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Elezioni regionali e governance.
di Francesco Battaglia  

3 aprile 2005



Quali prospettive per gli elettori? Le riflessioni di un nostro affezionato lettore.


Si rinnova un tormentone per buona parte vuoto di prospettive per gli elettori,pieno di prospettive solo per gli eletti,che,per di più,possono in ogni caso affermare in caso di contestazioni sulla soddisfazione per il loro operato,senza grandi possibilità di smentita:abbiamo ricevuto mandato a governare o legiferare dagli elettori;volete le prove?andate a vedere le schede,dove sono segnati partiti,preferenze,liste,e possono portare a casa laute prebende ,auto deliberate naturalmente dalle Istituzioni di appartenenza.

Unico rimedio per sfuggire alle conseguenze ,anche le più nefaste ,(vedi crak dei conti pubblici dello Stato,che adesso si vuol allargare con l’aggiramento del patto di stabilità UE,che tutti i sudditi devono quotidianamente scontare ),per i cittadini-sudditi sarebbe non recarsi collettivamente a votare;non sarebbe bastevole,ma certamente un segno chiaro di rifiuto di delegare ad estranei,per lo più sconosciuti,quel che una persona avveduta non delegherebbe neppure ad un fratello:cioè delega in bianco e senza rendiconto non solo per la gestione ordinaria della Nazione,ma per la gestione,da considerarsi straordinaria ,dei diritti fondamentali individuali,come coinvolti,o stravolti, nel welfare,nel sistema penale,nel diritto del lavoro,familiare,ecc. dove dai tempi dello Stato dittatoriale o assoluto le regole piovono dall’alto e sono irrifiutabili, anche quando non condivise, o non condivisibili poiché dannose.

Invero il Costituente Repubblicano, all’indomani di eventi tragici che avrebbero dovuto dimostrare la necessità di uno spazio maggiormente congruo di decisione ed influenza per i singoli, almeno per non dover scontare errori altrui e per quanto riguarda i loro diritti di libertà individuale e di dignità (cioè rispetto assoluto di quello che ciascuno ha ed è ) non trovò di meglio che far continuare il sistema dittatoriale precedente, con l’unica differenza sostanziale di dargli una connotazione che molti commentatori hanno definito " da unione sovietica ". Invero , ai gerarchi si è sostituita la dittatura degli eletti, peraltro una pletora rispetto al passato (ogni anno nasce una o più nuova Provincia,e rispetto al ventennio,si è aggiunta la UE,la Nato,ecc.),che ancora una volta,a dispetto del lessico,non sono eletti nel senso di designati dal popolo,ma "eletti" nel senso di privilegiati,poichè nessuno dei cittadini li ha in sostanza scelti,se non organismi misteriosi ,i partiti ( arguire qualcosa di quel che si propongono di fare partendo dai loro statuti è impresa ardua,meglio dire disperata;si naviga tra gli equivoci e le enunciazioni alte ,ma indefinite nei limiti,a tal punto che la UE,per regolarli anche ai fini del finanziamento , è caduta a sua volta in normative genericistiche poco comprensibili anche esse:nella proposta della Commissione 19-2-03 ,di regolamento relativo allo status ed al finanziamento dei partiti politici europei (definito associazione di cittadini che perseguono fini politici,riconosciuta da almeno 1 Stato membro) ai fini del finanziamento a carico del bilancio comunitario ,si prevede che basti:1)partecipazione alle elezioni per il parlamento europeo,2)esistenza di organi responsabili della gestione finanziaria e politica,3)garanzia che lo statuto e le attività rispettino gli obiettivi di fondo della UE in materia di libertà,democrazia,diritti umani,libertà fondamentali,Stato di diritto,4)alta rappresentatività nella Comunità,5)pubblicazione statuti).

Dai partiti,che propongono ed appoggiano i candidati, sempre più vasta è la presa di distanza dei cittadini ,soprattutto perché nessuno,che si sappia,prevede nello statuto il rispetto del portafoglio e dei diritti individuali dei cittadini,al di la dei proclami,quindi, i programmi politici prevedono sottrazione sicura di danaro e diritti individuali,sacrificati senza prevedibile o garantito ritorno,nei fatti sempre più improbabile,specialmente in tempi di vacche magre, in termini di vantaggi per i singoli elettori-cittadini;inoltre i programmi prevedono cura senza garanzie dei beni materiali collettivi "condominiali"che,invece, dovrebbero essere l’unico obiettivo di gestione della vita pubblica-anzi,peggio,i beni comuni in tali statuti non vengono considerati di proprietà e disponibilità dei cittadini,ma lasciati nel vago,cioè alla mercè degli eletti di turno;vedi ad es.,le conseguenze:"sparizione" di aree di parcheggio o strade per vendita del territorio da parte degli Enti territoriali come fosse di proprietà degli amministratori invece che degli amministrati,il cd sacco del territorio,(Istituzioni coperte dalla Corte Costituzionale,altro Organo sul quale in nessuna maniera i cittadini possono influire,vedi ad es.,sent. 66-05 ,secondo la quale le strisce blu comunali non contrastano con l’art 16 Cost,)con successiva sovratassazione usando lo strumento delle sanzioni del
codice della strada,scaricando,dunque,sui cittadini la responsabilità ed il costo della perpetrata irresponsabile sparizione delle aree pubbliche che avrebbero dovuto essere destinate a servizio,vedi denuncia del SULMP di recente sui Media,Corriere mercantile 10-3-05 pag 7, "Il Comune ci obbliga a
fare multe-Papini ,Sulmp:è l’unico modo con cui riesce a fare cassa";autorizzazione per nuove edificazioni, con sottrazione ,e senza indennizzo,di panorami,aria,sole,ecc.).

