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Nè rimorsi, nè rimpianti!
di Mariano Marchese  ( marianomarchese1@gmail.com )

12 gennaio 2003

A volte ci si domanda se, nella vita sia meglio vivere di rimorsi piuttosto che di rimpianti. Partendo dal presupposto che forse sarebbe meglio vivere senza nessuno dei due, ho trovato che la domanda potesse servire da stimolo per molteplici e realistiche riflessioni. Comunque nell'affrontare l'argomento in oggetto ho ritenuto necessario chiarire il significato dei due termini con l'ausilio dei dizionari più utilizzati: per rimorso si intende il dolore che si prova per la coscienza di aver fatto del male, mentre del rimpianto viene fornita la seguente definizione: desiderio per un qualcosa che non si ha più! Tengo a precisare che in tutte le mie dissertazioni parto sempre dall'elemento che considero più importante e cioè l'essere umano. Infatti, troppo spesso, nel guidare la nostra quotidianità sui binari della vita, ci si dimentica delle nostre esigenze, non rispettando se stessi, in nome di falsi valori e false "etichette" imposteci da una società che è sempre più demenziale e, consequenzialmente, sempre meno concreta ma, in compenso, sempre più effimera! Detto ciò, il dilemma tra una vita di rimorsi ed una di rimpianti dovrebbe, a mio parere, essere inquadrato in termini soggettivi prima, per vederlo nei termini della sua oggettività poi. Osservando il problema dal punto di vista soggettivo, noteremo che lo stesso andrebbe collocato, assumendo così varie sfaccettature e significati, nei molteplici momenti storici che attraversiamo nella nostra vita, i quali sono sempre diversi e carichi di nuove esperienze che, nel bene o nel male, ci aiutano a cambiare e, quindi, a vedere le cose in modo diverso e, forse, più maturo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


... In termini oggettivi potremmo dire che vi è un parametro universale sul quale basarci per eventuali nostre scelte che è LA LOGICA: di fronte a questa non esistono soggettività o oggettività e bisognerebbe, per vivere al meglio, fare ciò che essa consiglia: cioè quello che è più utile per noi in quel dato momento. Qualcuno potrebbe osservare che così facendo terremmo un comportamento esageratamente egoistico, forse è vero, ma esistono 2 categorie in cui collocare l’univoco termine di egoismo : la prima è quella della positività, con la quale privilegiamo e salvaguardiamo noi stessi ma senza nuocere a nessuno, nel senso che prima di valutare eventuali altre esigenze vi anteponiamo le nostre; mentre la seconda è quella della negatività con la quale per soddisfare nostre esigenze, volontariamente, danneggiamo gli altri con una certa non chalances! Che senso avrebbe, infatti, fare una scelta privilegiando gli altri se poi il frutto di tale scelta sarebbe una vita di rimpianti? Tutto ciò , alla luce di quanto scritto sin ora, non rappresenterebbe una ingiustificabile quanto imperdonabile offesa nei confronti di se stessi? Nella vita credo che bisognerebbe ponderare ogni nostra scelta alla luce del fatto che, per logica, occorrerebbe evitarci il maggior numero di frustrazioni le quali, altro non producono se non una esistenza disarmonica. Pindaro, uomo senza dubbio perspicace vissuto nella Tebe del VI secolo a.C., affermava che "il valore di un uomo si misura alla prova dei fatti" e, questo, rappresenta una sacrosanta verità in quanto una scelta è una scelta, e, quando la si fa, per amore di noi stessi , credendo fortemente di essere nel giusto, non dovrebbero esistere né rimorsi né rimpianti...già non dovrebbero esistere. Epicuro si esprimeva in questi termini "se il nostro destino è comunque morire, che senso avrebbe aspirare solo a smaltire nell’ombra una vecchiaia anonima fatta di rimpianti, senza un po’ di splendore magari condito da qualche rimorso?" Ed ancora Misone scriveva che "infiniti errori assediano da vicino le menti degli uomini, e nessuno è in grado di capire se ciò che sceglie oggi gli andrà bene per sempre: unico verace giudice della verità è il tempo". A tutto questo aggiungerei che forse è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti, perchè il rimpianto è frutto di una cosa non vissuta, mentre il rimorso è frutto di una cosa vissuta, forse male, ma comunque vissuta! Ovidio diceva "Esiste una specie fra gli uomini, stoltissima, che spregia i beni di cui può godere e sospira dietro quelli irraggiungibili, perdendosi dietro vani fantasmi". Il messaggio che si dovrebbe cogliere è il seguente: VIVI LA VITA COME MEGLIO CREDI E SECONDO COSCIENZA PERCHE’ SUL TUO CAMMINO TROVERAI SEMPRE QUALCUNO CHE TENTERA’ DI INSINUARE IL RIMORSO NELLA TUA MENTE, PER QUANTO PULITA ESSA SIA. Vivi, quindi , ma non dimenticare una cosa altrettanto importante: LASCIA VIVERE.

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