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Permalositā, suscettibilitā e... offese facili!
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

21 giugno 2008






Mister Galileo, dica a Mister Einstein che...


COLLOQUI RISERVATI

In questo lavoro, così come negli altri della medesima sottosezione, si riportano estrapolati di colloqui analitici, finalizzati ad affrontare argomenti di interesse pubblico. L’operazione, con il consenso degli interessati, rispetta tutti i dettami della legge sulla Privacy ed i principi del rispetto e della correttezza professionale.

BUONA LETTURA

Amo Einstein e non so bene perché. Pur avendo all’attivo degli studi scientifici, più che delle scoperte nel campo della Fisica, sono rimasto colpito dagli occhi ironici, dall’aspetto trasandato e da quel suo rimanere così profondamente umano malgrado i vertici raggiunti. Einstein per me è l’Intelligenza con la faccia del clown. Tempo fa in televisione ci fu un servizio su Einstein e sulla Relatività. Per l’ennesima volta radunai tutte le mie facoltà intellettive e mi piazzai davanti al video fermamente deciso a capire. Ascoltai con attenzione lo speaker che, peraltro, parlava con molta chiarezza e soprattutto non persi una parola del professor Zichichi, quel nostro famoso fisico capace di tradurre in immagini familiari anche i concetti più astrusi. Niente da fare! Recepii solo le cose che già conoscevo e, come sempre, mi sfuggì il significato del tutto. Forse la verità è che, a me, di questa benedetta Teoria della Relatività, non importa proprio un bel niente. Muoio invece dalla voglia di capire com’è fatto l’Universo, di sapere chi siamo, da dove veniamo e dove andremo a finire, e tutto questo vorrei saperlo da Einstein. Bertrand Russell diceva che tutti quelli che spiegano la Relatività sono in genere delle persone che vi accompagnano per mano nella zona dove i concetti sono più elementari e che poi vi lasciano soli non appena vi trovate nel buio. Tutto questo per dirvi che anche quella sera andai a letto con tutta la mia voglia di sapere ancora intatta. Prima di prender sonno decisi quindi di rifugiarmi tra i miei filosofi preferiti: i presocratici. Loro sì che sapevano porsi le domande giuste! Democrito, Empedocle, Anassagora, Eraclito, Anassimandro: il fascino del pensiero! Anassimandro credeva che la volta del cielo fosse effettivamente una volta e che le stelle fossero dei piccoli buchi al di là dei quali si scorgeva il fuoco eterno. Sì, lo so, si sbagliava. Però l’immagine era bella e anche facile da capire. D’altra parte è proprio facendo dei buchini in un cartone dipindo e mettendo delle lampadine dietro che si costruiscono i fondali dei presepi napoletani. Empedocle diceva che gli elementi del creato erano quattro: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco, e che su di essi agivano l’Amore e la Discordia. Ogni elemento mosso dall’Amore cercava il suo simile: la pietra ricadeva sulla terra, l’acqua scivolava verso il mare, il fumo saliva su nel cielo e così via. Sennonché arrivava la Discordia e rimescolava tutto di nuovo . Ora però, secondo questa teoria, il mondo, in quanto opera mista, sarebbe stato solo frutto della Discordia: a lasciar fare all’Amore infatti l’acqua se ne sarebbe andata con l’acqua, la terra con la terra e tutto sarebbe ridiventato un deserto. Aristotele si accorse di questa contraddizione e cominciò ad avere dei dubbi. Vorrei vedere, disse, che l’Amore spinge ogni elemento verso il suo contrario e non verso il suo simile? E nessuno lo contraddisse, anche perché nel frattempo Empedocle, che si era suicidato buttandosi nel cratere dell’Etna. Fu su quest’ultimo pensiero, credo, che mi addormentai per ritrovarmi dopo pochi minuti in una specie di anfiteatro all’aperto. Intorno a me c’erano tutti scienziate e filosofi, ognuno vestito come all’epoca sua. Manco a dirlo, su un palco, vidi Aristotele che faceva da moderatore, con alla sua destra Euclide e Einstein e, alla sua sinistra, Newton e Galileo. Notai subito che Newton non guardava mai in faccia Einstein: quando doveva dirgli qualcosa glielo faceva dire da Galileo. "Mister Galileo, per cortesia, dica a mister Einstein che..." (Luciano de Crescenzo - Il caffè sospeso - Mondadori 2008 )

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Buona sera, dottore, in questo incontro vorrei mettere a fuoco due temi che mi condizionano, direttamente ed indirettamente, l’esistenza: la suscettibilità e la permalosità.

