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Ma il gioco del calcio Ŕ da considerare, ancora, una disciplina sportiva ?
di Giuseppe Chiaia  ( peppinochiaia@libero.it )

16 novembre 2007

Giorni fa ho avuto il piacere di leggere un brillante e vibrante articolo del direttore di questo Web magazine - dott. Giorgio Marchese - nomato "fino all'ultima curva" sulla Ferrari che riconquista, ancora una volta, il titolo di Campione del Mondo, sia per merito della macchina e sia per merito del pilota; un titolo, questo, ancora più esaltante perchè raggiunto, quasi, all'ultima curva. Ed è stato bello e commovente l'esultanza di tutti i meccanici - guidati dal saggio direttore sportivo Jean Todt, persona che, a vederlo, pare abbia un grande dominio sui proprì impulsi ormonali, e che riesce a mostrare la propria soddisfazione solo con un lieve e dolcissimo sorriso - che sventolavano il vessillo della casa di Maranello ed intonavano, a squarciagola, l'inno di Mameli. Caro dott. Marchese, è proprio vero che l'uomo si misura con la determinazione razionale che prescinde dalla spavalderia, e dove il coraggio si sposa con la scienza e la tecnica. C'è, però, un'altra lezione che ricaviamo dall'articolo del dott. Marchese, e che mi ha fatto meglio percepire - attraverso un avvenimento sportivo - l'intuizione fichtiana dell'idealismo soggettivo. Proprio "quell'ultima curva" se è il coronamento finale di un'impresa, diventa, poi, la condizione morale che non pone limiti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


...alla conoscenza ed alla scienza. L’ "IO" fichtiano, allorchè si pone come "NON IO", non si struttura in un dualismo antitetico, né come coscienza metafisica, ma diventa condizione del sapere e,quindi, momento intuitivo dell’intelletto. Ecco perché Raikkonen, approssimandosi al traguardo, non lo considera il termine ultimo di una gara automobilistica, ma lo fa diventare la coscienza di un superamento della propria abilità, mettendo alla prova se stesso con la realtà. D’altra parte, non dobbiamo aspettare Fichte per scoprire la potenzialità del nostro "IO"; ci provarono gli Argonauti, e l’Ulisse dantesco e tutti i grandi navigatori, da Colombo in poi; e la corsa ancora continua con gli epigoni di Ulisse, a partire dai cosmonauti Armstrong,Collins e Aldrhin. Ma quanta animalità e violenza caratterizza le nostre domeniche calcistiche!!! Qualche giorno fa, per una tragica fatalità, un colpo di pistola ha troncato la giovane vita di un tifoso laziale, in una fredda e brumosa piazzola di un autogrill; e si è scatenata la piazza; e la violenza ha annullato ogni razionalità dell’ IO; un demone incontrollato si è impadronito di quanti vivono la loro vita nell’eccitazione degli spalti;di quanti hanno innalzato questo ormai "pseudo sport" ad idolo e Moloch delle loro coscienze; di quanti il cui sapere si atrofizza negli schemi di una partita, e per i quali ogni domenica può rappresentare - questo sì ! - l’ultima curva.

Giuseppe Chiaia (preside)

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