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Il presuntuoso negativo.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

21 marzo 2004





Come lo si deve trattare? Come ci si protegge dal "contagio"?


 

In questo lavoro, così come negli altri della medesima sottosezione, si riportano estrapolati di colloqui analitici, finalizzati ad affrontare argomenti di interesse pubblico. L’operazione, con il consenso degli interessati, rispetta tutti i dettami della legge sulla Privacy ed i principi del rispetto e della correttezza professionale.

BUONA LETTURA

 

Dopo aver letto il suo articolo "a proposito di presunzione...", mi sono venute in mente molte domande, posso porgliele?

Certo!

E allora, cominciamo: Il presuntuoso negativo è sempre in mala fede?

Dipende se si comporta da egoista negativo o da egocentrico. Nel primo caso, sa di sbagliare, nel secondo, è convinto di avere sempre e comunque ragione.

Come bisogna rapportarsi con persone così?

Stabilendo qual è il motivo per cui ci si relaziona e riducendo al minimo l’importanza... e solo negli ambiti di indispensabile necessità. Se si ha un capoufficio con "così", non si può fare a meno di frequentarlo, almeno nelle ore d’ufficio; ovviamente, se ci si va a cercare un amico con simili problemi, si commette un errore.

Qual è, comunque, il modo di rapportarsi con queste persone?

"Abbattendo" la propria suscettibilità, riducendo l’importanza di quello che dice ed osservando i limiti di questa persona, in modo da risentirsi di meno per le stupidaggini che si ascoltano e, tutto sommato, essere contenti di non avere sviluppato una personalità simile alla sua.

Durante il colloquio, bisogna dargli ragione o fargli notare che dice cose errate?

Finché quello che dice non le "tocca" elementi importanti della personalità e non le impedisce di appagare i bisogni, è meglio fare finta di nulla. Conviene, comunque, non frequentarlo, perché non è un soggetto raccomandabile.

Magari, come amico, si può scegliere di non frequentare una persona così, però, se è per lavoro, non è che posso rifiutare l’incarico.

Sì, ma in questo caso basta ridurre la frequentazione al solo tempo necessario per discutere degli argomenti utili... e scegliere solo gli argomenti che veramente ci interessano e dai quali trarremo qualche vantaggio.

Che differenza c’è tra la presunzione negativa e la possibilità di fare valutazioni sbagliate in un settore in cui si ha competenza, ma non si conosce, comunque, tutto?

Sono sovrapponibili, perché, se lei è onesta con se stessa, evita di esprimere dei giudizi che non lasciano adito a riconsiderazioni, anche in un settore dove si sente particolarmente preparata; questo perché potrebbe non conoscere qualcosa, per cui, se si comporta in maniera presuntuosa, tranne i casi che ho esaminato nell’articolo che lei ha citato prima, in cui è necessario comportarsi così, rischia molto di essere una presuntuosa negativa.

Io mi riferivo al fatto che la possibilità di fare errori, fa proprio parte dell’affrontare esperienze nuove. Allora, per non fare errori, bisognerebbe scegliere di non agire proprio?

Non è vero, basta saper dubitare di ciò che si pensa. Si enunciano delle ipotesi e si vanno a verificare, senza dare per scontato di avere assolutamente ragione.

Facciamo un esempio: nel lavoro io faccio delle ipotesi e le devo eseguire...poi, se sono sbagliate, questo viene fuori in un secondo momento!

Quello che ha descritto, non è presunzione ma appartiene al quadro delle considerazioni e delle riflessioni da fare, che dovrebbero essere sufficientemente ponderate, per poi scegliere la strategia più adatta.

Però, il livello maggiore o minore di ponderazione, non dipende, non solo dalle conoscenze che si hanno, ma anche dall’esperienza? Chi ha accumulato più esperienza riesce a valutare più risvolti di una linea d’azione.

L’importante è come lei ha saputo trarre vantaggio dall’esperienza, perché ci sono persone avanti negli anni che commettono errori plausibili solo in un ragazzino, per cui l’esperienza non gli ha insegnato niente.

Però, man mano che si fa esperienza, si commettono errori.

Sì, questo è normale.

Non c’entra, questo, con la presunzione?

