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L’alimentazione Umana.
di Giuseppe Aquino  ( info@lastradaweb.it )

1 ottobre 2010






Consigli per prevenire l'insorgenza di molte patologie e per favorirne la cura.


 

Spazio Salute

Quello della Nutrizione è il processo mediante il quale il cibo viene introdotto nell’organismo per essere utilizzato:, più in generale, i principi della nutrizione (quali l’assunzione, il deposito, il fabbisogno, il consumo ed il metabolismo delle sostanze nutritive) possono essere applicati a diversi livelli. Quindi, il concetto di bilancio alimentare (che include tutti questi fattori) dovrebbe essere considerato sia a livello cellulare che dei singoli organi dell’intero organismo e di intere popolazioni.

Per tutti i processi esposti sopra ci sono dei range compatibili con lo stato di salute. Fuori da questi range, la carenza, la tossicità o l’effetto competitivo tra le sostanze nutritive causano disfunzioni o patologie.

Riguardo all’applicazione della scienza nutrizionale alla salute ed alla medicina, è nuova constatazione che ogni malattia si sviluppa virtualmente dall’interazione di fattori genetici (tipici dell’individuo)e ad esposizione a fattori ambientali. Da ciò è emerso nella nutrizione umana il concetto: "interazioni gene - nutriente".

Da ciò si evince che l’alimentazione correla in maniera forte il concetto di interazioni gene - ambiente, concetto che è alla base dei moderni convincimenti in medicina. Non tratteremo dei problemi acuti legati all’alimentazione (esempio intossicazioni, tossinfezioni alimentari ecc.), né di problemi carenziali, ma tratteremo degli effetti che una corretta o scorretta alimentazione può avere sull’insorgenza di alcune malattie nelle popolazioni occidentali.

Il raggiungimento e la persistenza dello STATO DI SALUTE (benessere fisico, psicologico e sociale), è basato su una maggiore efficacia della PREVENZIONE delle MALATTIE attraverso le VARIAZIONI DIETETICHE.

LA MAGGIOR PARTE DELLE PIU’ IMPORTANTI MALATTIE INABILITANTI E DELLE CAUSE DI MORTALITA’ PRECOCE NELLE SOCIETA’ OCCIDENTALI SONO DI TIPO PROGRESSIVO, NON SUSCETTIBILI DI "GUARIGIONE" CON LA TERAPIA FARMACOLOGICA E PREVENIBILI, ENTRO CERTI LIMITI, CON UN CORRETTO APPROCCIO ALIMENTARE.

Si rende indispensabile una strategia globale per mirare ad una MODIFICAZIONE del consumo dei nutrienti dell’intera popolazione o di sottogruppi designati. Sono necessarie politiche mirate alla "cultura del mangiare sano", per ridurre le malattie più importanti quali: la cardiopatia ischemica, il diabete, il cancro, l’osteoporosi, l’ipertensione, l’aterosclerosi, alcune epatopatie.

La media degli introiti alimentari nelle Società occidentali sono sostanzialmente variate negli ultimi 60 anni con introiti prevalenti di origine animale, mentre si sono ridotti quelli di origine vegetale.

ATTUALMENTE SONO POCHE LE ARGOMENTAZIONI SCIENTIFICHE CHE SI OPPONGONO ALLE MISURE SANITARIE MIRANTI AD UNA RIDUZIONE DEGLI INTROITI DI GRASSI (IN PARTICOLARE QUELLI SATURI), ALLA RIDUZIONE DELL’APPORTO DI SODIO, AD UN LIEVE INCREMENTO DEL CONSUMO DI CALCIO E DI POTASSIO, PROMUOVENDO UN MAGGIORE CONSUMO DI FRUTTA E VERDURA, E DEGLI ACIDI GRASSI POLIINSATURI, IN PARTICOLARE DI QUELLI CONTENUTI NEI PESCI.

Studi estesi non hanno evidenziato qualche apprezzabile danno per la salute con le variazioni dietetiche proposte con possibilità, viceversa, di riduzione del carico di alcune malattie per intere popolazioni quali cardiopatie, aterosclerosi, ipertensione, neoplasie, osteoporosi, diabete, obesità.

