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Stato, quanto mi costi!
di Francesco Battaglia  

30 gennaio 2005



Le riflessioni di un nostro affezionato lettore sugli attuali problemi economici.


La scienza economica ci ha insegnato che i fenomeni macro e micro economici sono interdipendenti, e che ,anche i sistemi microeconomici individuali trovano la loro logica, ma anche la loro valutabilità, in se stessi. Quindi, a ben vedere, il problema del carovita va rapportato a quello dei singoli bilanci individuali da valutare uno per uno. Anche il rito dei saldi che si consuma periodicamente tra mille esortazioni al rispetto delle regole,in fondo vede una sola regola,l’aver capito prima se per se stessi quel prezzo scontato è giusto.Anni fa ebbe successo,invero, una trasmissione televisiva dal titolo "il prezzo è giusto"; il tema era indovinato, ma puntava l’attenzione su indicatori di tipo statistico, esterno al consumatore, invece che sulla collocazione del prezzo all’interno del suo personale bilancio economico ,fatto di risorse e di aspirazioni e bisogni tutti soggettivi. In realtà il prezzo in un mercato di prezzi liberi non può definirsi come basso oppure caro, tutto dipende dal grado di ofelimità, oggi si usa dire " di desiderabilità soggettiva",rispetto alla entità delle risorse disponibili,dei bisogni,ed a fronte di un contesto di altre spese.

A questo punto, si impone una riflessione su un aspetto assai poco trattato, anche se spesso evocato, quello della formazione dei prezzi. È evidente che l’inefficienza di un sistema produttivo ( e abbiamo visto colare a picco l’industria in Italia,vedi articolo 19-1-05 su il Messaggero, " Motore inceppato per l’industria italiana. I dati Istat mostrano che la produzione stenta ancora a ripartire") e distributivo ( che in Italia è sostanzialmente fuori controllo ,segnato da un "todos commerciantes" acuito dalla liberalizzazione 1998 e dalle crisi di sempre più aziende di produzione) nonchè del sistema pubblico amministrativo (vedi costi dei Comuni,ve ne sono più di 8000, Province, più di 100,e quasi ogni anno ne nascono di nuove,Regioni,con potere anche legislativo, Comunità ,Enti montani,Enti parco,Stato,ONU,NATO,UE,ecc.) lo paga il consumatore utente finale, le scelte (fuori controllo da parte del consumatore) delle aziende e della pubblica amministrazione, nonchè quelle della legione dei vari eletti "governanti" pubblici" ( del pari fuori controllo reale, anche se ci raccontano che il popolo elettore le controlla attraverso il voto; comunque in prospettiva pare sia stato deliberato di aumentare il numero dei Consiglieri regionali,vedi articolo del 20-1-05 su il messaggero "Election day.Regionali, si vota il 3 e 4 aprile .Aumenteranno i consiglieri ") causano sovraprezzi, sia per i risultati vantaggiosi,sia,e sono la maggioranza a seguire la cronaca e la statistica,per quelli svantaggiosi,dei quali il consumatore non ha colpa. A tutto questo si aggiunge il fattore generale perversivo derivante dalle innumerevoli distorsioni che derivano in radice da quelle che il Bastiat indicò nella origine stessa dello Stato e dei corpi assimilabili.

Frédèric Bastiat ,economista nato nel 1801 a Bayonne ,deceduto a Roma nel 1850, ottenne un grande successo negli Stati Uniti d’America, dove ancora oggi suoi saggi vengono ristampati in migliaia di copie;fra l’altro osservò :"Dopo aver rispettosamente salutato il principio della proprietà, i pubblicisti non si sono mai sottratti alla tentazione di invocare l’intervento della legge, non per fare rispettare la Proprietà, ma per modificare, alterare, trasformare, equilibrare, ponderare e organizzare la proprietà, il credito e il lavoro.Ma questo presuppone che si attribuisca alla Legge, e dunque al Legislatore, un potere assoluto sulle persone e sulle proprietà. ...Lo Stato, è la grande finzione attraverso la quale tutti si sforzano di vivere sulle spalle degli altri. Perché, oggi come sempre, ciascuno, chi più chi meno, vorrebbe usufruire del lavoro altrui. Questo sentimento, non osiamo ostentarlo, ce lo nascondiamo da soli; e allora cosa facciamo? Immaginiamo un intermediario, ci rivolgiamo allo Stato, e ogni classe ,volta per volta ,viene a dirgli: "Voi che potete prendere legalmente, onestamente, prendete alla comunità, e noi faremo le parti." Ahimè! Lo Stato ha fin troppa inclinazione naturale a seguire il diabolico consiglio; poiché è composto di ministri, di funzionari, di uomini in fin dei conti, che, come tutti gli uomini, portano nel cuore il desiderio e afferrano sempre con sollecitudine ogni occasione di veder aumentare le loro ricchezze e la loro influenza. Lo Stato comprende dunque molto presto i vantaggi che può trarre dal ruolo che la gente gli assegna. Sarà l’arbitro, il maestro di tutti i destini: prenderà molto, quindi conserverà molto per se stesso; moltiplicherà il numero dei suoi agenti, allargherà la cerchia delle mansioni; finirà per raggiungere dimensioni opprimenti.

