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Religione e religiosità.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

8 febbraio 2010






Dubbi, certezze e ossessioni. Conoscete Vincenzo de Pretore?


COLLOQUI RISERVATI

Caro dottore, questa volta dobbiamo metterci nella condizione di fare pace con i conflitti religiosi, senza andare incontro a discorsi che possano creare paure.

Va bene, ma cosa è successo per sentirsi così preoccupato?

Un paio di giorni fa, ho avuto un’accesa discussione con un collega di mia moglie su argomenti che riguardavano la religione cattolica. Lui sosteneva che è normale pensare che ci sia Dio e tutto l’apparato imposto dal sistema ecclesiastico, mentre io ho una posizione un po’ più distaccata. Fatto sta... che, da quel momento, ho avvertito forte, il bisogno di farmi spesso e ossessivamente, il segno della croce. Sono in crisi... AIUTO!

Ok, è possibile risolvere la situazione. Ora, pian piano, cercheremo di venirne a capo.

Meno male!

Cominciamo. Prima di oggi, questa "necessità" compulsiva del segno della croce, l’aveva provata altre volte?

Si... ed era un modo per sfogare la mia conflittualità interiore, dopo la morte di mio padre era diventato un gesto scaramantico per ingraziarmi le sorti del destino. Deve sapere che mi avevano convinto del fatto che mio padre potesse aver contratto i disturbi che, poi, gli sono stati fatali, probabilmente perché Dio, aveva voluto punirlo di qualcosa! Ora, io mi chiedo: ma com’è possibile che una persona così buona come lui, genitore irreprensibile, abbia dovuto scontare qualcosa e in questo modo? E dov’è la giustizia divina?

Una cosa per volta. Intanto cominciamo a raccogliere informazioni sul suo rapporto con la religione e con la religiosità.

Perché, c’è differenza?

La religione, rappresenta un insieme di regole codificate da un sistema ecclesiastico (di qualunque fede), che, poi, ne verifica l’applicazione e commina eventuali penitenze, sempre in nome e per conto di un essere superiore (anche se ciò, non è possibile verificarlo). La religiosità, invece, esprime quel sentimento che pervade qualunque essere umano, nel momento che ci si ferma a riflettere sulla immensità dell’Universo e ne si contempla la sua "grandiosità".

Ah... comincio a capire!

Forse da quando l’essere umano è comparso sulla Terra, si è trovato a vivere l’enorme discrepanza fra i potenziali mentali (i cui margini di sviluppo tendono a valori pressoché infiniti) e la propria strutturazione corporea (che più di tanto non si può evolvere...). Il filosofo Francesco Alberoni sostiene che è probabile che sia nata da ciò, l’esigenza di immaginare un’anima immortale "costretta" in un corpo mortale, che si libera dalle catene solo dopo la disaggregazione atomica di tessuti, organi ed apparati.

Come ho già scritto in precedenti articoli, gli esseri umani, da che mondo è mondo, si sono sempre lamentati della brevità della propria vita. Anche coloro che agognano una scorciatoia per uscire da questa valle di lacrime, prontamente si "redimono" sentendo "l’odore" della nobile signora con la falce che tutto livella ed ogni cosa riconduce all’unità eterna. L’umanità, quindi, da un lato si è attribuita il possesso di una scintilla divina che anima la materia, dall’altro ha cercato di capire come mai (nonostante la propria "parentela" con Dio) fosse costretta alle tribolazioni terrene. A turno, sugli "spalti della verità incondizionata" (quella che non conosce il dubbio, l’assenza del giudizio sugli altri ed il distacco dagli eccessi) si sono affacciati "intermediari divini" che hanno, di volta in volta, descritto la condizione umana come:

  • Illusione (Indù e buddisti);
  • Destino (Greci);
  • Scintilla divina che anima la materia (Manichei e gnostici);
  • Peccato da espiare (greci);
  • Croce da portare (Cristiani);
  • Etc.

Ah, che bella cosa la conoscenza, ti consente di fare sparire le paure, le insicurezze e le dipendenze!

Proseguiamo sul nostro percorso. Quando ha cominciato a sentire parlare di religione?

A scuola, nell’ora di religione, ricordo che ero ancora alle elementari.

E che idea le hanno trasmesso?

Un’idea di assolutismo e perfezione... La cosa che mi ha sconvolto è il fatto che mi venisse detto che l’uomo non fosse così perfetto come Dio...

E perché la cosa la disturbava tanto?

