuto per ciò che vuole esattamente significare. In parole povere, si cerca, nei depositi della memoria, qualcosa che possa aiutare a capire il contenuto del messaggio. Questo meccanismo, determina l’attivazione di un sistema di risonanza interno, che fa "vivere" sensazioni attinenti a ciò che, il mondo esterno, ha sollecitato.

Volendo classificare in maniera più ordinata, possiamo affermare che, a seconda dell’origine, le stimolazioni vengono definite: stimoli, pulstimoli, pulsioni.

Stimolo

Con tale termine, si identifica ogni tipo di messaggio che venga prodotto in Natura da fonti non animali (un lampo, un tuono, lo scrosciare delle acque di un torrente, il crepitio del fuoco, i raggi del sole, lo stridio dei freni di un automezzo, la sirena di una fabbrica, la campanella di una scuola, lo sferragliare di un treno, il rombo di un aereo, etc.), penetri nel mondo interno di un essere umano e produca delle reazioni emozionali, sotto forma di stati d’animo.

Possono essere gradevoli ed utili oppure sgradevoli e dannosi

Esiste una soglia di sopportazione, per quanto riguarda la percezione del mondo esterno, oltre la quale si avverte sofferenza e fastidio: come dire che a tutto c’è un limite!

I nuclei urbani, in questa epoca storica, sono invasi da rumori, luci intense ed inquinamenti di vario genere; vivere all’interno di un contesto intasato di stimolazioni, producendo stress, determina prima tensione e poi spossatezza.

Suggerimenti?

Per potere vivere meglio occorrerebbe, ogni tanto, "rifugiarsi" in luoghi tranquilli, immersi nella natura, a maggior contatto di quelle leggi che governano il corretto funzionamento dell’essere umano e di quello che gli sta intorno.

  • In montagna, lo stormire delle foglie, il mormorio che si propaga nel silenzio, il canto degli uccelli, etc.
  • Al mare, il fluttuare delle onde, i paesaggi, l’odore della salsedine, etc.

costituiscono stimoli riequilibratori naturali

Rispetto al passato, ora abbiamo maggiori possibilità di conoscere ed applicare, in maniera sempre più consapevole, realtà corrette di tranquillità e benessere anche se, paradossalmente, per ottenere questi "benefits", siamo costretti a sostenere considerevoli gravami aggiuntivi!

Pulstimolo

Questo termine è stato coniato dal dr. Giovanni Russo, per individuare sollecitazioni provenienti da esseri viventi (frutto, quindi, di idee) e trasmesse al mondo esterno sotto forma di parole o gesti.

Prende il nome di pulstimolo, perché rappresenta la produzione di una pulsione trasmessa mediante uno stimolo: quindi pulsione + stimolo = PULSTIMOLO

Dal momento che i pulstimoli risentono dell’umore di chi li produce, In base alla prevalenza del tipo di idee, se ne riconoscono tre tipi:

  • pulstimoli neutrergici (frutto di elaborazioni logiche e razionali) - sono solo costruttivi;
  • pulstimoli affettivi (consentono di manifestare i sentimenti) - possono essere positivi, negativi o conflittuali;
  • pulstimoli aggressivi (esprimono il dinamismo o il grado di violenza di una persona) - possono essere, positivi, negativi o conflittuali

Esempio di pulstimolo neutrergico

Qualunque messaggio comunicato con autorevolezza mirante a trasmettere elementi utili, con tranquillità, garbo e cortesia.

I pulstimoli neutrergici agiscono come energia attivatrice che induce allo sviluppo sempre maggiore delle proprie capacità mentali.

Esempio di pulstimolo affettivo positivo

Ognuno di noi, nell’arco della propria esistenza, ha provato il gradevole effetto di baci, di abbracci, di parole dolci.

La frase "Ti voglio bene !" rappresenta una catena di pulstimoli affettivo - positivi: la persona che riceve il messaggio, inondata da energia affettivo positiva, ne risulta gratificata.

Esempio di pulstimolo aggressivo positivo

Qualunque messaggio "incisivo", che serva ad attivare delle risposte, vincendo inerzia ed abitudini stantie, può essere vista come un’attivazione utile e positiva.

Molti allenatori, con i loro incitamenti ed i sistemi tecnici da "gioco maschio", hanno contribuito a rendere possibile il raggiungimento di ottimi risultati, in competizioni sportive.