No, rappresenta delle ipotesi di lavoro, delle valutazioni e delle convinzioni, che lasciano sempre, però, uno spazio a margini di errore. Più sono accurati gli elaborati, più si riduce questa "forbice", ma non la si può escludere. Il sapere questo, ci pone al riparo dall’essere presuntuosi, sia positivi, sia negativi, perché (come ho già dimostrato) anche il presuntuoso positivo non è una persona con cui sia facile dialogare.

Allora, possiamo concludere che essere disponibili a fare esperienze in vari campi, accettando la possibilità di commettere errori, non vuol dire essere presuntuosi negativi?

Sì.

Quali sono gli apprendimenti alla base della presunzione?

Se parliamo di presunzione negativa: velleitarismo, superficialità, arroganza, paura, complesso di inferiorità. Se, invece, ci riferiamo alla presunzione positiva: arroganza, complesso di superiorità, svalutazione di ciò che pensano gli altri.

Questo perché, comunque, anche la presunzione positiva, viene manifestata nel momento in cui si dialoga col mondo esterno, dando per assodato di aver ragione e non ascoltando ciò che gli altri hanno da dire. Questo lo si fa, o perché ci si è stufati degli altri (e si potrebbe anche avere ragione), o perché li si considera incapaci di essere al proprio livello e, quindi, si conclude che è inutile starli a sentire. E’ sempre un rapporto di tipo piramidale, non sullo stesso piano, anche dal punto di vista umano.

Ma, quando ci si trova a parlare con persone che non capiscono nulla di un argomento (per questioni di ignoranza)... e che comunque vogliono esprimere valutazioni da esperti, non è giusto irritarsi?

"Quando litighi con un ubriaco, ricordati che offendi un assente!"

Penso che ricordarsi di quest’aforisma sia molto utile: lo si può applicare al rapporto con quelli cui si sta riferendo. Se, viceversa, ascoltandoli, si altera, questo potrebbe voler significare che lei, tutto sommato, dubita delle sue convinzioni e, allora, si sente sicura solo se riesce a far cambiare idea all’interlocutore.

Che rapporto c’è tra presunzione e pregiudizio, visto che quest’ultimo è un giudizio anticipato, basato su informazioni non verificate a sufficienza.

Molte volte la presunzione è figlia del pregiudizio, perché anche un esperto in un settore, quando fornisce delle spiegazioni, prima di comunicare le idee che ha formulato, cerca sempre di scoprire i limiti delle proprie conoscenze ed è convinto, tutto sommato, di non potere fornire valori in assoluto, dal momento che ancora c’è tanto da imparare in ogni settore dello scibile umano. E allora, la persona davvero competente sa di avere tanti limiti. Queste certezze ostentate, nello spiegare le cose, non dovrebbero esistere. Tutto ciò, ovviamente, è diverso dal sentirsi sicuri di sé: un conto è sapere di valere qualcosa, un conto è presumere di avere ragione, sempre e comunque, in senso assoluto!

Però, se quando si propone qualcosa a qualcuno, si manifestano incertezze, non si appare insicuri?

Un conto è ostentare la propria sicurezza (la qualcosa produce fastidio in chi abbiamo di fronte), un altro paio di maniche, invece, è non aver paura di sbagliare e, quindi, sentirsi liberi da responsabilità in tal senso. Io le sto proponendo questa seconda via.

Quindi, se si manifesta la propria insicurezza, ciò è dovuto alla paura di sbagliare?

Si, lo abbiamo analizzato quando ci siamo occupati della timidezza, ricorda?

È vero.

È un dato di fatto che noi corriamo, spesso, il rischio di sbagliare. Lì dove c’è un margine di miglioramento, per quanto concerne le conoscenze, si possono commettere errori perché, le nostre convinzioni in merito a quello di cui ci occupiamo, possono essere smentite da nuove scoperte. Ogni nostra conoscenza dovrebbe servirci a capire il modo di usarla per vivere meglio, per conoscerci meglio, per autoaffermarci in maniera corretta. Fatto questo, poi dovremmo essere sempre disponibili ad acquisire nuovi dati, che ci aiutino a maturare.

Grazie, a presto!

 

G. M. - Medico Psicoterapeuta

 

Si ringrazia Erminia Acri per la collaborazione

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