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Nonni, o babysitter?
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it ) e di Stefania Labate  ( stefanialabate@hotmail.it )

20 settembre 2003





Come ci si organizza, quando i genitori lavorano?


 

...Per crescere meglio - 9

E rieccoci qui!...dopo le vacanze...Pensavi che dimenticassi il nostro incontro? Ma nemmeno per idea!!! E allora....torniamo al nostro "viaggio" all’interno della famiglia....

Molti sono i genitori che lavorano e sono quindi costretti ad affidare i propri figli, sin da piccoli, ad altre persone.... E qui c’è il dilemma: baby sitter, quindi un’estranea che comunque ha anche dei costi, o i nonni, che sono dei familiari e prestano il loro operato gratuitamente, ma sono molto... come dire... "ingombranti" nella gestione dei nipoti?

C’è anche un’alternativa aggiuntiva che è quella degli asili (nido o scuola materna)... che offrono metodiche interessanti dal punto di vista della stimolazione didattica.

Si, lo so, anche io ne usufruisco per mia figlia, ma, a parte il fatto che non molti bambini accettano questa soluzione, a volte possono esserci problemi logistici che ne impediscono la fruizione.

Magari in un prossimo incontro ti spiegherò come si abitua un bambino ad accettare, senza traumi, l’idea dell’asilo. Comunque, per tornar alla tua domanda iniziale, posso dirti che la scelta da operare dipende dal tipo di ambiante familiare, dal tipo di educazione che i bambini hanno cominciato ad acquisire; dipende dalla differenza di mentalità fra i genitori di questi bambini e i loro nonni; dipende dalla disponibilità economica dei genitori che eventualmente potranno cercare un baby sitter che sia in un certo qual modo "portata" per il lavoro che le viene richiesto.

Una cosa è certa: non si può chiedere ai nonni di sostituire la figura dei genitori; non gli si può chiedere di impegnarsi molte ore al giorno perchè noi dimentichiamo che anche loro hanno una vita privata... che va rispettata. L’ideale sarebbe non mancare troppo da casa facendo in modo che magari il lavoro del padre possa compensare quello della madre negli orari con la presenza di una baby sitter e, se fosse possibile, avendo dei nonni maturi, avendo una supervisione dei nonni quando i genitori mancano.

Tornando alla domanda precedente...

Io stessa mi trovo costretta a lasciare mia figlia, ma quando posso, cerco di stare con lei e ne vedo i frutti, ma c’è qualcuno, in famiglia, che si preoccupa di dirmi (quasi come un rimprovero) che questo tempo non è abbastanza, che dovrei magari rinunciare a parte del mio lavoro per averne di più da dedicarle.

Ci sono alcune mamme, che hanno però i mariti che lavorano (al contrario di me che sono sola), che si sono licenziate per questo motivo... non credo sia giusto!.... Io non lo farei per nessun motivo al mondo tanto più che poi vedi molte di queste mamme che si abbrutiscono, si trascurano, si piangono addosso e diventano nervose, isteriche ... e chi ne fa le spese sono proprio i figli!!!... perché non si sentono realizzate.... Ci sono molti aspetti da valutare....

E tu come la pensi?

Noi sappiamo che è importante realizzarsi soprattutto attraverso un lavoro e, di conseguenza, rinunciare alla tu attività sarebbe scorretto... tanto più che hai educato tua figlia ad una presenza materna "qualitativa" più che "quantitativa".

E poi, quando tu non ci sei, non rimane da sola... adesso comincia ad essere più grandicella, diventa sempre più e, pian piano che andrà avanti, si costruirà una cerchia di amicizie da frequentare nei momenti che riterrà opportuno. Tu non solo hai il diritto di continuare a lavorare, ma avresti anche il dovere di pensare a te stessa anche dal punto di vista affettivo nella ricerca di un partner perché è inammissibile considerare chiuso il tuo capitolo affettivo personale... alla tua età!!!