Ha già un’idea del loro significato, nella lingua italiana?

Ho fatto una ricerca sui dizionari ma ho bisogno, però, che lei mi chiarisca la differenza fra suscettibilità e permalosità. A proposito di "suscettibile", il dizionario riporta: "di soggetto capace di ricevere in sé gli effetti di un’azione che tende a modificarlo.".

Le definizioni riportate sul dizionario, rendono abbastanza bene il significato del termine in questione. Suscettibile, viene da susceptus, participio passato del verbo suscipere, che vuol dire "capace di prendere qualcosa". In effetti, con suscettibilità, anche in fisica, si misura la capacità di un corpo nel reagire alle sollecitazioni del mondo esterno. Di conseguenza, l’essere suscettibile è fisiologico e rispetta principi naturali, diventa anomalo nel caso di reazione abnorme, sia in difetto che in eccesso.

Per quanto riguarda il termine "permaloso" ho trovato le seguenti definizioni: " irritabilità eccessiva, puntigliosità, diffidenza, facile tendenza ad indispettirsi, irritarsi, risentirsi col prossimo, in maniera per lo più sproporzionata alle circostanze, ai fatti, alle persone; irascibile, collerico, insofferente".

"Permaloso": "detto di persona facile ad offendersi, a risentirsi eccessivamente, sensibile a parole o atti altrui che sembrino comportare un giudizio negativo nei suoi confronti".

In pratica, la permalosità, che deriva dal latino pre - malus (prendere ogni cosa in maniera eccessiva ed offendersi facilmente), non costituisce una reazione corretta, perché mette in evidenza degli aspetti non propriamente maturi.

Insomma, il permaloso si offende facilmente perché crede di essere giudicato negativamente dagli altri.

È proprio così, ha centrato il punto. Il permaloso è stato costretto a crescere in un ambiente pieno di critiche e condanne ingiuste e si è abituato a vedere nell’altro, un nemico.

È possibile che la suscettibilità, all’ennesima potenza, diventi permalosità?

Certo, è una cosa possibile, però negli individui con le caratteristiche sopracitate.

Lei ha detto che io perché sono permalosa...

come faccio ad esserlo se, tra l’altro, reprimo la reazione che nasce in me di fronte a stimolazioni frustranti?

Lei è cresciuta in una famiglia (compresi zii e parenti "allargati") che, per abitudine, esprime giudizi di condanna nei confronti di chiunque non accetti le regole di sacrificio e dedizione. Mi ha riferito più volte che, da piccola, è stata costretta a svegliarsi nel cuore della notte per lavare i fari dell’automobile di suo padre che aveva deciso, insulsamente, di mettersi in viaggio proprio a quell’ora!

Inoltre, ha potuto osservare e provare sulla sua pelle, un tipo di mentalità medievale, "chiusa", fosca, che rifugge qualunque forma di gioia o benessere, ritenendolo strano o, addirittura, immorale.

È chiaro che, seguendo i loro insegnamenti, ha imparato a diffidare di tutto e di tutti. Inoltre, per paura di essere additata come "persona pericolosa", ha finito col reprimere la produzione di emozioni di ribellione. Con questo meccanismo, però, ha finito col produrre molti conflitti irrisolti e, di conseguenza, molti disturbi.

E la reazione di rifiuto verso il mio lavoro, dipende da permalosità?

Suscettibilità, quella è suscettibilità, perché il rifiuto si determina nei confronti di fastidi che, effettivamente, esistono sul teatro delle operazioni in cui si svolge la sua attività professionale. Potremmo parlare di permalosità, quando si lamenta del fatto che qualche suo collega ha criticato il suo modo di operare.

