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Il vero nemico è l’assenza di gravità
di Redazione La Strada  ( info@lastradaweb.it )

20 gennaio 2002

Da un'intervista a Ronald J. White, direttore del National Space Usa, si analizzano (attraverso il ripercorrere l'impresa che l'ultrasettantenne John Glenn ha compiuto a bordo del Discovery, qualche anno fa) i danni che l'organismo umano subirebbe a causa dell'assenza di gravità.

La missione del Discovery si è conclusa senza grandi intoppi, ma soprattutto le condizioni di salute del settantasettenne John Glenn - che tante polemiche hanno suscitato alla vigilia del lancio - sono risultate migliori del previsto. Il perché di tanta preoccupazione è semplice: il volo spaziale provoca nell’organismo umano alterazioni fisiologiche che possono condurre a conseguenze anche gravi:

  • indebolimento della muscolatura;
  • osteoporosi (occasionalmente);
  • anemia (occasionalmente).

"Già nel 1951, più di 10 anni prima del volo pionieristico di Jurij Gagarin, Heinz Haber della US Air Force School of Aviation Medicine anticipava molti degli effetti del volo spaziale e, in particolare, dell’assenza di gravità sulla salute umana. Perché è proprio la mancanza di questa forza la causa principale dei disagi".

A spiegarci le conseguenze dell’assenza di gravità sull’organismo è Ronald J. White, direttore associato del National Space Biomedical Research Institute e specialista di biomedicina dello spazio, nonché autore dell’articolo "Vivere in assenza di gravità", pubblicato su "Le Scienze" di novembre.

"Inconsciamente, il nostro fisico ha evoluto un numero enorme di reazioni automatiche per fronteggiare lo stress costante di vivere in un mondo in cui siamo attratti verso il basso. Solo quando la forza di gravità che agisce sull’organismo aumenta o diminuisce riusciamo a percepirla consciamente; altrimenti la nostra percezione è indiretta".

Insomma, ci accorgiamo della gravità quando cambia o, come nel caso degli astronauti, quando non c’è. Ma quali sono i meccanismi che provocano il riadattamento dell’organismo in assenza di gravità?

  1. In quelle condizioni, gli arti non hanno più peso, e perciò i muscoli non sono costretti a contrarsi e rilassarsi nel modo usuale per mantenere la postura e produrre i movimenti.
  2. I recettori del tatto e della pressione situati nei piedi e nelle caviglie non indicano più la direzione verso il basso.

Questa assenza di stimoli sensoriali finisce per disorientare il cervello, e l’alterazione dei segnali provoca, in oltre metà di coloro che compiono un volo spaziale, sintomi come:

  • dolori al capo;
  • difficoltà di concentrazione;
  • perdita dell’appetito;
  • nausea e mal di stomaco.

Ma di solito questi disturbi non perdurano al di là dei primi tre giorni circa passati in assenza di gravità.

Tra gli effetti secondari si contano anche fenomeni bizzarri, come:

  • l’irrigidimento delle vene del collo;
  • una congestione delle cavità nasali che provoca sintomi molto simili al raffreddore;
  • un’alterazione del gusto e dell’olfatto che permette di sentire solo il sapore di alimenti speziati.

Ma, al di là di questi disturbi "folcloristici", le conseguenze dell’assenza di gravità possono essere ben più gravi:

"Lo spostamento dei liquidi organici dovuto alla variazione di pressione - continua White - dà inizio a una cascata di processi, a livello renale, ormonale e meccanico, che regolano i livelli di fluido e di elettroliti.

  • la velocità di filtrazione dei reni aumenta quasi del 20 per cento e rimane a questo livello per la prima settimana trascorsa nello spazio.
  • Si determina, inoltre, una particolare forma di anemia: la riduzione del plasma e il decremento dello spazio vascolare portano a una concentrazione dei globuli rossi a cui l’organismo reagisce bloccando la produzione di nuovi eritrociti e distruggendo quelli appena sintetizzati".

Una terza serie di effetti causati dall’assenza di gravità riguarda i muscoli e le ossa. Coloro che trascorrono nello spazio periodi di tempo anche brevi perdono massa in entrambi i tessuti. è un fenomeno preoccupante?

"In condizioni di microgravità, dato che la colonna vertebrale non è più compressa, la statura aumenta di circa 5 centimetri. Polmoni, cuore e altri organi toracici non hanno peso, e di conseguenza il costato e il torace si rilassano e si espandono. Così pure, scompare il peso di fegato, milza, reni, stomaco e intestino".

Nessuna di queste alterazioni pone problemi agli astronauti fino a che si limitano a lavori leggeri. Si stanno però effettuando intense ricerche sperimentali per impedire l’atrofia dei muscoli e salvaguardare l’integrità muscolare in vista del ritorno a Terra.

Quando poi gli astronauti tornano in un ambiente a gravità normale, avvengono alterazioni complementari a quelle verificatesi durante il volo. Fortunatamente, la maggior parte dei sistemi dell’organismo ritorna alla normalità entro pochi giorni o settimane dall’atterraggio.

E John Glenn? Molte alterazioni funzionali dell’età avanzata sembrano corrispondere a cambiamenti provocati dai voli spaziali. La perdita di tessuto osseo nello spazio è analoga all’osteoporosi legata all’età; immunodeficienza, cattiva qualità del sonno e perdita di coordinazione motoria affliggono sia gli astronauti sia gli anziani.

Sebbene il parallelismo dei sintomi non implichi quello delle cause, i dati sono così eloquenti che dal 1989 la NASA e il National Institute on Aging hanno iniziato una collaborazione di ricerca. Il volo del senatore John Glenn, potrà contribuire a chiarire ulteriormente i meccanismi che alterano le funzioni biologiche in assenza di gravità.

(a cura di "LE SCIENZE")

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