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Basta!
di Mariano Marchese  ( marianomarchese1@gmail.com )

19 novembre 2003

Diciannove persone non rispondono all'appello chiamato tra le macerie della caserma dei carabinieri di stanza a Nassirya in Irak; oltre venti persone non rivedranno più la luce del sole e ben duecentoquaranta hanno visto le loro vite tingersi del rosso del caldo sangue che gli scorreva addosso così come dal rosso del fuoco dal quale sono state investite nei pressi delle due sinagoghe di Istanbul in Turchia, almeno loro, per un puro caso del destino, riusciranno a rivedere il rosso- arancio del sole che, da oggi, tramonterà mestamente, quasi offeso da tanta barbarie, sui verdi tetti delle moschee della città posta a cavallo tra due continenti, quello europeo e quello asiatico; una persona, che risponde al nome di Saddam Hussein, urla al mondo attonito che - altri soldati stranieri moriranno se gli invasori americani non lasceranno il suolo iracheno -. Tre situazioni lontane geograficamente ma tristemente legate tra loro da un unico filo conduttore, quello ignobile e vigliacco del terrorismo. Diciannove carabinieri, infatti, sono morti per aver assolto in modo encomiabile il loro dovere; per un beffardo destino, hanno trovato la morte proprio laddove si erano recati per portare la pace, un intero popolo, riscopertosi tale, li piange; un intero popolo si è stretto in un caloroso abbraccio attorno alla "Benemerita", ferita da una bestia inferocita, capace di nutrirsi solo del sangue di vittime innocenti ma di fuggire, poi, sul campo di battaglia. Una sola definizione può essere data a chi nasconde eccidi di innocenti dietro una guerra santa, la Jihad, che nessun musulmano vuole, la definizione è quella di vigliacchi ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.





infatti ,è solo questo che riusciamo a dire nei confronti di chi semina morte in nome di Dio al quale, peraltro, un giorno, dovranno dare conto. -Altri soldati moriranno- è stato affermato ma, inspiegabilmente, trecento vittime innocenti, tra morti e feriti, sono state colpite a Istanbul, dunque altro sangue e altro terrore lontano dall’Irak ma vicino alle nostre coscienze che cominciano a ribellarsi a tanta violenza. Siamo stanchi di assistere a scene di morte, siamo stanchi di vivere lo strazio di quanti, giorno dopo giorno, perdono l’affetto di un parente, di un amico, di un conoscente, prescindendo dal colore della loro pelle o dal loro credo religioso. Riteniamo che le proprie ragioni debbano essere necessariamente fatte valere nelle sedi più opportune e con i metodi più corretti perché possano essere ascoltate; lacrime e dolore, paura e sofferenza allontanano dal dialogo e dalla comprensione: Non ci sentiamo di poter comprendere gesti terroristici che coinvolgono in una lunga scia di sangue poveri innocenti colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le religioni, qualunque esse siano, sono improntate alla pietà e al perdono qualcuna anche alla carità per cui chi priva della vita un altro uomo per imporre le proprie ragioni si pone, automaticamente, al di fuori di ogni credo se non quello della violenza e degli interessi personali e non riuscirà mai a far passare azioni di vile terrorismo per gesta eroiche perpetrate in nome di Dio.

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