Come sarebbe dire, scusi, in quel caso non ho ragione di offendermi?

No... e ora le spiego il perché.

Fintanto che parliamo di fastidio, la reazione è spiegabile dal momento che c’è la possibilità di dover rivedere tutte le riflessioni che operato intorno a quel progetto: un sacco di lavoro che rischia di dovere andare in fumo! Quando, invece, passiamo all’offesa, allora la cosa non va più bene.

E perché?

Perché l’offesa consiste nell’accusare il colpo che qualcuno le ha sferrato, procurandole un danno. Quindi, non è tanto cosa le dicono, ad innervosirla, ma come reagisce di fronte alla "provocazione".

E non è la stessa cosa?

Sembrerebbe, ma non è così. Mi segua nel ragionamento e se ne renderà conto.

Nel momento in cui un addebito sul suo modus operandi le crea scombussolamento, questo è una prova evidente del fatto che, in fondo, lei non è tanto convinta del fatto suo e teme che, in quello che le è stato detto, ci sia un fondo di verità.

Beh, effettivamente... ma comunque la colpa non è mia, sono sempre stata tiranneggiata... e ingiustamente!

Il nostro modo di reagire agli eventi, dipende sempre da quello che abbiamo imparato... sia per averlo subito, sia per averlo osservato negli altri... si tranquillizzi, quindi, che non è colpa sua.

Se, invece, le sue scelte (lavorative o di vita, in genere) sono il risultato di convincimenti solidi, allora nessuna critica potrà ferirla e, quindi, offenderla. Consideri, inoltre, che quello che dicono gli altri, non sempre è da tenere molto in considerazione, perché non sappiamo se è il risultato di pensieri ponderati e meditati o parole profferite con leggerezza o, come dicono a Napoli, "a petto di cavallo".

A questo punto, che differenza esiste fra la permalosità e la facile offendibilità?

È permaloso chi si infastidisce perché teme, senza averne le prove, che qualcuno stia giudicandolo male. L’offendersi facilmente, invece, deriva dall’aver subito il colpo, in maniera eccessiva: è una questione di estrema suscettibilità.

Ma io penso che, se una persona, di fronte ad un’offesa, ad una scorrettezza, ci passa sopra... allora non mostra di avere "gli attributi"!

Le cose non stanno per come lei le vive. Se reagiamo offendendoci, di fronte ad ogni provocazione, sprecheremo solo un sacco di tempo per dare credito ai pensieri di chicchessia! Questa sarà la prova di come sia facile che la nostra autostima vada facilmente in crisi.

Io lo so... che ho delle insicurezze.

Ed è su quelle che bisogna lavorare. Risolti i "buchi" della personalità, le nostre idee progettuali saranno troppo importanti per deviare dal nostro percorso e battibeccare con il primo venuto: certo... se poi c’è qualcuno che ti insulta col megafono!

In quel caso che si fa?

Si studia la strategia più appropriata (che può non prevedere aggressioni), per difendere la propria immagine nei confronti di un ambiente sociale immaturo, che bada molto all’apparenza.

Alla base di suscettibilità e permalosità ci sono un’eccessiva importanza attribuita al mondo esterno ed una carenza di solidità: perché si dà così importanza al giudizio degli altri?

Come le ho detto prima, In una Società come la nostra, non si può ignorare la valutazione che gli altri danno di noi perché, comunque, siamo calati in un certo contesto. Diventa di primaria importanza, allora, elaborare dei progetti di vita da perseguire perché, in virtù degli obiettivi da raggiungere, cercheremo di evitare la frequentazione con gli individui inutili, "vuoti" e controproducenti; inoltre, così facendo, acquisiremo credito e stimabilità agli occhi della "massa" e, se qualcuno sparlerà di noi, ci sarà qualcun altro pronto ad inficiare queste critiche pretestuose.

Ma una persona che non reagisce di fronte a scorrettezze, non perde stimabilità e rispettabilità da parte degli altri?

