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Opportunismo e opportunità.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

2 agosto 2017






Nella correttezza, la differenza non è così sottile!


In questo lavoro, così come negli altri della medesima sottosezione, si riportano estrapolati di colloqui analitici, finalizzati ad affrontare argomenti di interesse pubblico. L’operazione, con il consenso degli interessati, rispetta tutti i dettami della legge sulla Privacy ed i principi del rispetto e della correttezza professionale.

BUONA LETTURA

Oggi avrei voluto riprendere il discorso riguardante le difficoltà nell’organizzazione del lavoro...

E invece?

Mentre mi recavo al suo studio, ho sentito il bisogno di discutere con lei sulla differenza che esiste fra opportunismo ed egoismo positivo.

Bene, cominciamo pure.

Da un po’ di tempo sto ridimensionando l’idea che avevo di alcune persone, perché sto notando aspetti, manifestati anche con il temperamento, di cui prima non mi accorgevo. Questo mi crea conflitto perché, da una parte sono legata a loro affettivamente, dall’altra mi sento meno disponibile a frequentarle proprio per certi comportamenti che non mi piacciono.

Ha messo in conto che la verità potrebbe essere diversa?

Cioè?

... Che rispetto a qualche tempo fa, essendo "cresciuta" sul piano della maturità personale, ha ridimensionato la loro figura?

La cosa è probabile. Di recente, ho notato in un amico atteggiamenti simili a quelli dei militari, e molto simili a quelli che aveva un mio zio di cui avevo una scarsa considerazione. E pensare che, nel passato, questo amico mi sembrava maturo ed equilibrato: una persona da imitare, insomma!

Come mai in tanti anni non li avevo notati? Mi sembra impossibile che lui li abbia sviluppati adesso!

Non li ha notati perché non sapeva osservare.

Però, io ho ridimensionato anche la stima senza confini e la fiducia che avevo nei suoi confronti.

Questo è relativo al processo di maturazione cui è andata incontro, perché una stima illimitata, in ogni settore, è già segno di immaturità.

Perché?

Perché nessuno è perfetto!

Sì, però io noto che, nei confronti di altri, più li conosco, più la stima verso di loro aumenta. E’ verso vecchie amicizie che accade il contrario! Quello che mi chiedo è quanto mi sia utile frequentare questo amico che va preso per quello che è, anche se poi mi dispiace allontanarlo per il legame affettivo.

Guardi che ognuno di noi si lega a qualcuno in particolare, in funzione dell’utilità che ne ricava.

Ma, in questo modo, non corro il rischio di essere opportunista?

E’ una questione di opportunità, non di opportunismo. Opportunità comporta la valutazione fra l’utilità che ne ricava ed il costo relativo. L’opportunismo, invece, porta a fare delle scelte che porteranno l’utilizzo di qualcosa o di qualcuno col minor costo possibile... e, soprattutto, senza prevedere una continuità di frequentazione, perché, terminato il vantaggio che se ne ricava, si smette di frequentare la persona in questione e si sarà poco incline alla disponibilità nel confronti di quest’ultima anche dietro sua richiesta. Quando una valutazione in termini di opportunità la porta a decidere di essere disponibile nei confronti di qualcuno, allora, se lei è matura, metterà in atto un comportamento di egoismo positivo, che significa: "Prendo qualcosa, ti do qualcosa". Ma può anche essere ribaltato, cioè: "Ti do qualcosa e devo prendere qualcosa (anche se non subito), altrimenti, perché dovrei essere disponibile? Tu puoi avere bisogno di me, io cerco di venirti incontro, e non è che immediatamente devo avere un tornaconto da te, però so di avere un credito da spendere" Questa è la differenza. L’opportunista o è egocentrico (cioè usa gli altri, credendo di essere nel giusto) o è egoista negativo (cioè usa gli altri, sapendo di non essere corretto, ma considerandosi più furbo di tutti). La persona che mette in atto una valutazione in termini di opportunità, può, se vuole, essere un egoista positivo.

Perché, allora, io sento di poter avere uno scambio in questi termini con il mio amico?

Evidentemente ha stabilito che non è possibile!

E dentro di me c’è conflitto per l’aspetto affettivo?

Si, però dovrebbe prevalere l’affetto nei suoi confronti.

Tempo fa, io ero convinta che fosse utile e proficuo frequentare persone che fanno analisi personale; invece, ho verificato che non è così.

Guardi che della sua convinzione non ne abbiamo mai parlato. Sono conclusioni che ha tratto lei, ma non l’ha verificata "a priori".

Anzi, mi sono accorta che può essere gradevole la compagnia di persone che non fanno analisi, le quali parlano di cose ‘leggere’ facendomi, così, svagare , mentre può non essere gradevole la compagnia di persone che seguono un percorso di analisi personale e parlano di problematiche personali.

Ma lei, scusi, fa analisi personale?

Si, certo, altrimenti cosa ci starei a fare nel suo studio?

E mi dica un’altra cosa, i suoi interlocutori si trovano bene con lei?

Si, sulla base di quello che sembra!

Allora, non è problema di analisi personale, ma di personalità! Comunque, proprio per questo, fare analisi non è una garanzia, perché non è un’iscrizione ad un partito politico particolare che garantisce dai pensieri sbagliati. Fare analisi significa accelerare delle reazioni maturative che impiegherebbero molti anni a realizzarsi, però io posso accelerare delle mie reazioni maturative e sfruttarti lo stesso... almeno fino a quando non divento "effettivamente" migliori.

Io pensavo che, avendo dei canoni comuni, si potesse avere un rapporto migliore, soprattutto grazie alla possibilità di usare la logica.

Bisogna vedere se in quei momenti "vuoi" o "puoi" usare logica, perché se io ho bisogno di sfogarmi non capisco niente, mi sfogo e basta; in quel momento in me prevale l’aggressività negativa, la logica non riesco a sapere nemmeno dove stia di casa!

E quindi, in certi momenti si cercano le persone che possono essere disponili perché si ha bisogno di sfogarsi!

Io, comunque, quando sono di cattivo umore, evito di infastidire gli altri e me ne resto a casa!

Dipende dall’educazione che ha ricevuto, incline al concetto di riservatezza.

Io valuto anche il fatto che, se mi rendo pesante con gli altri, poi queste persone non intenderanno più frequentarmi.

Questo rispecchia la valutazione di opportunità. In quei momenti, nonostante si senta poco in forma, riesce ad usare la logica.

E comunque, con questo amico, il mio comportamento è corretto? È scorretto produrre conflitti?

Non ha proprio senso produrli, perché è fuori luogo.

Come mi regolo, allora, quando lui mi chiama?

Se si sente disponibile aderisce, altrimenti, come diceva Totò... "desista"!

Sì, farò così, anche se, negli ultimi tempi, molti suoi comportamenti non sono stati corretti. Comunque, quello che mi meraviglia è che questa persona fa analisi personale da molti anni!

E quindi?

Come fa ad essere così fastidioso, in certi momenti?

Avere alle spalle molti anni di colloqui analitici, non è garanzia di perfezione! Tra l’altro, bisogna vedere da dove è partita questa persona, quando ha cominciato il proprio percorso.

Quindi, se si "parte da molto lontano", il cammino può essere lungo?

Per accomiatarmi, userò una massima di Confucio:

"Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi".

G. M. - Medico Psicoterapeuta (21 agosto 2007)

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