Non solo,ma , ancora una volta partiti ed eletti non rendono conto a nessuno,nè ancora sono responsabili, ancora una volta prescindono da mandati,da controllo,ecc. Dei cittadini,ancora sudditi, persino invadendo i diritti individualiinalienabili dell’uomo. Zero rappresentatività (per delega in bianco,art 67)+ zero responsabilità (art 68"i membri del parlamento non possono essere perseguiti per opinioni espresse e voti dati.." ) = zero democrazia. Democrazia, che ,comunque in se non si salva da critiche;Churchill la definì la «peggiore forma di governo, escluse tutte le altre».

La nostra è una democrazia ,comunque,più sulla carta che nei fatti.In base alle nostre leggi,gli eletti,dunque, non hanno obbligo di rendiconto ,né responsabilità, né possono dare mandati specifici da parte degli amministrati,né possono fare libera scelta diretta dei candidati; i cittadini non hanno potere di scegliere i pubblici impiegati o funzionari,né di premiarli o punirli,né di stabilire quanto pagarli (devono solo subirli e pagarne eventuali danni,senza reale speranza di vedere risarciti i danni da lesione di interessi legittimi,come è emerso nel recente convegno sul tema 20-11-04 aCarrara,ove si è osservato come errori e dolo di pubblici dipendenti oeletti assai raramente, e con enormi difficoltà ,spese ed incertezze procedurali, trovano reale risarcimento in giudizio);devono subire la giungla retributiva, quella pensionistica, quella assistenziale, quella sanitaria, ecc., persino quella della capacità di consumo.In compenso non mancano le applicazioni,distorte,come per gli italiani ,specie malati o anziani,rimanere in coda ai terzomondiali nelle liste di attesa sanitarie o in piedi sui bus spesso occupati nei posti a sedere da aitanti terzomondiali;cosa poco esaltante per chi per generazioni ha contribuito a crearli e del tutto prevalentemente mantenerli i servizi (il costo reale d’un viaggio in bus non è quello del ticket,è non meno di circa 12 volte quello del biglietto,ancor di meno sui treni).

Il Costituente è anche arrivato, in un impeto di onnipotenza ,senza autorizzazione popolare naturalmente, a stabilire che le pene devono mirare alla rieducazione (art 27),forse pensavano alla santa inquisizione,ma è di tutta evidenza che ,se si può concedere che esistano sanzioni, (minime; quelle del codice della strada ,per esempio ,sono inutili ,quindi vessatorie, atteso che esistono già norme generali secondo le quali chi rompe o porta danni paga,ma dopo, ed in proporzione ai danni) per tutelare l’esercizio dei reciproci diritti con pene afflittive,è invece lesivo della integrità della dignità degli individui (che è almeno pari a quella del legislatore) imporre con la violenza della legge etiche di Stato,giudizi di valore;( compromissione dell’equità ,come detto,ma anche dell’etica,degradata a "etica compromissoria parlamentare",cioè qualcosa di inesistente anche come etica,così ,ad es.,non è lecito stabilire autonomamente condizioni o durata del proprio matrimonio,né testamenti senza limite di legittima,ecc.). Un potere enorme, che consente la impunita violazione sistematica dei fondamentali diritti individuali dell’uomo,prima che del cittadino,ma anche,non dimentichiamolo, dei loro interessi,tra i quali quelli del consumatore in un mercato ricco di regole ma sostanzialmente fuori controllo.Tanto più che negli ultimi decenni lo Stato ha sempre più invaso ogni ambito della vita economica e sociale,giungendo,alfine al fallimento patrimoniale ,deficit a carico e debito soprattutto dei più deboli e dei più onesti .