Dipende! Se abbiamo acquisito abbastanza credito presso gli altri, mostrando idee chiare e molta autostima, si capirà benissimo che non sfuggiamo gli attacchi ma, semplicemente, stiamo snobbando chi non è degno della nostra attenzione.

Insomma, alla base c’è sempre la sicurezza e l’autostima!

È proprio così. Inoltre, tenga conto che, spesso, chi critica può essere invidioso di lei e cerca di guastarle l’umore... per vendetta!

Ma, in definitiva, potrebbe darmi degli Input che mi aiutino ad evitare di arrabbiarmi e, magari, reprimere i miei fastidi, per nascondermi agli occhi degli altri?

Posso risponderle utilizzando una spiegazione che mi diede Giovanni Russo, per aiutarmi a capire com fare per diventare un Uomo... e smettere di "fare il bambino"!

"Caro Giorgio dopo che qualcuno ti ha offeso prova ad analizzarne i motivi. Se, visualizzando mentalmente gli eventi, scopri che hai torto, non ha senso ribellarsi all’altro e poi reprimere la ribellione ! nel caso in cui, invece, i fatti mostrano che non dipende da te ma che è soltanto una motivazione di aggressività da parte dell’altro, bisogna fare delle valutazioni in merito a questa persona (quanto ti interessa, quanto ti è utile): se la persona ti interessa, puoi, temporaneamente, "sospendere" il fastidio (non reprimerlo !) per analizzare (in un secondo momento), insieme, l’evento frustrante; se, invece, la persona non ti interessa, puoi decidere di non prendere proprio in considerazione la "provocazione" oppure di reagire anche violentemente, a seconda della capacità di metabolizzazione energetica di quel preciso momento e della eventuale pericolosità del personaggio che ti trovi di fronte. Comunque sia, non ti conviene mai, reprimere la tua ribellione! La repressione, infatti, prevede la creazione di una capsula contenitore di fastidi (nella tua mente) e, successivamente, l’incapsulamento del conflitto represso con conseguente deposizione nel mondo inconsapevole, in memoria (come una mina pronta ad esplodere). Dal momento che la logica si ribella di fronte alla possibilità di reprimere qualcosa nel proprio mondo interno, è necessario chiedere chiarimenti (nel momento in cui è disponibile) alla persona che ci ha prodotto l’evento frustrante. Così facendo, la logica si "acquieta" in attesa di maggiori informazioni. Ovviamente, nella conversazione chiarificatrice, deve essere utilizzata la neutrergia a netta prevalenza (con presenza di affettività ed aggressività positiva) : infatti la logica interviene soltanto in presenza di energia positiva. Se ci reprime ogni tanto (per esigenze relative al mondo esterno), questo evento produrrà danni relativi ; se il reprimersi diventa un’abitudine, tale condizione determinerà un "blocco" di logica e questo innescherà una cascata di disturbi".

Illuminante! È solo che, ancora non mi sento pronta, per tutto questo...

E siamo qui per metterla in condizione di affrontare al meglio le avversità, continuiamo a lavorare!

Senz’altro! Arrivederci alle prossime "puntate"!

