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Le frustrazioni - I°
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

15 gennaio 2002





Cos'è una frustrazione? Quanti tipi ne esistono? Sono sempre dannose o possono rivelarsi utili per maturare? Sono queste le domande a cui abbiamo cercato di dare risposta nel primo articolo dedicato ai fastidi che più comunemente affliggono l'essere umano.


Le Frustrazioni

Possono essere definite frustrazioni, le situazioni di disagio psichico in seguito al mancato soddisfacimento di un bisogno. Ciò che determina tale stato di sofferenza o fastidio (psichico, fisico, psicofisico) si produce quando un ostacolo si frappone al raggiungimento di uno scopo (appagamento di un bisogno o di un desiderio).

Quanto affermato, è significativo per capire che le frustrazioni possono essere affrontate e risolte, modificando il sistema di risposta nei confronti delle difficoltà che il mondo esterno procura.

La difficoltà principale che si incontra nella metabolizzazione di una frustrazione, consiste nel rifiuto del fastidio prodotto dalla frustrazione medesima.

Questa realtà si determina perché ogni essere umano, durante l’esperienza intrauterina, riesce ad appagare facilmente i propri bisogni sviluppando prevalentemente il concetto di piacere: da ciò si comprende il rifiuto verso ciò che fa soffrire.

Esistono due tipi di frustrazioni:

  • POSITIVE
  • NEGATIVE

Si definisce frustrazione positiva:

  1. qualunque difficoltà da cui si è capaci di estrapolare insegnamenti di vita
  2. qualunque ostacolo che altri ci procurano fornendoci, però, una serie di spiegazioni (insegnamenti "pratici" che aiutano a crescere).

Questo tipo di frustrazione, induce a maturare ed a vincere la pigrizia

Rientra nelle frustrazioni negative, qualunque sofferenza risultante da un ostacolo che si frappone tra la necessità di appagare un bisogno (o un desiderio) e ciò che serve per raggiungere tale obiettivo; tale condizione determina una situazione di squilibrio che, per essere risolta, richiede la necessità di un assorbimento (accettare l’idea di dovere affrontare la difficoltà) e di una metabolizzazione (risolvere la situazione) della frustrazione medesima.

Le frustrazioni negative, vengono distinte in:

  • PRIMARIE - quando manca l’oggetto necessario a soddisfare il bisogno; ad esempio, non riuscire a soddisfare la sete per mancanza di acqua in zone desertiche à sono frustrazioni che lasciano un segno indelebile nella mente dell’essere umano: ad esempio, chi ha patito la fame, in tempo di guerra, prova un bisogno quasi irrefrenabile di accaparrarsi scorte alimentari anche in tempi in cui tale necessità risulta essere irrazionale.
  • SECONDARIE - quando è possibile affrontare e risolvere la sofferenza prodotta da ostacoli e difficoltà.

A sua volta, l’ostacolo può essere:

  • INTERNO (all’essere umano) o ESTERNO (riguardante l’ambiente che interagisce con l’essere umano);
  • ATTIVO (se, per la risoluzione del problema, si prevede il coinvolgimento della volontà del soggetto i questione) o PASSIVO (se la difficoltà non può essere superata con La semplice attivazione della volontà).

Di conseguenza, le frustrazioni negative secondarie, potranno essere:

  • ATTIVE INTERNE
  • ATTIVE ESTERNE
  • PASSIVE INTERNE
  • PASSIVE ESTERNE

 

A seconda del tipo di frustrazione, si dovrà elaborare una strategia differente per riuscire a superare la sofferenza prodotta.

 

Come si fa?

CONTINUA....

Dr. Giorgio Marchese

Medico Psicoterapeuta

 

 

 

 

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