Questo è ciò che posso dirti.

Sì...ma ricollegandomi al fatto delle mamme che lasciano il lavoro ma che hanno un marito che lavora...

E’ un errore....Può essere, molte volte, un alibi perché il loro lavoro non le appagava o erano inadatte alle mansioni che dovevano svolgere per cui, il fatto di doversi occupare dei figli, poteva fungere da "scappatoia". Bisogna cercare di raggiungere l’equilibrio nel realizzarsi con se stessi, crearsi un lavoro, cercare un appagamento affettivo col partner (oltre che coi figli) e dedicarsi del tempo libero per ricordarsi che siamo umani "di questo tempo, con i nostri bisogni, le nostre aspirazioni ed i nostri desideri.

...A proposito di questo... mi viene in mente la moglie di un amico, sposata da circa 20 anni o giù di lì, che viene descritta da lui come una specie di ... "Madonna"... che vive per i figli, non li lascia mai, si dedica esclusivamente a loro... e lui.. è sempre da solo... e sembra gli vada bene così.

Forse ha qualche altra "situazione"...

Lui dice di no, però, spesso, si notano situazioni di questo tipo per cui si diventa esclusivamente mamme... dimenticando di essere mogli... e donne! Questo è dannoso sia per la famiglia che per la coppia.

Una condizione simile, denota delle difficoltà di ruolo da parte della donna la quale, in questo modo, continua ad esercitare il potere della gestione "globale"della famiglia. Anche il marito rientra nel calderone filiale: infatti, molte volte, viene trattato alla stregua (se non peggio!) dei figli dal punto di vista della capacità decisionale ed è per questo che poi non si coltiva l’intimità di coppia. Per certe donne, prima vengono i figli, poi viene il marito, ma come appendice filiale.

Questo tipo di atteggiamento porterà, nella maggior parte dei casi, alla rottura della coppia e creerà anche un pessimo modello educativo per i figli perché, questi ultimi, imparano come si costruisce una coppia vivendo all’interno della propria famiglia, che è il primo modello in cui identificarsi: quindi, come vedi, l’errore è duplice!!!

Il racconto di questo mio amico del suo rapporto con la moglie mi ha lasciato un po’ perplessa così gli ho domandato "ma quando i figli apriranno la porta e faranno la loro strada, tua moglie cosa farà?" Mi ha riferito che ne hanno parlato e che lei gli ha risposto che si dedicherà ai nipoti...

Ed io ho pensato "E quando si dedicherà a te?"

Hai detto che sono sposati da circa 20 anni.... Beh, dopo così tanto tempo, se la situazione non viene tenuta "attiva" giorno dopo giorno dalla coppia, è ormai seppellita sotto un mare di polvere...diventa, come al solito un buon legame affettivo...come fratello e sorella.... o come buoni amici... nella migliore delle ipotesi!

La vita familiare, anche quella che si può definire "riuscita", felice, prevede della incomprensioni, degli screzi ed i figli assistono....

Come ci si deve regolare in merito per creare meno danni possibili verso i figli?

Sarebbe opportuno regolare le proprie difficoltà quando si è da soli, perchè un figlio soprattutto quando è piccolo, vedendo litigare i genitori, sente venire meno certezze e solidità, perché conta molto sulla tranquillità del legame familiare per creare una propria serenità interiore; vedere i due punti di riferimento scontrarsi aspramente, gli crea conflitti, disagi e insicurezza che lo portano a vivere con sentimenti di angoscia nei confronti dei quali potrà reagire "chiudendosi", attraverso un quadro depressivo, o diventando aggressivo nei confronti del mondo esterno.

Quando, però, i dissapori sono manifesti, non si possono più celare e, allora, sarebbe opportuno (magari con l’aiuto di un esperto) spiegare ai figli la situazione: in fondo, anche questo, fa parte della vita!

Grazie, "Doc", come sempre!

G. M. & S. L.

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