Esempio di pulstimolo aggressivo deleterio

"Questo ragazzo è poco intelligente... non vale niente... è un buono a nulla!". Quanti messaggi simili, se non peggiori, hanno colpito la nostra mente, condizionandola in maniera negativa! A queste condizioni, che risultati si ottengono ? Nel migliore dei casi, un simile pulstimolo, determinerà l’impossibilità di credere in se stesso; nel peggiore dei casi ci si ribellerà, con un’identità poco sviluppata, ritrovandosi nemico di se stesso e degli altri; da qui, tutte forme di violenza su se stessi (finendo per odiarsi), e sugli altri che, in fondo si temono, si invidiano, si rifiutano, e si considerano colpevoli delle proprie difficoltà.

A questi, si aggiungono pulstimoli in grado di produrre conflitti interiori, anche gravi...

Le pulsioni

Rappresentano quell’attivazione che si produce nel mondo interno di un essere umano e rimane nel mondo interno, per il funzionamento dello stesso.

  • Qualunque processo di attività del Pensiero viene prima preceduto da una pulsione.
  • Il dialogo che avviene continuamente dentro di noi e di cui molte volte non siamo consapevoli (avvertiamo solo gli sbalzi d’umore !) dovuto essenzialmente alla comunicazione fra i diversi distretti operativi psichici è dovuto all’attività delle pulsioni che determinano, anche, il lavoro globale (processazioni) del pensiero.
  • Qualunque movimento un essere umano possa compiere, prima dovrà essere pensato (molte volte a livello inconsapevole) e poi, mediante le pulsioni che fungono da mediatori tra Psiche e Sistema Nervoso, sarà eseguito tramite il corpo.

Le pulsioni che, di per sé, sono emozioni semplici (esistono anche emozioni "composite" che definiscono i sentimenti, costituite da energia Affettiva o Aggressiva variamente distinte in gradazioni diverse, ed emozioni "complesse" costituite da energia a cariche miste che si qualificano con i termini di Piacere o di Dispiacere in base alla prevalenza della carica, ora positiva, ora negativa), a loro volta si dividono in semplici e complesse.

  • Le pulsioni semplici regolano le normali funzioni psicofisiche per l’appagamento dei bisogni primari necessari indispensabili;
  • le pulsioni complesse determinano elaborati di pensiero più articolati ed attivano le interazioni (modalità di comunicazione in cui vi è un contatto psicofisico) e le relazioni (modalità di comunicazione in cui non avviene il contatto psicofisico ma solo quello psichico).

Provate, osservando l’immagine successiva, a riconoscere stimoli, pulsioni e pulstimoli. Buon divertimento!

Esiste la possibilità di gestire le reazioni emotive, per evitare di restare preda di sbalzi incontrollati?

Le griglie di protezione

"Un bimbo impiega due anni per imparare a parlare, un uomo impiega una vita per imparare a tacere" (Anonimo)

Anche queste individuate e studiate da Giovanni Russo (medico psicoterapeuta): quando si riesce ad applicarle, si diviene in grado di attenuare l’impatto dei cimenti esterni e dei negativismi "endogeni" (conflitti interiori "maceranti").

Queste griglie attivano tre livelli di protezione.

  1. In Entrata: riducono considerevolmente l’ingresso di dati negativi dal mondo esterno, vedono coinvolti, prevalentemente, apprendimento, percezione e logica, diminuiscono il turbamento dell’umore.
  2. In Elaborazione: impediscono la produzione di idee in conflitto, si attivano principalmente corretti elaborati di pensiero con verifica di logica, consentono di mantenere uno stato d’animo sufficientemente stabile.
  3. In Uscita: aiutano ad evitare la comunicazione di contenuti negativi, coinvolgono il meglio del proprio comportamento, ed evitano di danneggiare chi sta intorno mantenendo un comportamento "adeguato" anche in circostanze "difficili".

La costruzione di tali meccanismi protettivi si realizza attraverso lo sviluppo delle proprie capacità interiori, mediante un corretto trattamento di psicoterapia (possibilmente, ad Indirizzo Dinamico) e risulta essere tanto più efficace quanto più ci si avvicina all’assetto esposto di seguito:

  • Identità equilibrata (per riuscire a volersi bene);
  • Ambiente esterno a basso tenore di frustrazioni (per non "appesantirsi");
  • Elasticità mentale (per non irritare la propria suscettibilità);
  • Visione "aperta" della realtà della vita (per non turbarsi, anche di fronte agli eventi "più strani");
  • Efficace smaltimento dei fastidi prodotti (per non accumulare tossine mentali).

