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Il tono dell’umore.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

21 gennaio 2009






...una mano da accogliere, un affetto da riprovare.


 

Pensieri degli anni difficili - 98

Rimango bloccata e perplessa davanti all’evidenza dei comportamenti! Mi illudo di poter regolare a mio piacimento i toni e gli umori e mi ritrovo inevitabilmente con un gran mal di testa.

È assurdo pensare che si possano percorrere delle strade a senso unico ma in contromano, senza ritrovarsi di fronte un’altra vettura che invece sta inseguendo la giusta via ed essere convinti di farla franca.

È proprio vero che i conti alla fine della giornata si fanno sempre e solo con se stessi. Alla nascita, oltre al pacchetto energetico...ci viene consegnata in eredità una grossa responsabilità: ossia quella di essere rispettosi soprattutto ed in primo con la propria persona.

Sorrido, ma dentro gli occhi. Con cura cerco di nascondere, sistemo il mio pensiero su quello che gratifica e nello stesso tempo mi distrae, ma nello specchio dell’anima tutto si riflette e nulla sfugge. Immagino il momento e lo pregusto, lo arricchisco di mille particolari e dettagli e mi nutro di fantasia che per un istante sfiora la realtà.

Cambio umore!

Cerco e incontro l’orizzonte come meta da raggiungere. Sulle ali che mi innalzano, trasportando i pensieri sulla leggerezza che non vuole comprensioni, mi ritrovo ad ammirare il nero e minaccioso, che lascia però spazio alle striature di azzurro. Si confondono i colori fra mare e cielo. Non è necessario provare a trovare il confine, è altrettanto importante sentirli l’uno dentro l’altro.

Il tono dell’umore. Mille i fattori, uguale il numero di variabili che lo generano e condizionano, dal sorgere del sole o anche prima, nel buio della notte che accompagna i sogni e fino all’aurora. E poi, quando in piedi ti ritrovi a dover riaffrontare, qualsiasi cosa possa turbare o interferire si fa viva e si sente.

Accosto lentamente, senza violenze nelle manovre. Stanca dentro l’anima. Riproduco situazioni della realtà della vita all’interno di una dimensione da cui non riesco a staccarmi e, pur sapendo che è solo questa la strada, ne soffro di un dolore che non si descrive.

I giorni della vita si ripropongono a volte inalterati, insieme alle difficoltà, ai momenti di debolezze che si infiltrano in ogni angolo del corpo e dipingono sul volto un’espressione che dice di sé senza bisogno di nessun occhio attento.

Vorrei nascondere senza dover spiegare...

Una sensazione di grande fastidio mi riporta alla realtà. Non tollero e mi arrabbio quando avverto la variazione provocata da una reazione che nasce senza chiedere, e che, una volta scatenata, fornisce il substrato per la parte successiva. Il sistema si sfasa e avviene una conversione di energia, difficile da gestire nella maniera corretta. Non è il caos, il disordine che regna e che confonde, ma è proprio una trama di dolore che si esprime nella disperazione del momento.

Provo ad immaginare quello di cui si ha più bisogno in questo istante. Beh, forse non è una ricerca lucida e razionale ad uno stato dell’animo per nulla difficile da collocare. E mi viene solo in mente un bisogno, il più naturale e terreno che vive da sempre con l’essere umano...

La dimensione emotiva si posa all’interno di una tempesta.

Con garbo, ma senza poter rinunciare alla crudeltà della verità, vengo accompagnata e lasciata su una strada poco illuminata, la stessa che qualche tempo fa ho percorso troppo di fretta, senza scansare le buche, con l’unico obiettivo di raggiungere un traguardo non guardando intorno.

Ritornano ai miei occhi le "lacrime mute e senza pretese"...

Mi ritrovo su di una scala da esplorare, senza aver idea di quello che ci sarà in cima. Potrebbe essere un raggio nuovo di sole che illumina, un pensiero che ha solo bisogno di essere rinvigorito, una mano da accogliere, un affetto da riprovare.

 

Fernanda

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