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Un po’ impressionato dalla presenza contemporanea di tuti quei cervelli, mi sedetti accanto a un vecchietto vestito con una tunica bruciacchiata e per curiosità gli chiesi chi era. "Empedocle di Agrigento!" rispose. Dio mio, pensai, quello dell’Etna! "E di che cosa si discute?" - "Struttura dell’Universo" - disse con l’aria schifata di chi non ha nessuna voglia di parlare. Purtroppo non è che si sentisse molto bene: parlavano quasi tutti insieme e la confusione che ne veniva fuori era enorme. "Signori, per favore silenzio" - gridò Aristotele. "Chi desidera parlare deve farne prima richiesta, adesso tocca all’abate Lamaitre". Un anziano sacerdote si alzò dalla platea e andò a porsi sul podio degli oratori. "All’inizio c’èrano l’Amore e la Libertà". "Per me" - borbottò Empedocle - "l’Amore e la Discordia". "L’Amore dominava a tal punto l’Universo che tutta la materia si raggruppò al centro del mondo in un unico corpo. Questo corpo fu chiamato Ylem". "Lo pronuncia pure male" - commentò Empedocle - "si dice Ule e significa materia primordiale!". "Come ipotizzato da me e da altri illustri colleghi: i signori Gamow, Bondi, Gold e Hoyle" - continuò Lemaitre - "dopo un solo centesimo di secondo dalla nascita dell’Universo, l’Amore aveva già elevato la temperatura dello Ylem a cento miliardi di gradi centigradi!". Un oh!!! di meraviglia percorse l’intero uditorio. "Tanta era la voglia della materia di amarsi e tanto il desiderio di ciascun pezzetto di sostanza di aderire agli altri pezzi che lo Ylem raggiunse in pochi minuti densità e temperature impensabili. Sennonché, tutt’intorno ai confini dell’Universo, c’era anche un altro mondo: la Libertà; un mondo enorme dove la temperatura era ferma sullo zero assoluto, la densità nulla e il tempo praticamente infinito. La Libertà dai suoi freddi confini ghiacciati chiamò a gran voce la materia, e tanto fece che un giorno riuscì a prendere il sopravvento sull’Amore. Questo evento determinò la Grande Esplosione: il Big Bang" Applauso della platea. "Vedo Einstein scuotere la testa" - disse Aristotele. "Vorrei pertanto conoscere il suo parere in proposito". "Amici miei" - disse Einstein - "La descrizione fatta da Lematre può andarmi bene solo se concepita come interpretazione poetica della Struttura. Se invece vogliamo stare ai fatti,mi vedo costretto a rifiutarla in quanto zeppa di termini impropri: voi parlate di "centro", di "confini", di "infinito", quando ormai tutti sanno che l’Universo non ha centro, non ha confini, è finito ed è costruito da un’ipersfera, ovvero da una sfera a quattro dimensioni". "Caro collega, mi scusi se la interrompo, io mi chiamo Doppler e proprio grazie a una mia scoperta, nota come effetto Doppler, è stato accertato che tutte le galassie sono in fuga verso i confini dell’Universo e che la loro velocità, man mano che si allontanano dal centro dell’esplosione, si avvicina sempre più alla velocità della luce". "Questo poi mi sembra Pitagora" - disse Empedocle - "Gli piace parlare difficile". Fu a questo punto che Newton si alzò per andarsene via. Non ammetteva critiche alle sue teorie sulla gravità. "Chiedo la parola!" - esclamarono dalla platea". "La parola al professor Mach" - rispose Aristotele mentre tornava al suo posto. La confusione era diventata enorme! A un certo punto vidi salire sul podio un altro personaggio. "Signori, per favore, silenzio. Mi chiamo Sigmund Freud e desidero precisare che non sono un fisico. Non posso però fare a meno di le analogie esistenti tra l’Universo e la Psiche umana. Anche all’interno dell’uomo agiscono due forze predominanti; la pulsione erotica e la pulsione distruttiva o, se preferite, la meteria e l’esplosione. Mentre la pulsione erotica è generatrice di vita, la pulsione distruttiva rappresenta l’aspirazione dell’uomo a ritornare allo stato di materia inanimata. Questo accade in particolar modo quando la pulsione distruttiva è rivolta verso l’interno dell’individuo piuttosto che verso l’esterno. E che cos’è l’insieme di questi desideri inconsci di morte se non la fuga delle galassie verso i confini del nulla?" Più persone si azzuffarono sul palco. La confusione aumentò sempre di più. Empedocle si alzò e, con aria disgustata, disse tra sé e sé: "E pensare che mi sono buttato nell’Etna per saperne di più!". (Luciano de Crescenzo - Il caffè sospeso - Mondadori 2008 )

 

 

G. M. - Medico Psicoterapeuta

 

Si ringrazia Adelina Gentile per la collaborazione offerta nella stesura del dattiloscritto

 

 

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