Perché dentro di me si è creata la convinzione che, tutto ciò che avrei fatto non mi avrebbe permesso di raggiungere la perfezione. Inoltre un’altra cosa che mi dava fastidio, è pensare che esista una divinità soprannaturale che ha influito sulla mia venuta sulla terra, sulla creazione di un mondo perfetto, da cui l’uomo si è allontanato votandosi all’imperfezione: tutto questo mi ha creato delle crisi comportamentali.

Questo appartiene al passato, o ne è ancora convinto?

Non so rispondere, so solo che dopo quella discussione di cui le ho parlato prima, ho bisogno di farmi il segno della croce, ripetutamente, in modo ossessivo.

Dopo il periodo delle scuole elementari, come è proseguito il suo cammino di fede e di formazione religiosa? Ha fatto la prima comunione? Ha seguito il catechismo?

Sì , mi è stato imposto il catechismo, per prendere il sacramento in modo coatto.

In che consisteva, si ricorda?

Non ricordo quasi nulla, tranne che c’erano lezioni sulla vita di Gesù e gli atti degli apostoli.

Trovava questi racconti interessanti?

No, mi mettevano angoscia perché, nell’ascolto dei brani, mi procuravano una sorta di " trasfigurazione" mi sentivo condizionato in negativo, come se uno dovesse prendere ad esempio Cristo per avere una buona condotta di vita e meritarsi, di conseguenza, il Paradiso.

Nel frattempo, in casa sua come si viveva la religione?

I miei familiari erano cattolici non praticanti. Dalle scuole elementari, mi fu insegnato da mia madre e da mia nonna materna a recitare le preghiere, la sera, prima di addormentarmi. Mio padre manteneva un atteggiamento più distaccato, rispetto all’argomento.

È andato a messa, qualche volta?

Si, ma con fastidio.

Come mai?

Trovavo insopportabile l’omelia dei preti perché si discostavano dalla realtà, con i loro riferimenti metafisici o, peggio, di natura politica. Non ammetto la Chiesa che fa politica. Il mio pensiero si basa su principi laici e non cattolico- cristiani.

Giusto per intenderci, cosa intende con il termine laico?

"Caratteristica" di chi si discosta dai principi religiosi, dichiarandosi autonomo dall’autorità ecclesiastica; in pratica, connota un individuo che non condivide la politica professata dalla Chiesa che, in sostanza, è diversa dal concetto di religione.

A questo punto, mi chiarisca un concetto...

Mi dica...

Che differenza c’è fra l’Ateo e l’Agnostico?

L’ateo nega l’esistenza di qualsiasi divinità. L’agnostico non accetta ciò che non può verificare e, appunto per questo, non può credere in un Dio invisibile ma, al tempo stesso, non ha elementi per negarne l’esistenza: rimane nel dubbio, in attesa di verifica.

Lei che posizione ha assunto?

Molto vicina a quella dell’agnostico.

Perché?

Perché mi sembra una condizione sufficientemente equilibrata. Infatti, se dichiarassimo vero solo quello che riusciamo a percepire, dovremmo escludere molte delle sollecitazioni che i nostri sensi non riescono a captare ( onde radio, ultravioletti, infrarosso, ultrasuoni, varie forme di radioattività, etc.). Al tempo stesso, non ho elementi per crearmi un’idea di come è organizzato, come direbbero a Napoli, "o munn’a’ verità" (l’aldilà). Posso, comunque, cercare nella Natura, osservando e studiando, quei dettami grazie ai quali è possibile l’esistenza di tutto l’Universo. Vivo, insomma, sostenendo una fede col dubbio, un punto interrogativo basato sulle leggi di Natura.

Una fede col dubbio? E che significa?

Le suggerisco di leggere il mio articolo dal titolo Dubbi, certezze e cambiamenti.

Tornando al discorso di prima, ricordo che i maggiori problemi li ho vissuti quando, durante la malattia di mio padre, qualcuno della mia famiglia si recò da alcuni veggenti "in odore di santità" per chiedere aiuto... e se ne ricavò che lui, molto probabilmente, aveva qualche peccato da scontare!

E cosa è successo dentro di lei, a quella notizia?

Non ricordo bene perché ho cercato di dimenticare... so solo che sono stato attraversato da un senso di terrore pensando che tutte le nostre sofferenze del momento, fossero legate ad una punizione!

E a quel punto che successe?

Non lo ricordo...

Provi a concentrarsi...

No, non lo ricordo!

È possibile che lei abbia sviluppato un rancore verso il padreterno, per quello che, a detta di alcuni, vi avrebbe procurato?

E va bene, si! Ho odiato tutto quello che girava intorno alla religione, per il senso di ingiustizia che ho dovuto subire!

E, per caso, non si è sentito in colpa, per questa ostilità?