Ma il meglio di se stesso il costituente forse lo ha espresso dove ha cercato di chiudere il cittadino in un cerchio di fuoco affinché non vi fosse il pericolo che da suddito di una così sfrenata dittatura potesse avere spiragli per esercitare diritti di cittadinanza: così, mentre al contempo proclamava la libertà di opinione, ha stabilito la segretezza del voto;incoerenza?no se è evidentemente mirata ad impedire che elettori scontenti in corso d’opera ,possano chiedere la decadenza di qualche eletto già prima del termine del mandato ; ha poi vietato referendum sui tributi , bilancio,amnistia,indulto,trattati internazionali (cose non da poco per il cittadino, che li deve pagare o subire nelle conseguenze (vedi intervento nella 2^ guerra mondiale,ed attualmente varie guerre "umanitarie" con vittime,danni,ritorsioni), si è riservato la autodeterminazione delle prebende e privilegi agli eletti (art 69"I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita .dalla legge").Sarebbe meglio che sanità,pensione,assistenza sociale,welfare vario,trasporti,ecc. Fossero affidati alla libera iniziativa dei singoli, eventualmente associati o assicurati,piuttosto che obbligare a disservizi per distoglimento e spreco di risorse sottratte con la violenza della legge alle libere scelte d’impiego dei cittadini.

Quando e se nasceranno Partiti con programmi esenti da sopraffazioni legislative e autoritative,probabilmente si attenueranno le aspre contese politiche attuali,ed i partiti acquisteranno ruolo e funzione non di strumento di esproprio altrui ,ma di quel che con termini moderni si nomina "governance",cioè processo non di coinvolgimento in precostituite imposizioni,ma di convincimento sulle maggiori qualità e convenienza per i singoli ad erogare tributi o contributi per una soddisfazione superiore delle esigenze di vita e limitazioni ai diritti individuali non sottratti o imposte con la violenza,ma condivisi per un innalzamento della garanzia di fruizione dei propri diritti individuali.Le pessimistiche previsioni dell’economista Federico Bastiat (nato nel 1801 a Bayonne ,deceduto a Roma
nel 1850, ottenne un grande successo negli Stati Uniti d’America, dove ancora oggi suoi saggi vengono ristampati in migliaia di copie;fra l’altro osservò :"Dopo aver rispettosamente salutato il principio della proprietà, i pubblicisti non si sono mai sottratti alla tentazione di invocare l’intervento della legge, non per fare rispettare la proprietà, ma per modificare, alterare, trasformare, equilibrare, ponderare e organizzare la proprietà, il credito e il lavoro.Ma questo presuppone che si attribuisca alla Legge, e dunque al Legislatore, un potere assoluto sulle persone e sulle proprietà.

Lo Stato, è la grande finzione attraverso la quale tutti si sforzano di vivere sulle spalle degli altri. Perché, oggi come sempre, ciascuno, chi più chi meno, vorrebbe usufruire del lavoro altrui. Questo sentimento, non osiamo ostentarlo, ce lo nascondiamo da soli; e allora cosa facciamo? Immaginiamo un intermediario, ci rivolgiamo allo Stato, e ogni classe ,volta per volta ,viene a dirgli: "Voi che potete prendere legalmente, onestamente, prendete alla comunità, e noi faremo le parti." Ahimè! Lo Stato ha fin troppa inclinazione naturale a seguire il diabolico consiglio; poiché è composto di ministri, di funzionari, di uomini in fin dei conti, che, come tutti gli uomini, portano nel cuore il desiderio e afferrano sempre con sollecitudine ogni occasione di veder aumentare le loro ricchezze e la loro influenza. Lo Stato comprende dunque molto presto i vantaggi che può trarre dal ruolo che la gente gli assegna. Sarà l’arbitro, il maestro di tutti i destini: prenderà molto, quindi conserverà molto per se stesso; moltiplicherà il numero dei suoi agenti, allargherà la cerchia delle mansioni; finirà per raggiungere dimensioni opprimenti.

Ma quello che bisogna sottolineare, è la stupefacente cecità del pubblico in tutto ciò,ad esso fù instillata cultura acritica. Quando dei soldati riducevano i vinti in schiavitù,il loro scopo, come il nostro, era di vivere a spese degli altri,ma cosa dobbiamo pensare di un popolo presso il quale non sembra che si dubiti sul fatto che il saccheggio reciproco non è meno saccheggio perché reciproco; che non è meno criminale perché si esegue legalmente e con ordine; che non aggiunge niente al benessere pubblico; che anzi lo diminuisce, di tutto ciò che ci costa questo dispendioso intermediario che noi chiamiamo Stato?" Il saggio sembra scritto oggi,ed i costi nello Stato moderno sono saliti alle stelle) tutte puntualmente avveratesi dai suoi tempi ai giorni nostri,potrebbero trovare più equilibrati sbocchi per il benessere e progresso civile.Che senso ha celebrare,come ci si prepara,un 25 aprile di liberazione,se rispetto al ventennio, la sostanza non è in realtà cambiata,se non per uno sviluppo economico che, forse, ci sarebbe statocomunque,se non maggiore qualora avessimo vinto la guerra?

Francesco Battaglia



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