Per raggiungere queste caratteristiche, quanto bisogna essere avanti nel processo di maturazione o di saggezza, della propria personalità?

Sia la persona matura che quella saggia ricercano il senso dell’esistenza, si danno da fare per migliorare lo standard qualitativo e si domandano come distinguere il reale dai falsi miti: in parole povere, tendono ad esprimere pienamente se stessi (nel rapporto con la propria identità e nei riguardi del contesto ambientale "ristretto" ed "allargato"), la propria personalità (in maniera proporzionale alle proprie capacità introspettive) ed il proprio ruolo (di partner, genitore, figlio, fratello, soggetto economicamente produttivo, etc.). Il saggio, però, riesce, in virtù della maggiore esperienza di vita (in termini qualitativi, oltre che quantitativi), a manifestare una sorta di plusvalenza nella capacità di integrazione e adattamento.

L’importante, comunque, è: riuscire a mettersi nelle condizioni di attuare riflessioni corrette circa la graduatoria di valori per i quali vale la pena combattere, rischiare e invecchiare (griglia di protezione "in entrata"); accettare le limitazioni proprie della dimensione umana senza, per questo, rassegnarsi e rinunciare a migliorare ( griglia di protezione "in elaborazione"); ricordarsi che, quando ci si espone verso il mondo esterno, è necessario rispettare precise regole della comunicazione che di seguito, si riportano

  • Con chi devo parlare? (L’identificazione dell’interlocutore)
  • Cosa devo proporre? (Lo scopo della discussione)
  • Qual è l’obiettivo? (La motivazione)
  • Dove avverrà la discussione? (Il luogo)
  • Quando avverrà? (Il momento)
  • Cosa propongo per ciò che chiedo? (Lo scambio corretto)
  • Cosa privilegerò nel modo di pormi? (Il significante paraverbale)
  • Valutazione del rapporto costo/beneficio

Un filtro nella mente

Per rinforzare quanto proposto, in merito alle griglie di protezione, si sono effettuati molti esperimenti neuroscientifici tesi a scoprire cos’è che rende una persona "più intelligente", arrivando a concludere che, forse, dipende dalla capacità di distinguere quel che serve ricordare, in una massa di informazioni non sempre utili.

"Chiunque abbia cercato di recuperare un’e-mail urgente in mezzo a decine di offerte di farmaci miracolosi e investimenti infallibili sa quanto è importante filtrare le informazioni utili. Il messaggio che ci serve è li da qualche parte, ma è sepolto tra e-mail irrilevanti, il cosiddetto spam".

Se però in un computer l’unico limite alla capienza della casella di posta è la dimensione del disco fisso, nella nostra mente la capacità della memoria a breve termine, o memoria di lavoro, è molto più bassa, e dipende dalle regioni del cervello e dai processi che gestiscono l’immagazzinamento temporaneo delle informazioni. In effetti, svariati decenni di ricerche hanno dimostrato che la nostra la nostra capacità di conservare informazioni per un uso immediato è limitata a tre o quattro elementi per volta.

Disco fisso o filtro antispam?

Più che avere una capacità di memoria in funzione dello spazio disponibile per immagazzinare le informazioni, si ritiene che la capacità non dipenda dallo spazio disponibile, ma dall’efficienza con cui è utilizzato. In questa prospettiva, le persone con un’elevata capacità (cioè che sono in grado di ricordare più informazioni contemporaneamente e che ottengono punteggi più alti nei test attitudinali) potrebbero semplicemente essere più brave a filtrare, escludendole, le informazioni irrilevanti, mentre gli individui con una scarsa capacità consentirebbero a quelle informazioni di intasare la propria "casella di posta" mentale. La differenza sarebbe quindi solo una questione di filtri antispam più o meno efficaci.

Dov’è il filtro?

In uno studio pubblicato lo scorso gennaio su "Nature Neuroscienze", Fiona McNab e Torkel Klingberg, dello Stockholm Brain Institute, hanno eseguito un esperimento in cui i partecipanti dovevano ricordare la posizione di quadrati rossi e gialli che comparivano sullo schermo di un computer. Un simbolo presentato all’inizio di ogni prova comunicava quali quadrati dovevano ricordare. I ricercatori hanno registrato, per mezzo della risonanza magnetica funzionale, l’attività cerebrale dei soggetti durante la fase di istruzione, in modo da determinare quali parti del loro cervello si attivassero mentre il filtro veniva avviato.