Per le neoplasie la WHO ha creato un sommario con le influenze della dieta nei diversi tipi i cancro, rilevando un pattern piuttosto consistente di associazione tra le forme di neoplasia più diffuse ed il consumo di grassi ed alcool nella dieta. Si è notato, per contro, che il consumo di frutta e verdura agisce da fattore protettivo.

Per l’aterosclerosi (e quindi cardiopatie, infarto, ictus, arteriopatia obliterante cronica agli arti inferiori), studi internazionali mostrano che la mortalità è più alta nelle popolazioni con introito più elevato di grassi; ciò è vero anche quando sono associati gli effetti dell’obesità, dell’ipertensione, del fumo di sigaretta, del diabete, dello stress o della familiarità.

I maggiori fattori lipidici di rischio per lo sviluppo dell’ateroma sono rappresentati da alti livelli plasmatici di colesterolo e lipoproteine a bassa densità (ldl) e bassi livelli di colesterolo hdl.

Il consumo di grassi saturi incrementa il colesterolo ldl, la dieta povera in grassi saturi produce un abbassamento di questi livelli; in pratica, i grassi saturi sono presenti nel burro, lardo, salsicce, carni rosse, formaggi stagionati, dolci (tutti alimenti di origine animale), mentre i grassi insaturi predominano nell’olio di oliva, margarine vegetali, olio di mais, soia, (prodotti di origine vegetale). Inoltre, gli antiossidanti della dieta (ad esempio vitamina A, C, E, flavonoidi) contenuti in frutta, verdura e soia riducono l’ateroma inibendo l’ossidazione delle LDL.

Infine, studi epidemiologici hanno dimostrato che le popolazioni che assumono molto pesce corrono un rischio minore di aterogenesi.

Per l’ipertensione esiste una correlazione diretta tra l’introito di sodio e la pressione arteriosa: la riduzione del sale e la perdita di peso dovrebbero di solito essere i primi passi nel trattamento dell’ipertensione.

Per il diabete, quello insulino - dipendente non manifesta correlazione diretta alla dieta per sua eziologia, il diabete non insulino - dipendente (tipo 2) è, invece, strettamente legato alla dieta: gli obesi e coloro che seguono una alimentazione ricca in grassi e povera in fibre hanno un rischio significativamente più alto di contrarre questa forma di diabete. La perdita di peso migliora la prognosi nell’obeso e l’attività fisica gioca un ruolo importante nel migliorare l’evoluzione di tale malattia.

Per le epatopatie, la più importante associazione tra fattori dietetici e malattia epatica è quella tra alcool e cirrosi (tratteremo in un successivo articolo il grosso problema dell’alcool).

Per l’osteoporosi si è visto che un supplemento di calcio e vitamina D nelle donne in menopausa riduce l’incidenza di tale patologia.

Per quanto riguarda l’obesità, problema estremamente complesso, nella maggior parte dei soggetti vi è un eccessivo introito alimentare, anche se vi è associata spesso una importante componente genetica. In ogni caso vi sono frequenti complicazioni legate all’obesità (insulino resistenza, diabete mellito non insulino dipendente, iperlipidemia, ipertensione, cardiopatia, cancro della mammella, della prostata, dell’utero, calcolosi biliare, varici venose, insufficienza respiratoria).

Va, comunque, sempre tenuto presente che ogni individuo unico col suo corredo genetico, ed è dall’interazione tra questo e l’ambiente esterno (in questo caso l’alimentazione)che scaturisce il minore o maggiore stato di benessere fisico, sociale e mentale: cioé lo stato di salute o di malattia. Da tutto ciò che abbiamo fino ad adesso esposto, si evince l’importanza che venga perseguita una cultura del benessere, tesa a favorire quei comportamenti alimentari e di "stile di vita", che possano prolungare questo stato di salute prima ancora che ritardare l’evoluzione di malattie già instaurate; si rende, quindi, necessaria questa prevenzione primaria (cioé prevenire lo stato di malattia in soggetti sani) che va affiancata a quella secondaria: insomma, una cura maggiore per il proprio corpo, per il proprio organismo, con una corretta e giusta alimentazione, evitando il fumo, evitando eccessiva introduzione di alcool, facendo attività fisica regolare, respirando aria sana, riducendo lo stress eccessivo, per evitare che i fattori ambientali possano, interagendo con quelli genetici determinare uno stato di malattia.

Giuseppe Aquino

Medico di Medicina Generale - Specialista in malattie dell’apparato respiratorio

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