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Lamerica.
di Mariano Marchese  ( marianomarchese1@gmail.com )

21 ottobre 2003

Quante vite umane costa il miraggio di una vita migliore? Sembrerebbe il titolo di un film, invece altro non Ŕ se non la realtÓ del quotidiano che apprendiamo sfogliando le pagine dei giornali o ascoltando un qualsiasi telegiornale. Assistiamo impotenti alla tragedia che si consuma ogni giorno nei mari italiani, vite bruciate che giungono ad un mortale capolinea tra l'indifferenza dei tanti che potrebbero fare e che, purtroppo, non fanno. Vite bruciate tra l'indifferenza della gente quindi, ma il colmo Ŕ rappresentato dal fatto che questi uomini pagano un prezzo, un prezzo molto alto colmato con una serie infinita di sacrifici, in fondo solo per andare a morire in una terra straniera! Nell'immaginario collettivo l'Italia Ŕ vista come la terra del sole e dell'Eldorado ma per questa povera gente, il "bel paese" rappresenta la terra del non ritorno, la terra dove il loro sole tramonterÓ per sempre nei flutti di un mare che, a volte, non restituisce i loro corpi, quasi a volerli custodire per sempre dopo tanta sofferenza. Il tributo da pagare Ŕ davvero pesante per una speranza che, per qualcuno di questi disgraziati, si trasforma in una terribile realtÓ fatta di stenti, sofferenza e sfruttamento, addirittura superiori rispetto a quelli sopportati nei rispettivi Paesi d'origine. Le immagini dei disperati del mare, come oggi vengono definiti i nuovi emigranti del terzo millennio...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




...sono impresse in ognuno di noi, uomini, donne, bambini a cui, spesso , dopo aver pagato il biglietto di un viaggio degno delle migliori trame di Hitchcock, non rimane altro che la propria dignitÓ, sebbene calpestata da gente senza scrupoli che, pur di arricchirsi, Ŕ capace di esporli a pericoli inenarrabili abbandonandoli a se stessi senza un minimo di pietÓ. Sfogliando le pagine di una storia non troppo lontana , ci ritornano in mente le immagini dei nostri emigranti costretti, con l’immancabile valigia di cartone, a traversate atlantiche in terza classe ma pur sempre su mezzi sicuri e dignitosi...quella del Titanic fu una tragedia non ancora del tutto dimenticata. I nostri emigranti, lasciavano l’indigenza da cui provenivano con la speranza di un futuro migliore, e, il pi¨ delle volte sarebbe stato proprio cosý, proprio in quel nuovo mondo che spalancava loro le braccia per accoglierli, salvarli dalla povertÓ, in quel nuovo mondo dove trovarono pacifica convivenza uomini di tutte le nazionalitÓ, quel nuovo mondo, oggi, fin troppo additato di arroganza...forse sarebbe il caso di recitare un mea culpa a livello europeo, in quanto si continua a parlare di controllo dei mari proprio per prevenire tragedie come quelle che si consumano ogni giorno, presentando alle nostre coscienze un tributo elevatissimo in termini di vite umane. Questi uomini, nella maggior parte dei casi riescono ad eludere controlli internazionali, penetrando spazi super controllati e pattugliati... vogliamo allora indurre l’attento lettore ad una riflessione che Ŕ la seguente: ma in caso di attacco militare, saremmo in grado di vigilare i nostri mari o le navi nemiche passerebbero indisturbate sino alle nostre coste? Tale domanda induce a dare risposte intelligenti e scontate...quello che ci lascia perplessi Ŕ per˛ il fatto che ancora nessuno parli apertamente di eventuali connivenze!

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