Si è ccosì scoperto che, quando ai partecipanti veniva chiesto di filtrare i quadrati di un certo colore, alcune parti dei gangli basali (un’area del cervello che svolge diverse funzioni, tra qui il controllo dei movimenti) e della corteccia prefrontale (che si ritiene essere la parte razionale, o "pensante", del cervello) diventavano molto più attivi di quanto veniva loro chiesto di ricordare tutti i quadrati. È, di conseguenza, estremamente probabile che il filtraggio delle informazioni irrilevanti sia effettuato dai gangli basali e dalla corteccia prefrontale, in un lavoro sinergico.

In conclusione, i vari studi dimostrano che la capacità della nostra memoria di lavoro dipende dall’efficienza con cui filtriamo le informazioni inutili

 

Si sente spesso parlare di consapevole ed inconsapevole. Come funzionano queste due entità; dove hanno sede; quando si attiva una e quando l’altra nella fase di veglia o di riposo?

Il consapevole, è la parte della nostra personalità che ci consente di renderci conto dei nostri pensieri e anche di quello che accade nel mondo esterno a noi.

L’inconsapevole, riguarda, invece, il settore delle attività vitali organiche e mentali di cui non riusciamo a seguire consapevolmente l’andamento, ma le percepiamo attraverso il nostro umore: il buon umore è dato da una sorta di "report" continuo in grado di metterci in condizione di percepire che, i vari gravami cui siamo sottoposti, vengono compensati da gratificazioni che portano in positivo il saldo totale; quindi, corretto rapporto fra corpo e psiche e appagamento dei principali bisogni "qualificanti" (autoaffermazione ed autostima). Per contro, il cattivo umore è il risultato di "temporali" interiori.

Esiste anche il preconscio che, secondo Freud, indica i contenuti psichici assenti dal campo della coscienza, ma che in esso possono, in qualunque momento, comparire: ad esempio, i ricordi, che sono "riattivabili".

In pratica, volendo fare un esempio, potremmo paragonarci ad un palazzo, con l’ascensore che rappresenta la nostra identità. Si può andare dai piani interrati (inconscio) alle cantine del piano terra (preconscio), fino ai piani superiori (conscio).

A proposito di percezione, la si può definire come una funzione neuropsicologica che permette all’organismo di recepire ed elaborare le informazioni dell’ambiente esterno e può essere, secondo Giovanni Russo:

  • consapevolizzata e accettata;
  • consapevolizzata e rifiutata;
  • consapevolizzata e subita;
  • inconsapevolmente rifiutata;
  • inconsapevolmente subita;
  • inconsapevolmente accettata.

C’è un modo per entrare nell’inconsapevole e far uscire tutto quello che ci infastidisce?

Migliorando il rapporto con se stessi, si arriva al punto di fare autoanalisi frequente e, in questo modo, con i giusti "algoritmi" mentali, si armonizza il mondo interno; ad esempio, ad ogni piccola variazione d’umore non giustificato da variazioni esterne si va ad individuare il punto dolente all’interno di sé. Se ho il mal di testa, ho bisogno di capire quali siano le motivazioni eziologiche, altrimenti resterò schiavo di qualunque evento, in balia di me stesso. La cefalea può essere dovuta a fattori psicologici, ad alimentazione incongrua, al fumo, al consumo eccessivo di alcol, ad infiammazioni, ad ipertensione arteriosa, a disturbi articolari. Ognuno i noi, può arrivare a capirne l’origine, per sapere come comportarsi: non è fantascienza. Inoltre, con una buona gestione del nostro mondo interiore, mediante la grande connessione psiconeuroimmunoendocrinologica, possiamo (inconsapevolmente) attivare la secrezione di cortisone endogeno, che è un potente antiinfiammatorio in grado di placare il dolore. Lo stesso discorso può valere per qualunque tipo di disturbo.

Quel propulsore chiamato "identità"

Il concetto di Identità deriva dal latino identitatem (da idem, stesso, medesimo) ed individua la relazione tra un essere umano e se stesso.

La prima formulazione del principio di identità è di Aristotele ed ha costituito, fin da subito, il presupposto fondamentale di ogni dimostrazione logica.

L’essere umano sviluppando la propria personalità, si esprime prevalentemente mediante la propria identità (colloquio con se stesso), per poi estrinsecarsi al mondo esterno mediante l’individualità (comunicazione con un altro individuo) e la collettività (comunicazione con il gruppo del contesto di riferimento).

