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La punta dell’iceberg.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

6 giugno 2008






Ascolto, cercando comprensione fra le parole.


 

Pensieri degli anni difficili - 79

Mi arrampico su, sforzandomi di trasmettere senza dover per questo pagare un prezzo, per un qualcosa che non richiede desiderio. Smontato nei frammenti che hanno ormai perso i contorni, rendendo impossibile qualsiasi forma di componimento.

La capacità di vedere oltre molto spesso trasforma le cose, può ingabbiare ogni sentimento lasciando ai sensi il compito arduo del rinnovamento. I problemi sorgono quando non sei più disposto a tollerare, poco disponibile a qualsiasi dialogo e per nulla tendente alla conciliazione. In realtà è una lotta con se stessi dove poco o nulla c’entra il prossimo o chi per lui. E così ci si trova a scivolare facilmente nelle parole, quelle che si sentono e pugnalano, oppure quelle trasmesse con gli sguardi dell’anima, molto più pungenti e incisive nell’arrivare là dove normalmente si è portati a sorvolare.

Mi abbandono in una dimensione a me nuova, fatta di silenzi che imbarazzano e occhi che si cercano. Penetro nella profondità che difficilmente concede e cerco di stabilire un limite. La poesia si infiltra negli angoli e nei percorsi a traiettorie rettilinee, conduco pensando di lasciarmi guidare dolcemente e senza nemmeno accorgermene mi ritrovo a contemplare un paesaggio che ricorda le onde frastagliate dalla vitalità dei miei desideri più nascosti. Come sempre il sole del tramonto illumina il pensiero, la luce si espande soffusamente e dona serenità.

Ma sarà poi vero che la comunicazione con se stessi è così difficile?

Penso che spesso siamo traditi dalle nostre stesse difficoltà che si interpongono all’interno delle più remote reticenze, quelle che ci portiamo sulle spalle, accumulate dai conflitti irrisolti a volte solo perché andavamo troppo di fretta. Si è sempre troppo presi da..., e così vivendo si perde il gusto del dialogo quello autentico.

Rimango ad osservare con ammirazione e meraviglia coloro che hanno stabilito un melodioso rapporto temporale, i movimenti, i gesti delle mani, le riflessioni accompagnate dagli occhi che decidono di posarsi su quello che può donare il senso della familiarità e tranquillità. E penso di esserne ancora molto lontana. Mi accompagna la velocità in ogni azione di pensiero, ingoio velocemente la mia strada e percorro le curve come se volessi raddrizzarne la traiettoria. È vero, la scioltezza della guida si esprime al massimo della spontaneità fra gli spigoli e i gomiti di questo percorso che lentamente si consuma.

Alcune mattine mi tiro su assaporando il trascorso del passato che ha segnato i momenti più tersi e nitidi della mia vita. Mi emoziono raggomitolandomi sul calore dell’origine, ricordando lo sguardo carico di dolcezza da donare, pieno di parole da comunicare e finalmente ora ne apprezzo, respirando a pieni polmoni, quello che è rimasto. È tanto! Sorridendo, con una punta di malinconia, lo tengo stretto a me, e so di essere stata fortunata, di aver avuto...

Lasciarsi trascinare dalla percezione di quello che si avverte, fortemente, come un qualcosa che sembra messo apposta là per alimentare la tua confusione, oppure propendere dall’altra parte e seguire la via della razionalità che, a volte risulta essere rigida e lontana dall’applicazione della naturale logicità che spesso accompagna le fantasie. Da disegnare e vivere, alimentando la sinuosità delle curve che ancora una volta descrivono un percorso altrimenti dritto e senza possibilità di cambiare lo sfondo del paesaggio che ti si pone davanti.

E quando ci si ferma un istante a pensare a quanto sentimento ha pervaso il legame più assoluto, allora si comprende che la profondità era ben altra, sotto ciò che si lascia intravedere c’è sempre altrettanto, se non di più. E, quasi sempre, di meglio.

Si è portati quindi a fare una scelta, decidendo se questo tesoro, ancorato alle tue gambe, trattenendole come zavorre ma non per questo interponendosi completamente allo sbocciare delle emozioni e sensazioni, sia giusto condividerlo e offrirlo, oppure lasciare intravedere solo...

Un sospiro. Perdo per un attimo il respiro e non riesco a contenere. È molto più denso e carico di significato di un qualsiasi ragionamento o parola tirata dal di dentro, sfruttando l’essenza dei sensi, lasciandosi andare alla limpidezza che apre, illuminando nell’intimità.

 

Fernanda

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