Credo di si...

E non può essere che, per scaricare la tensione del suo senso di colpa e per "farsi perdonare" da Dio per quello che pensava, avvertiva il bisogno di farsi il segno della croce in maniera ripetitiva e ossessiva?

E penso proprio di si....

Quindi, siccome ha solo accantonato il problema senza risolverlo, dopo che, l’altro giorno, ha battibeccato col collega di sua moglie, si sono aperte le porte della sua memoria... ed è ricomparso il problema, con la necessità del segno della croce: ecco il bandolo della matassa.

Praticamente, nel passato ho "incapsulato" i conflitti relativi alla religione... ed è bastato riparlare dell’argomento per rompere le dighe di protezione!

Bravo, ha capito come funzionano le cose!

Mi viene in mente che mia madre, all’epoca di cui le sto parlando oggi, si rivolse ad una suora, la quale le aveva promesso di pregare per mio padre, consegnandole un crocifisso da nascondere nella tasca di un suo vestito. Sarebbe stato una specie di simulacro protettore o, nel caso di un decesso, di lasciapassare per il paradiso.

Queste pratiche finalizzate ad ingraziarsi qualche "pezzo grosso" nei quartieri alti dell’organigramma aziendale dell’aldilà, mi fanno ricordare una commedia di Eduardo de Filippo intitolata "de Pretore Vincenzo".

Di cosa parla?

Di un mariuolo napoletano, convinto di potersi ingraziare (con candele e lampade votive) addirittura San Giuseppe e potere continuare indisturbato, le sue attività criminose (scippi, furti e rapine). Arriva il giorno in cui de Pretore deve rendere l’anima a Dio e, presentandosi in Paradiso crea un incidente diplomatico.

Perché?

Perché, San Giuseppe, colpito nell’orgoglio, cerca di perorare, presso il Padreterno, la causa del suo assistito. Si arriva, addirittura, a rischiare uno scisma, fino a quando, il giovanotto, riuscendo a dimostrare che, tutto sommato, è una persona buona e affidabile, viene accettato con gaudio e tripudio.

Sarebbe bello, se fosse così.

Certo, ma è tutto da verificare! Come le ho spiegato prima, in ogni epoca gli esseri umani hanno cercato di costruirsi un modello "fideistico" su misura.

E perché, allora, ci sono religioni, come anche quella cattolica, basate sulla paura delle punizioni divine?

Come ho già spiegato in articolo specifico, l’essere umano non nasce per soffrire ma confonde, sovente, l’incapacità da carente sviluppo della propria personalità con la fatalistica convinzione che, tutta l’esperienza terrena, debba essere costellata da una sequela di iatture e dispiaceri. In una pubblicazione scientifica del 1969, il biologo Delgado, riporta i seguenti risultati: "Nella porzione posteriore dell’ipotalamo, sono presenti due gruppi diversi di strutture, le une remunerative e le altre punitive. Un’analisi sistematica delle aree cerebrali del ratto, rivela che il 60% del cervello è neutro, il 35% risulta "remunerativo" e solo il 5% può provocare effetti punitivi".

Il problema nasce dall’ignoranza in cui ci dibattiamo, in relazione al senso della vita. Se poi sommiamo che la religione pagana "vedeva" il sacrificio come offerta (attraverso l’uccisione di animali o persone) per ingraziarsi gli Dei e riflettiamo sul fatto che alcuni "Padri della Chiesa" sarebbero stati, ai tempi nostri, dei barboni o degli internati in centri per disadattati mentali, possiamo spiegare l’assunto di partenza.

E il rimedio?

Studiare e migliorarsi! Infatti, si osserva che più l’essere umano sviluppa le proprie conoscenze e la propria maturità, meno è disponibile ad assoggettarsi alle minacce di turno.

Ma allora, come si fa a vivere liberi dai legacci di un sistema politico religioso condizionante?

A prescindere dal concetto di religiosità che ognuno dovrebbe imparare a "sentire" dentro di sé, rimane un elemento preponderante quello di imparare a concretizzare quegli obiettivi (autonomia economica, amore di sé per sapersi "donare", realizzazione in un lavoro, etc.) che ci consentiranno una solida autostima.

Molte volte, inoltre, invito a ricordare che, ognuno, riceve quotidianamente, 24 gettoni di libertà (uno per ogni ora della giornata) da spendere nelle normali occupazioni (famiglia, lavoro, riposo, etc.): il segreto della felicità consiste nel riuscire a risparmiarne, ogni giorno, qualcuno, per poter coltivare la migliore amicizia del mondo: quella con se stessi

G. M. - Medico Psicoterapeuta

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