Per identità intendiamo la comunicazione continua e costante, consapevole ed inconsapevole (prevalentemente), che ogni essere umano ha con se stesso,

Ogni manifestazione comportamentale, ogni sbalzo d’umore, ogni stato d’animo dipende da questo continuo dialogo con se stessi che, inoltre, consente un tratto di continuità fra presente e passato, del nostro mondo inconsapevole che sfugge al controllo del "consapevole."

Questa sorta di comunicazione "profonda" ci consente di riconoscerci ogni giorno (consapevolizzazione dell’io), e di adattarci ai cambiamenti che avvengono istante per istante, lentamente, relativi alla nostra personalità, sul piano psicofisico; ecco perché ci accorgiamo delle nostre trasformazioni, solo osservando una nostra vecchia fotografia oppure rileggendo nostre riflessioni che avevamo messo su carta, nel passato.

Tutto ciò serve ad evidenziare un aspetto molto importante.

Poiché i cambiamenti avvengono molto lentamente, al punto tale da non accorgersene, ciò induce a riflettere sulla circostanza che, anche se si volesse accelerare tale processo, ciò non sarebbe possibile, perché si genererebbe una sorta i confusione che produrrebbe una inevitabile crisi esistenziale, al punto da non riconoscendosi più.

Pertanto, sia dal punto di vista corporeo che psicologico, è necessario abituarsi ai cambiamenti stessi ricordandosi che la manifestazione visibile di ogni trasformazione, secondo leggi di Natura (che governano l’Universo intero), avviene lentamente, senza forzature, altrimenti si avrebbe una reazione di rifiuto verso se stessi.

Come accennato prima, si possono avere delle crisi relative alla propria identità, o per scombussolamenti dovuti a cambiamenti sostanziali della personalità, oppure per difficoltà di adattamento alle difficoltà della vita, dovute alla carenza di sviluppo dell’identità medesima.

Ogni essere umano, per poter ottenere il meglio dalla vita, dopo aver soddisfatto le esigenze indispensabili (nutrirsi, vestirsi, risolvere il problema relativo alla ricerca di una abitazione "rifugio", etc.), sarà necessario che acquisisca conoscenze utili per promuovere la crescita della propria personalità globale, attivando correttamente le proprie capacità, portando avanti (con esito positivo) un programma di vita sostenuto con una buona organizzazione ottenendo, alla fine, anche lo sviluppo corretto della propria identità.

Allora... per cominciare l’immersione alla scoperta degli immensi tesori custoditi all’interno dei nostri potenziali, è necessario acquisire più conoscenze possibile sul concetto di identità.

Con identità intendiamo il soliloquio (discorso fra sé e sé) che avviene nel mondo interno, fra le sue varie componenti, sia dal punto di vista psichico che fisico determinando, in pratica, uno scambio di informazioni fra i tre centri di potere (sistema nervoso, sistema endocrino, sistema immunitario) che costituiscono il network vitale oggetto di studio nella specializzazione medica denominata psiconeuroimmunoendocrinologia.

Come abbiamo già visto, la modalità di comunicazione privilegiata dall’identità è quella del della comunicazione profonda, che inizia nel DNA di ciascuna cellula e continua a livello degli "ambiti" in cui si genera la coscienza (nella zona cerebrale compresa fra telencefalo, diencefalo e mesencefalo), propagandosi nell’intero organismo, mediante neurotrasmettitori, neuromodulatori e liquido cefalorachidiano. Una sorta di soliloquio permanente, continuo, costante, durevole, ininterrotto, alternato da brevi pause, che servono per "ascoltare", cioè per introiettare ed elaborare per poi, a volte, relazionarsi attivamente con il mondo esterno.

Nel processo dinamico dell’identità, si appalesano due modalità: una inconsapevole (che rappresenta oltre il 90%) ed una consapevole (che rappresenta meno del 10%).ed avviene quando si attiva la parte più alta dl telencefalo (che è costituito da corteccia sostanza bianca e nuclei della base): i sei strati della corteccia.

La parte consapevole si estrinseca, prevalentemente, attraverso:

  • L’immaginazione cosciente;
  • La fantasia.

L’immaginazione consente il dialogo fra sé e sé attraverso il rievocare dalla memoria qualcosa di già conosciuto (perché già "depositato", sotto forma di esperienze vissute), Infatti, essa è poco usata all’inizio della vita, poi, man mano che se ne capiscono i valori e l’utilità viene usata sempre meglio.

La fantasia costituisce la facoltà di pensare senza regole fisse e di associare liberamente i dati in memoria, senza attinenza con la realtà: spesso è poco utile, ma quasi sempre è gratificante o compensatoria, alle frustrazioni quotidiane.

