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Quando si vorrebbe dare quello che non si può!
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

13 luglio 2007






...lasciando intravedere solo quello che si vuole.


 

Pensieri degli anni difficili - 40

Mi sorprendo delle coincidenze che si accavallano nelle giornate normali e senza nessuna prospettiva, forse un po’ piatte, alimentate dalla routine e dalla quotidianità.

La mia attenzione sempre più spesso viene catturata dalle situazioni che si creano nei posti ventilati dalla fresca aria delle serate estive. Ed in questo momento ripenso ad un istante...di solo poche ore fa, fra una chiacchiera veloce e per alleggerire i pensieri, peraltro belli, ma che richiedono l’uso della mente. Il mio sguardo si allontana per un debole minuto e nell’azzurro del cielo senza luce spicca il primo a sorgere e l’ultimo a tramontare. Mi distraggo ma non dalla sintonia...che si è creata, è solo un momento per incorniciare e tenere stretto nei ricordi che costruiscono le emozioni.

Belle le giornate che passano serenamente senza necessità delle parole. Una occhiata fra di noi, ogni tanto così per avere la certezza che nessuno ne abbia bisogno e poi immediatamente a ritrovarsi con se stessi ma insieme agli altri. È forse un modo che escogitiamo quando abbiamo il desiderio di non sentirci soli ma prevale la voglia di rimanere nel nostro silenzio. E intanto un cielo stampato di rosso in una tonalità di sfumature che cresce dall’alto verso il basso chiude il cerchio dei pensieri densi di sensazioni che hanno respirato.

Ritrovo la serenità solo all’imbrunire delle solite giornate di festa, quelle che sembrano ideate per portarti alla memoria quella spina di dolore, pungente e da rimanere incastrata nel punto del corpo molto vicino all’anima. Guardare attraverso gli occhi e negli occhi fino a penetrare in quella zona che racchiude i segreti, protetta da un limite invalicabile. Quello della riservatezza dei propri desideri che difficilmente si lasciano trasparire agli altri, forse per paura o solo perché così la vita ci ha iniziati.

È andata così, non so se esiste un tracciato prestabilito per ognuno di noi, non so se sia possibile tornare a scrivere fra le righe che ricalcano gli entusiasmi e ritrovarsi senza più nessun sentimento di rancore, quello che brucia nella gola e toglie ogni colore alle possibilità di perdono.

Non so se a tutti è consentito scegliere. La via più semplice senza le domande del tormento oppure quella che prepotentemente investe ogni angolo del tuo cervello e che scrolla dal torpore che rischia di succhiare energia, annientando ogni condizione di vitalità.

Ancora una volta fra le sicurezze e la penombra di una atmosfera che solo mi appartiene ritrovo a gustare il piacere della pace. Ripeto dentro me stessa, ma a voce alta, che la paura non ha più ragion di esistere se l’entusiasmo agisce da carburante al progredire dell’esistenza e...ogni tanto lasciarsi andare senza dover per forza dimostrare può servire a ripartire, magari con una marcia in più, un po’ più di un minuto prima.

Mi emoziono lanciando il pensiero, pur avendo necessità di essere spronato, fra le onde dell’aria e dell’acqua, aspettare che raggiunga il suo traguardo e rimanere nella dolce attesa del momento successivo. Non ha importanza a questo punto quello che non si può, importante è volerlo, è un sentimento fra i più nobili che alla lunga verrà ricompensato.

Vorrei aumentare la mia conoscenza, arricchire la curiosità. Gli spunti, da dove nascono? Cosa scatta nella mente quando la mano cerca la parola per distenderla, darle forma e significato. Rimango spiazzata senza parole e molto imbarazzata quando si cerca la spiegazione a poche righe buttate lì di getto, forse senza fantasticarci troppo, ma date solo con l’onestà delle mie sensazioni, senza falsarle, di sicuro un po’ contorte, ma vere.

La musica inonda le certezze che cerco di costruire intorno e rinvigorisce l’attimo successivo. L’inquieto stato d’animo, accecante per la confusione che ha albergato senza porgerti una degna spiegazione batte le sue ultime note che vanno gradualmente a sfinire. Rimane un po’ di amaro un bocca, una lacrima ingoiata che come sempre si ritrae in difesa..., il cuore gonfio quasi a scoppiare. È tanto ciò che non si può, è troppo poco quello che si può avere. Mi concentro sul respiro, il silenzio della notte amplifica il battito quasi a creare un disturbo.

....lasciar intravedere solo quello che si vuole, ma l’interno è profondamente diverso. Vivere i tumulti dell’animo in continua agitazione tra il desiderio della conoscenza e il controllo della mente. Anzi con la mente che controlla...

 

Fernanda

 

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