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Pax Vobis.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

18 aprile 2005






Riflessioni sul Papa, la religione e le leggi di Natura.


 

COLLOQUI “RISERVATI” - 46

 

Caro Dottore, vorrei chiederle qualche spiegazione sulle reazioni della gente di fronte alla morte del Papa. Premessa l’importanza del difficile ruolo di un uomo che è stato, allo stesso tempo, sovrano della Città del Vaticano e capo della Chiesa Cattolica, per un lungo periodo di tempo, caratterizzato da notevoli cambiamenti a livello mondiale, come si spiega la forte partecipazione della gente di fronte alla sua morte? Cosa ha spinto molte persone a fare anche 24 ore di fila, pur di vedere il Papa? La fede?

La fede in qualcosa connota una credenza ferma e certa che si fonda su un interiore convincimento senza bisogno di prove di fatto. È, in sostanza, l’insieme delle verità, dei princìpi e dei valori nei quali si crede e sui quali si fonda la propria vita.

Quando qualcuno incarna l’ideale di fede diviene un autentico simulacro su cui proiettare ansie, angosce, paure, insicurezze, speranze...

...Certezze!

No, quelle no.

Perché?

Perché la certezza rappresenta la condizione di persuasione “ferma”, raggiunta con il ragionamento e l’esperienza, circa la verità di qualcosa.

E quindi?

Non si avrebbe bisogno di una guida spirituale da cui farsi “proteggere”, virtualmente parlando.

Ma anche la psicoterapia, in fondo, rispecchia certe “tendenze”!

Al contrario...

Cioè?

Durante un percorso di analisi personale, ci si confronta,  grazie all’aiuto del terapeuta, con le leggi di Natura, che sono tangibili, per crescere e migliorarsi in maniera autonoma. Nulla a che fare con il gregge di pecore che devono essere guidate dal buon pastore.

Comunque, per tornare alla sua domanda di partenza, possiamo concludere che molti elementi, oltre alla semplice fede, hanno indotto milioni di persone a spostarsi fisicamente per “rendere omaggio” ad un personaggio certamente fuori dal comune come Karol Woitila.

Quali, ad esempio?

Primo fra tutti, il legame affettivo che ha contraddistinto questo personaggio con tutti coloro i quali ha avuto a che fare, vicini e lontani. Per taluni aspetti, si è ricreata una situazione simile a quella che è riuscito a determinare papa Giovanni XXIII. Memorabile e toccante fu l’invito rivolto ai genitori di tutto il mondo: “Quando stasera tornerete a casa, fate una carezza ai vostri figli... dite loro che gliela manda il Papa”. È qualcosa che fa vibrare le corde migliori dell’animo.

Quali caratteristiche personali hanno determinato la stimabilità di questo Papa?

La disponibilità ad accettare chiunque, rispettandolo come essere umano, in tutta la sua dignità di appartenenza. Fra le sue esternazioni, quella che mi ha colpito particolarmente, la pronunciò quasi di sfuggita e non so quanti diedero ad essa il valore che esattamente merita: “Vi esorto a credere nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato!”   

Mi hanno particolarmente colpito le interviste a persone disperate, come se avessero perso una persona molto cara, trasmesse a mezzo televisione e le dichiarazioni di molti giovani che hanno affermato di “sentirsi soli”, “di aver perso tutto”, “di essere disorientati”, ed altro. Da cosa dipende tale coinvolgimento emotivo, nel primo caso, e tale sentimento di smarrimento, nel secondo?

Dall’attaccamento ad un modello di identificazione in grado di rappresentare un punto di riferimento per i momenti difficili.

Per tutti?

Per coloro i quali ne avvertono la necessità.

Lei ha mai pregato?

Nel passato.

E ora?

La preghiera si rivolge a Dio per glorificarlo e ottenerne protezione o aiuto. Io metto in atto le mie “orazioni” cercando di rispettare me stesso e di volermi bene, proponendomi di essere d’aiuto a chi me lo chiede. Non sempre ci riesco.

E’ possibile che la gente abbia visto nel Papa la persona in grado di risolvere i loro problemi?

“Il grido del disperato sale fino a Dio, ma non arriva alle orecchie dell’uomo” (Felicité-Robert de Lamennais). In questo caso, l’interfaccia è stata affettivamente e autorevolmente positiva.

Cosa ne pensa della religione?

“Le religioni sono come le lucciole: per splendere hanno bisogno delle tenebre”. (Arthur Schopenhauer)

Cosa vuol significare con questo aforisma? 

Che, come ho avuto già modo di dire, c’è differenza fra religione e religiosità.

Mi rinfresca la memoria?

La religione, rappresenta un insieme di regole codificate da un sistema ecclesiastico che ne verifica l’applicazione e commina eventuali penitenze, in nome e per conto di un essere superiore. La religiosità, invece, esprime quel sentimento che pervade qualunque essere umano, nel momento che ci si ferma a riflettere sulla immensità dell’Universo e ne si contempla la sua “grandiosità”.

Come mai esistono ancora religioni, come anche quella cattolica, basate sulla paura delle punizioni divine?

Come ho già spiegato in un articolo specifico, l’essere umano non nasce per soffrire ma confonde, sovente, l’incapacità conseguente al carente sviluppo della propria personalità con la fatalistica convinzione che, tutta l’esperienza terrena, debba essere costellata da una sequela di iatture e dispiaceri. In una pubblicazione scientifica del 1969, il biologo Delgado, dimostra che l’encefalo si è evoluto in maniera tale da consentire, per lo più, manifestazioni interiori gratificanti. Il problema nasce dall’ignoranza in cui ci dibattiamo, in relazione al senso da dare alla nostra esistenza.

Come valuta la scelta dei mezzi di comunicazione di massa
-  soprattutto la TV- di aver trasmesso, praticamente in diretta, tutte le vicende successive alla morte del Papa, che hanno caratterizzato le trasmissioni di quasi tutte le reti per una settimana? 

Oltre alla possibilità offerta agli utenti di vivere “in prima persona” un evento molto particolare, c’è stata, indubbiamente una rincorsa all’audience maggiore possibile.

È moralmente accettabile?

Giornalisticamente parlando, si è svolto un servizio pubblico, forse un po’ totalizzante, però. Dal punto di vista religioso, il discorso è diverso, perché certe manifestazioni si portano dietro un retroterra vagamente “pagano”.

Come ci salutiamo?

Con un aforisma, come al solito.

Bene.

Dio dorme nella pietra, sogna nel fiore, si desta nel vento e sa di essere vivo nell’essere umano” (Proverbio Asiatico).

 

G.M. - Medico Psicoterapeuta

 

Si ringrazia Erminia Acri per la formulazione delle domande

 

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