Il settore dell’inconsapevole, invece, si esprime mediante:

  • L’immaginazione inconsapevole;
  • Il sogno.

La prima, si "accende" ogni qual volta si debbano confrontare, per, il riconoscimento, gli elementi provenienti dal mondo esterno, sotto forma di stimoli pulstimoli, con i contenuti mnemonici (mediante azioni di tipo pulsionale).

Il sogno è determinato dall’attività mentale che si svolge durante il sonno e di cui al risveglio è possibile conservare un ricordo, a volte parziale e alterato. Si attribuisce al sogno una funzione compensatoria, in quanto esso sarebbe per lo più la manifestazione di un desiderio inconscio o l’elicitazione di tensioni accumulate durante la veglia.

Il ruolo dell’inconsapevole nella dinamica dell’identità è molto sviluppato, a volte anche troppo! Ciò vuol dire che, molto spesso, non ci si rende conto di come si vive. Il grado di inconsapevolezza del nostro essere, a volte, è talmente profondo che, quanto viene trasmesso al mondo esterno non passa attraverso il filtro del consapevole e si finisce per produrre "lapsus" (distrazione, errore "involontario" nel parlare o nello scrivere. rappresentante la manifestazione di un desiderio inconscio che affiora e trova così soddisfacimento) o altro di simile. Ogni attività elaborativa del mondo inconsapevole determina, come risultato, la produzione di emozioni che influenzano direttamente il tono dell’umore .

(Immagine 20)

Per dialogare, dall’identità, verso il mondo esterno, esiste un veicolo che, sempre Giovanni Russo, chiama "Io tramite". Questo può essere:

  • consapevole verbale
  • consapevole non verbale
  • inconsapevole verbale
  • inconsapevole non verbale

IO TRAMITE VERBALE CONSAPEVOLE

Si intende la capacità che possiede ogni essere umano, di trasmettere verbalmente dal proprio mondo interno verso il mondo esterno, gli elaborati del pensiero, mediante "parole" in stato di responsabilità edotta, cioè rendendosi conto di quello che dice. Si utilizza, gran parte del carattere e del comportamento, nonché il ragionamento..

IO TRAMITE CONSAPEVOLE NON VERBALE

E’ il veicolo di trasmissione che non si serve delle parole ma utilizza tutto ciò che si indica col termine di "temperamento consapevolizzato", ivi comprese alcune espressioni del carattere e, in alcuni casi, del ragionamento.

IO TRAMITE VERBALE INCONSAPEVOLE

Rappresenta la capacità di comunicare verbalmente, dal mondo interno al mondo esterno, gli elaborati del pensiero mediante la condizione non controllabile dell’incosapevolezza, anche se espressa parlando: per alcuni versi è conosciuta come irresponsabilità. È costituita dalle moltitudini di parole che ci si fa sfuggire senza controllo e di cui molte volte, ci si pente. Si utilizza parte del carattere, comportamento e ragionamento.

IO TRAMITE NON VERBALE

E’ la strada della logica che si esprime prevalentemente col temperamento. Tutte le manifestazioni non controllate né espresse verbalmente che parlano sovente per smentire lo sforzo che il consapevole ha compiuto nel formulare frasi non vere, non accettate dalle dinamiche interne, molto spesso sono elaborati del pensiero che la logica smentisce ma che hanno la forza energetica di superare le barriere dei controlli e fuoriescono senza i controlli della volontà consapevole.

Qualche altra considerazione prima di concludere...

Che differenza c’è tra sogno e sonno?

Il sonno è un fenomeno biologico ciclico caratterizzato dalla perdita della coscienza e dall’interruzione dei rapporti sensoriali e motori che uniscono una persona al proprio ambiente.

E il sogno, invece?

Il sogno è un fenomeno legato al sonno e in particolare alla sua fase REM, caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni apparentemente reali.

In pratica, il sogno è un meccanismo (che si attua durante il sonno) di costruzione di una sceneggiatura mediante cui noi scarichiamo delle tensioni. Dal momento che non si realizza in maniera organizzata, perché affluiscono dati liberi, il sogno molte volte è confuso. Durante il sogno si hanno rapidi cambiamenti di scenografia. Infatti, se si vuole dare un significato al sogno, bisogna analizzarlo con attenzione perché ogni aspetto può rispondere ad una serie di interrogativi.

Il fatto di ricordarselo o meno da cosa dipende?

