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Il diritto di petizione al Parlamento Europeo
di Nunzia Barzan  

18 dicembre 2001

Ogni cittadino dell'Unione Europea (anche non comunitario ma pur residente in uno Stato membro ovvero una persona giuridica o associazione avente qui la propria sede) può presentare al Parlamento Europeo per iscritto una istanza o un reclamo, esercitando così il proprio diritto di petizione.

IL DIRITTO DI PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO

Non vengono prese in considerazione le semplici domande di informazioni e l’oggetto deve comunque rientrare nei settori di attività dell’Unione Europea: -libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali; -non discriminazione sulla base della cittadinanza; -parità di trattamento tra uomini e donne; -protezione dell’ambiente; -armonizzazione fiscale.

Ciò che conta è che la petizione sia presentata in forma scritta e rispettando le seguenti condizioni:

  1. Menzionare nome cognome cittadinanza professione e domicilio dell’autore; in caso di petizione collettiva, devono essere chiaramente indicati il nominativo e la cittadinanza la professione e il domicilio dell’autore o almeno del primo firmatario
  2. Essere scritta in maniera chiara e leggibile
  3. Essere firmata
  4. Può, inoltre, essere redatta in una qualsiasi lingua dell’Unione Europea.

QUALE SEGUITO VIENE DATO AD UNA PETIZIONE?

Il Presidente del Parlamento trasmette la domanda alla commissione delle petizioni che la dichiara ricevibile sottoponendola all’esame del merito, se valuta affermativamente che l’oggetto rientra nell’ambito della sua attività.

In ogni caso non essendo un organo giudiziario, il Parlamento Europeo non può pronunciare sentenza né annullare decisioni giudiziarie degli Stati membri. Può tuttavia suggerire all’autore di rivolgersi ad un altro Organismo Europeo non Comunitario come, ad esempio, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo con sede a Strasburgo od organismi nazionali quali i difensori civici nazionali o le commissioni responsabili in seno alle petizioni.

Grazie alle petizioni, il diritto alle pensioni ed agli assegni familiari è stato riconosciuto ai lavoratori emigrati in ogni Stato membro e taluni Stati sono stati indotti a modificare la loro legislazione per renderla conforme al diritto comunitario.

Sosteniamo, pertanto, anche noi questo diritto, facendo sentire la nostra voce su particolari questioni sociali, che riguardino i lavoratori migranti, i problemi ambientali, la libertà di circolazione, il riconoscimento dei Titoli di Studio ecc ecc........

 

NUNZIA BARZAN

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