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Legge Gasparri.
di Francesco Battaglia  

4 gennaio 2004



Da un nostro lettore: Che Riforma... Legislatore!


Riceviamo e pubblichiamo questo articolo. Precisiamo che questo Web Magazine non assume alcuna responsabilità per il contenuto dello stesso, che resta un punto di vista personale dell’autore. Lo spirito che ispira la nostra linea editoriale è, come sempre, quello di offrire la nostra piattaforma giornalistica a quanti ritengano di poter dire la propria in un’ottica collaborativa e fattiva di chi, in possesso delle adeguate competenze, sia rivolto verso il corretto e positivo uso del libero pensiero.

BUONA LETTURA

Ma, l’Italia che tenta di accreditarsi Paese civile, anche sugli scenari internazionali, non disdegnando di andare nel terzo mondo a far rispettare diritti di quei cittadini, poiché li considera sudditi, è un Paese civile?

La risposta, se guardiamo al testo della riforma in oggetto, che nel terzo millennio, dopo secoli di elaborazione di concetti civili, si propone di regolare il comparto delle comunicazioni, è no .

Anzi, questa legge consolida e ribadisce un principio fondamentale profondamente iniquo ed incivile, in quanto a detrimento della libertà e delle scelte dei cittadini, qui sicuramente sudditi,( in maniera non dissimile da quanto avviene in molti Stati terzomondiali) del Legislatore e del Mercato, come dal Legislatore strutturato. Tale principio, che appare contestabile, è quello, per banalizzare, del "offro io, paghi tu": nessuna influenza continua ad essere concessa, infatti, ai cittadini utenti, consumatori, contribuenti, sulla programmazione ed i Media, dovendo i cittadini limitarsi a pagare nel prezzo dei prodotti e servizi, la pubblicità decisa nelle sedi aziendali, ed i tributi, non solo il canone radio televisivo, ma anche l’IVA sulla produzione editoriale della informazione e dell’intrattenimento.

Altro che valore aggiunto; la informazione e l’ intrattenimento erogati strutturalmente in termini disgiunti dalle esigenze reali e dai desiderata degli utenti, costituiscono un valore sottratto, non aggiunto. Gli italiani, si sa, sono alieni dai calcoli matematici, ma è chiaro che gli elevati sovracosti sopportarti dalle aziende,(spesso, oltretutto, costrette perché implicate dal sistema ) per la pubblicità,(per di più, quasi del tutto non informativa, spesso solo proemotiva, ingannevole o depistante) debbono andare a bilancio ed essere scaricati sui consumatori finali; lo stesso si dica per gli oneri sopportarti dagli enti pubblici ,che nei tributi, o contributi, vanno inesorabilmente a pesare.

Dove stia scritto che informazione e spettacolo si paghino con i proventi pubblicitari, e per giunta, indirettamente, ( da parte di utenti deleganti sia aziende, sia Media ) non si sa, ma si sa che così facendo si ruba al cittadino lo "scettro", che, per l’art. 1 della Costituzione, spetta al popolo sovrano, consentendo di ammannirgli senza possibilità concreta di via di fuga, neppure con lo zapping più esasperato, una informazione, ed indirettamente, formazione, sopraffattoria.

Sarebbe opportuno che il Parlamento colga l’occasione di questa riforma, per farla nella unica direzione in cui possa risultare rispettosa dei diritti ed interessi dei cittadini, cioè quella che essi possano scegliere le fonti di informazione e di spettacolo, che la scelta cessi di essere operata aliunde, ed alle loro spalle, trasformando tutte le Emittenti, compresa la RAI, in Pay-radio-tv-digit., consentendo così ai clienti di rifiutare l’offerta ed il pagamento(attualmente obbligatorio per tutte) di quelle emittenti o testate che non li soddisfino.

Dovrebbe essere, al contempo, non aumentata,ma vietata la pubblicità, se non in apposite pubblicazioni o canali radio televisivi soltanto ad essa dedicati, anche a pagamento, se è vero, come ci vogliono far credere, che agli utenti piace.(che strano destino la pubblicità: lo spam gratis non autorizzato previamente è stato vietato dal Garante privacy, la pubblicità non richiesta né autorizzata, può essere inviata tranquillamente ,e viene fatta pagare obbligatoriamente) Speriamo che non sia varato alcun decreto urgente per l’incredibile scopo, che da qualche giorno viene somministrato alla pubblica opinione, di salvare... l’occupazione: i cittadini non sono così poco accorti da non rendersi conto della inconsistenza totale di tali argomenti: nel quadro occupazionale italiano non si contano gli eventi di crisi aziendale con anche maggior ricaduta occupazionale, che non hanno smosso il Governo ,né il Parlamento.

D’altra parte, sarebbe stato illegittimo intromettersi solo per alcuni casi, e poi, per i motivi sopra esposti, il salvataggio di emittenti imposte, come quelle che si vorrebbero salvare, non appare affatto un guadagno per i cittadini, né in termini di peculiare qualità dei servizi offerti, né di rispetto dei diritti di scelta, che appartengono soltanto ai cittadini utenti e non ai Poteri , istituzionali oppure del Mercato, anche visto che oggi sono i consumatori a pagare interamente tutte le emittenti e testate, anche quelle che non usano o aborriscono. Al Capo dello Stato va un plauso per aver, in qualche modo, rimesso a fuoco le citate non risolte problematiche, da più parti sollevate.

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