Dall’intensità del sogno e dal momento in cui ci si sveglia. Se accade mentre stai sognando, te lo ricordi.

Esistono i sogni premonitori?

Certe cose si verificano perché, a livello inconsapevole, si era già previsto cosa sarebbe accaduto. Non ci vuole molto a stabilire l’evoluzione di alcuni eventi che cadono sotto la nostra osservazione, basta sapere raccogliere gli indizi "illuminanti", così come fa un buon investigatore. Molte volte, questo lavoro avviene senza che noi ci accorgiamo del suo svolgimento, all’interno della nostra mente: percepiamo il flash del risultato, come intuizione. Questo meccanismo viene comunemente scambiato per premonizioni extrasensoriali.

Esistono altre funzioni psicofisiologiche del sonno?

Le specie animali provviste di un sistema nervoso con "cervello pensante" presentano, secondo un ritmo più o meno regolare, un’alternanza di periodi di veglia e di periodi di sonno. Durante il sonno i centri nervosi entrano in uno stato di apparente quiescenza, che consente però il mantenimento delle fondamentali funzioni fisiologiche (o vegetative), quali la respirazione, la circolazione del sangue, l’attività delle ghiandole endocrine, la termoregolazione etc.; anche l’apparato muscolo - scheletrico mantiene un certo grado di attività durante il sonno: un vero rilasciamento muscolare, infatti, si ha solo durante il sonno profondo. Il ritmo con cui insorge il sonno è generalmente correlato con l’alternanza del giorno e della notte (e si chiama ritmo circadiano); in verità, tale coincidenza è osservabile soprattutto nell’uomo adulto, mentre in epoca neonatale e infantile il sonno e la veglia si alternano di solito più volte durante il giorno.

Ma, in pratica, a cosa serve dormire?

Il sonno favorisce la rigenerazione dell’organismo reintegrando funzionalità e nutrienti consumati dalle attività fisiche e mentali dello stato di veglia. Accanto alla fase di riposo nelle attività dei centri nervosi della corteccia cerebrale (soprattutto quelle legate all’apprendimento e all’elaborazione degli stimoli sensoriali provenienti dal mondo esterno), il sonno favorisce il processo di riordino di tutte le informazioni acquisite durante la veglia, in modo da consentirne la memorizzazione in forma definitiva. Ciò sembra dimostrato dal fatto che la privazione del sonno determina nell’uomo non solo disturbi psichici ma anche disordini della memoria. Nonostante la perdita della coscienza, durante il sonno la capacità di percezione sensoriale è ancora presente, anche se in forma molto attenuata. Infatti se un soggetto addormentato viene sottoposto a stimolazioni sensoriali di una certa intensità si ottiene il risveglio, a differenza di quanto si osserva nella narcosi (sonno indotto farmacologicamente) e negli stati di come (perdita di coscienza per alterato funzionamento cerebrale). Si deve ammettere che, almeno in certe fasi del sonno, permangono anche le funzioni psichiche elevate. Di esse è espressione l’attività onirica (il sogno) che, indiscutibilmente, richiede una certa capacità di utilizzo delle facoltà cognitive (immaginazione, riflessione, apprendimento, logica, etc.).

Chi controlla il sonno?

L’alternarsi dello stato di veglia e di sonno è regolato da due sistemi cerebrali antagonisti: la stimolazione dei neuroni del sistema del sonno provoca l’addormentamento, mentre la stimolazione del sistema di veglia provoca una reazione di risveglio. Dall’inibizione attiva reciproca di questi due sistemi, siti nel tronco encefalico (il "sistema reticolare ascendente" del mesencefalo e del ponte di Varolio , attivante la veglia, e il sistema ipnogeno del bulbo cerebrale, inducente il sonno, oltre ad altri centri antagonisti, siti anche al di fuori del tronco), nasce il ciclo sonno-veglia.

Quindi anche per dormire, dobbiamo, in un certo qual modo, attivarci?

Tale concetto di produzione attiva del sonno sostituisce la teoria passiva, secondo cui il sonno non è altro che assenza di veglia, in seguito alla cessazione delle stimolazioni provenienti dalla periferia. Infatti, la depressione dell’attività del sistema reticolare ascendente, che mantiene la veglia attraverso l’incessante bombardamento di impulsi ricevuti dalla periferia e tramite le sue connessioni diffuse con la corteccia, è dovuta non solo all’attenuarsi di questo bombardamento, ma anche a un’inibizione attiva da parte del sistema del sonno. I neurotrasmettitori cerebrali giocano anch’essi un ruolo importante, essendo il sonno mediato prevalentemente dalla serotonina e la veglia soprattutto dalla noradrenalina. D’altra parte il sonno è largamente influenzato anche da fattori di ordine psichico: nella stragrande maggioranza dei casi l’insonnia o l’ipersonnia (la sonnolenza continua), origina da perturbazioni emotive.

