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Imprevisti.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

8 maggio 2008






Era da immaginarlo!


 

Pensieri degli anni difficili - 77

Lo abbiamo voluto con tutto il desiderio possibile e oggi eccolo lì che brilla, proiettando la sua immagine su quanti sanno vedere. O meglio su quanti si sforzano e cercano di imparare a leggere fra le righe e le pagine di questo tumulto che è la vita.

Quello che non si prevede fa sempre un po’ paura, la paura dell’ignoto, ciò che non si controlla e che può sfuggire ai programmi, ai desideri, qualsiasi cosa si stia perseguendo.

Non riesco però a capire fino in fondo!

Raggiungo un qualcosa che ho sognato per gran parte del mio tempo, lo agguanto, lo tengo stretto, magari lo curo arricchendolo di ogni particolare e con ogni cosa o sentimento possa renderlo più simile a me, alla mia persona e poi all’improvviso, quando le situazioni si fanno solo leggermente un po’ più complicate, lo lascio andare.

Cerco di riflettere sulle cose alle quali tengo di più e con molta sincerità ripercorro tutto il percorso che ho inseguito per averle fatte mie. Ma qui un primo dubbio arrovella la mente. Cosa significa veramente possedere un qualcosa?

Questa mattina mi tiro su con un po’ di confusione, non riesco a trovare il capo della matassa, ma sento che ho qualcosa da scrivere e comunicare. Un momento di libertà nella fresca aria resa più leggera da una pioggia purificatrice mi aiuterà a fare ordine, dentro e fuori. Ci penserò più tardi.

Sprofondo in un sonno contraddittorio, leggero ma nello stesso tempo pieno di immagini pesanti che si affacciano alla finestra dei miei pensieri, quelli che prendono vita nella parte più profonda e attraverso una rampicata piena di colpi di scena trovano la luce.

Sono carica di voglia di fare e realizzare, ma a volte questa energia viene ad essere intrappolata come in un ingorgo, le informazioni giungono così rapidamente che si affrontano nel percorso, dopo aver viaggiato alla velocità della luce e là dove c’è uno sbocco che consente un po’ d’aria si scontrano, provocando un gran caos.

In questo caso sarebbe opportuno considerare una tisana rilassante che possa distendere gli assoni e i dendriti, dare una regolata alle connessioni guidate dalla plasticità delle spine sinaptiche riportando l’attività elettrica cerebrale ad un livello basale e nella norma. Fosse così facile!

Un momento, un solo momento di riflessione pacata e mi rimetto a correre. Non posso frenare in alcun modo il pensiero, il dubbio si fa strada stimolato dall’imprevisto che, frapponendosi fra me e la mia anima, ha suscitato la domanda.

Non so perché ma ho la sensazione che l’essere umano riesca poco a tollerare l’imprevisto forse perché portato a collegarlo ad un incidente di percorso, un qualcosa che piombando senza annunciarsi nella realizzazione di uno o più obiettivi si interpone nella corsa obbligando a rallentare, magari cedendo il passo a qualcos’altro che in questo stesso istante non si era pronti ad accogliere.

Mi piacerebbe essere libera di camminare senza dover pensare al passo successivo, come impostare l’andatura, dove poggiare lo sguardo, chiacchierando nella freschezza della serata più attesa, preludio ad una primavera che resiste ad arrivare.

Ma ciò vuol dire anche dover considerare l’improvviso!

L’imprevisto dal canto suo può suscitare lo stupore, giunge piombando senza essere atteso, arriva senza squilli né suoni di trombe e non si annuncia, irrompe senza chiedere e alla fine un po’ turba. Così descritto viene facile accostarlo ad una piacevole sorpresa, anche se la differenza non è proprio sottile, semmai netta e marcata.

E come al solito dipende sempre dal punto di vista, da dove ci si sistema ad osservare l’andamento dello svolgersi, del fluire degli eventi, da come si è preparati ad accettare.

Chissà perché sfugge il calore delle mani nel momento dei saluti, quando si è forse troppo presi ad incrociare e trattenersi nello sguardo. Così facendo si perde intensità che, vissuta interamente, si trova a sopraggiungere nell’attimo successivo. Mi capita di pensarci quando ormai è troppo tardi, dopo molto tempo, nei giorni successivi.

Mi soffermo ad accarezzare con il senso che più trasmette e dona pace, accolgo l’attimo non atteso a braccia aperte e immaginandolo nella sua massima espressione di concessione lo trattengo e cerco di offrirlo.

 

Fernanda

 

 

 

 

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