Ma quello che bisogna sottolineare, è la stupefacente cecità del pubblico in tutto ciò,ad esso fù instlllata cultura acritica. Quando dei soldati riducevano i vinti in schiavitù,il loro scopo, come il nostro, era di vivere a spese degli altri,ma cosa dobbiamo pensare di un popolo presso il quale non sembra che si dubiti sul fatto che il saccheggio reciproco non è meno saccheggio perché reciproco; che non è meno criminale perché si esegue legalmente e con ordine; che non aggiunge niente al benessere pubblico; che anzi lo diminuisce, di tutto ciò che ci costa questo dispendioso intermediario che noi chiamiamo Stato?" Il saggio sembra scritto oggi,ed i costi nello Stato moderno sono saliti alle stelle.E’ evidente che la dispersione di valori economici che deriva dalla somma di tutte le inefficienze e criticità,per sommi capi sopra descritte, provoca inefficacia, e per giunta in maniera crescente con il crescere,come avvenuto negli ultimi decenni, della ingerenza dei suddetti Enti e fattori che assorbono ricchezza, sottraendola ai singoli senza bilancio corrispondentemente positivo per essi.L’entrata sempre più a regime nel sistema italiano, (già gravemente compromesso al punto da aver fatto registrare il fallimento economico dello Stato, e vi è in prospettiva anche quello di altri enti territoriali ,qualora non reperissero risorse per il proprio funzionamento senza sottrarle ai loro cittadini ), di quello della Unione Europea, aumentando il peso e le influenze, spesso,come detto,in media più distorsive che di vantaggio, almeno immediato, qualora non si riveli altamente virtuosa, porterà un aggravio crescente di costi, quindi anche un aumento di prezzi.

Alla luce delle esperienze non esaltanti del passato, viene da esclamare ",lasciateci sbagliare da soli",comunque,dopo il tramonto di un concetto di Stato di origine o investitura divina,appare chiaro che in realtà il tratto prevalente degli Enti publici è di aziende,e quindi abbiamo diritto ad obiettivi condivisi, bilanci preventivi,rendiconti, e responsabilità per danni dai gestori,più o meno investiti di poteri col voto.La favola che gli Enti pubblici siano istituti "etici", già di derivazione divina, ha sinora prodotto troppi danni ed iniquità senza risarcimenti-E incredibile come ,ad es.,per citare una distorsione tra le tante,a proposito di risparmio,oggi all’onore delle cronache e delle preoccupazioni,continui l’inaccettabile equivoco-confusione tra risparmiatori e speculatori,che giova solo ad imprese ,borse,banche mantenere:il contratto di acquisto di prodotti finanziari per scopi di risparmio (incoraggiato e tutelato in tutte le sue forme dall’art 47 Cost,ma che l’inflazione monetaria e reale galoppante,invece porta via,senza demerito del possessore,ma per colpe d’uno Stato sostanzialmente disattento) dovrebbe essere disciplinato, nelle condizioni economiche e clausole, in maniera differente da quello per acquisto di prodotti finanziari per intenti speculativi,o di investimento che dir si voglia,ottemperando ,oltre al citato,per i cittadini in generale,art 47 Cost.,anche, per i consumatori, a quanto disposto dall’art 1 legge 281-98,che impone per i consumatori il diritto indefettibile , nei contratti che li riguardano,all’equità,trasparenza, adeguata informazione, forte tutela e garanzia ,non solo dei diritti,ma anche degli interessi, individuali e collettivi.

La previsione di indicazione di profili di rischio,le informative, od il divieto di conflitto d’interessi ,costituiscono in realtà poco più che pannicelli caldi,in concreto possono far sperare qualche esito,e neppure certo,nelle sedi giudiziarie,e neppure lì se non vi è più solvibilità, ad ulteriori spese a carico del consumatore,e senza,ad oggi, neppure class action. Le disfunzioni,naturalmente toccano le più varie materie ,come quella della indipendenza ed autonomia del potere giudiziario ,ove non vi è l’effettivo rispetto del principio di separazione del Potere giudiziario da quello esecutivo e legislativo; le norme sull’ordinamento giudiziario ,di questi tempi molto chiaccherate,dovrebbero,invero, essere deliberate, non dal Potere legislativo ,ma dal Potere giudiziario stesso, che solo così potrebbe poi rispondere direttamente ai cittadini, come si conviene a moderni servizi , dell’indipendenza ed imparzialità che dovrebbero essere garantite dal servizio stesso,poiché tale vorremmo sia,e non un Potere;naturalmente neppure il Ministro della giustizia dovrebbe appartenere al potere esecutivo, né al legislativo;anche il 2005 si apre senza questa importante riforma.

Francesco Battaglia

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