Il sonno è sempre uguale, durante la notte?

È stato dimostrato con la tecnica elettroencefalografica che il sonno di una notte è costituito da una periodica successione di cicli, che si ripetono più volte. Ciascun ciclo comprende quattro fasi di sonno sincronizzato, con ritmo alfa o theta o delta. Oltre a queste fasi si ha una percentuale di sonno notturno desincronizzato, o REM (che significa Rapid Eye Movements, cioé movimenti oculari rapidi), in cui si verifica l’attività onirica (ovverosia il sogno). Sono stati condotti degli esperimenti in alcune "cliniche del sonno" durante i quali degli individui sono stati privati della possibilità di dormire. Si è osservato che dopo due giorni la capacità di resistere dell’individuo migliora per una sorta di adattamento anche se, comunque, si determina un globale scadimento delle funzioni psiconeurologiche e si hanno attacchi sempre più frequenti di sonno leggero; dopo circa 100 ore di veglia continuata, si manifestano quadri di disturbo psichico simile a manifestazioni psicotiche acute, con deliri, allucinazioni, confusione mentale e perdita del contatto con la realtà. I tipi di sonno più importanti, relativamente alla funzione ristoratrice, sono lo stadio quarto (la fase del sonno più profondo, propria del primo terzo della notte), e lo stadio REM

Quali sono le varie fasi del sonno?

Durante la notte si verificano diversi cicli del sonno della durata variabile in funzione della persona e del suo stato d’animo (per lo più, comunque, da 60 a 100 minuti ciascuno) caratterizzati dal passaggio attraverso vari stadi del sonno e la fase REM.

  • stadio 1

L’attività celebrale rallenta e le onde alfa dell’elettroencefalogramma, che sono tipiche dello stato di veglia in rilassamento ad occhi chiusi, vengono sostituite da ondulazioni abbastanza regolari.

  • stadio 2 - "SONNO LEGGERO"

In questo stadio prevalgono le onde con brevi esplosioni di attività celebrale, "fusi del sonno".

  • stadio 3 - "SONNO PROFONDO"

Le onde cerebrali diventano lente e grandi. E’ il primo sonno vero e dura circa la metà del tempo totale del sonno.

  • stadio 4 - "SONNO PROFONDO EFFETTIVO"

E’ quello del sonno più profondo, quando il nostro organismo si "rigenera". Le onde corrispondenti all’attività cerebrale di questo momento sono piuttosto lente.

Stadio 5 (Sonno paradosso così definito perché le onde elettriche sono più "attive" dell’effettivo rilassamento muscolare)- FASE REM

Le onde cerebrali sono dei tracciati grafici che evidenziano l’attività elettrica del cervello ottenute tramite la registrazione dell’elettroencefalogramma.

A seconda della frequenza, si dividono in:

  1. Onde Alfa: sono caratterizzate da una frequenza che va dagli 8 ai 12 Hertz, sono tipiche della veglia ad occhi chiusi e degli istanti precedenti l’addormentamento. Una delle caratteristiche delle onde alfa è la loro configurazione regolare e sincronizzata.
  2. Onde Beta: vanno dai 13 ai 30 Hertz, si registrano in un soggetto cosciente.
  3. Onde Delta: sono caratterizzate da una frequenza che va da 0,5 a 4 Hertz. Sono le onde che caratterizzano gli stadi di sonno profondo.
  4. Onde Theta: vanno dai 4 ai 7 Hertz, caratterizzano gli stadi 1 e 2 del sonno Non Rem.

Se avessimo le ali per fuggire la memoria, molti volerebbero. Abituati a esseri più lenti, gli uccelli, con sgomento, scruterebbero la folla di persone in fuga dalla mente dell’uomo (Emily Dickinson - Se avessimo le ali)


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Dr. Giorgio Marchese (medico psicoterapeuta) - Docente di Fisiologia Psicologia c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico (Roma - Rimini Bari)- 10 Marzo 2009

 

Si ringraziano Maria Mazzuca, Adelina Gentile e Christian Coppolino per la collaborazione offerta nella stesura del dattiloscritto

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