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C’era una volta Sisifo…


COUNSELING

Sísifo pure vidi che pene atroci soffriva una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia. Ma quando già stava per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna”.

 Quante volte ci raffiguriamo la nostra condizione (amore, lavoro, famiglia, tempo libero…) con l’immagine del mito di Sisifo sopra riportata?

Lavoriamo, costruiamo, soffriamo, ci spendiamo o, semplicemente, desideriamo… e il traguardo che pur noi vediamo chiaramente nella nostra mente sembra sempre irraggiungibile… proprio quando pensiamo di essere vicini alla vetta, qualcosa sin interpone… una strada troppo ripida e la nostra rupe rotola giù…

Quello che proviamo? Un forte disagio psichico, uno stato di sofferenza, fastidio fisico, psichico o psicofisico… ciò che in una parola si definisce FRUSTRAZIONE.

Questa condizione si produce quando un ostacolo si frappone al raggiungimento di uno scopo (appagamento di un bisogno o di un desiderio). Se ci fermiamo a riflettere, durante la nostra vita e, volendo rimanere nel tempo ristretto, durante la nostra giornata, non mancano le occasioni di incontrare questi ostacoli.

Li abbiamo incontrati da piccoli quando volevamo (pretendevamo) di giocare invece di mettere in ordine quello che avevamo appena distrutto, quando volevamo mangiare fuori orario e l’unico alimento che riconoscevamo come tale era la cosa più allettante e meno nutritiva che ci fosse… abbiamo sentito i primi ostacoli rappresentati da una parola, composta come il “sì”, da due semplici lettere “NO”. Un rifiuto che veniva sfogato e scaricato con pianti, grida, urla, “sbattendo i piedi per terra”. È il rifiuto dell’idea di non poter appagare quel nostro bisogno o desiderio e vederlo scemare.

A volte, è il rifiuto dell’idea di dover provare questa condizione: è il rifiuto della frustrazione.

Già perché, in realtà, quello che noi a volte e inconsapevolmente non accettiamo è la condizione della frustrazione stessa, non l’ostacolo che si frappone; questo perché nella vita intrauterina siamo stati “abituati” al piacere derivante dall’appagamento automatico dei nostri bisogni.

Generalmente, le frustrazioni che viviamo da piccoli sono sostenute da negazioni e rifiuti (flessibili) motivati ed educativi, che ci consentono di imparare a capire il rifiuto, ad accettarlo, a crescere secondo delle regole positive per il nostro benessere psicofisico (e per quello degli altri) e a comprendere come muoverci o meno di fronte alle difficoltà (le cosiddette “frustrazioni positive”).

Il modo in cui il bambino, con l’aiuto dell’adulto, si approccia a queste prime frustrazioni, condizionerà la sua capacità di risposta agli eventi “avversi” successivi, che includeranno frustrazioni positive, negative, dipendenti da elementi interni a noi o esterni, passive o attive.

prima di passare alla variabile dipendente dalla logica e dalla capacità di utilizzare il pensiero (quale generatore di idee e strategie positive per appagare i bisogni) in maniera neutrergica e razionale, facciamo una piccola e breve disamina delle frustrazioni che comunemente possiamo incontrare durante la nostra vita.

A)Frustrazioni Positive: qualunque difficoltà da cui si è capaci di estrapolare insegnamenti di vita e qualunque ostacolo che altri ci procurano fornendoci, però, una serie di spiegazioni (insegnamenti “pratici” che aiutano a crescere) = Questo tipo di frustrazione, induce a maturare ed a vincere la pigrizia

B)Frustrazioni negative: qualunque sofferenza risultante da un ostacolo che si frappone tra la necessità di appagare un bisogno (o un desiderio) e ciò che serve per raggiungere tale obiettivo; tale condizione determina una situazione di squilibrio che, per essere risolta, richiede la necessità di un assorbimento (accettare l’idea di dovere affrontare la difficoltà) e di una metabolizzazione (risolvere la situazione) della frustrazione medesima.

L’ostacolo, a sua volta, può essere INTERNO o ESTERNO, ATTIVO o PASSIVO, e dunque avremo:

  1. Frustrazioni attive interne, ad es. Decisioni da prendere, in merito a scelte di vita (lavoro, affetti, ricerca di autonomia evolutiva, etc.) condizionate da apprendimenti morali, legami affettivi, etc.;
  2. Frustrazioni passive interne, ad es. Complessi di inferiorità (per anomalie fisiche, etc.);
  3. Frustrazioni attive esterne, ad es. Decisioni da prendere, in merito a scelte di vita, con assunzione di possibili rischi;
  4. Frustrazioni passive esterne, ad es. Perdita di un affetto (abbandono – decesso).

Senza addentrarci specificatamente in ognuno di questi possibili eventi della vita, analizziamo in che modo è possibile rispondere e imparare a rispondere a situazioni frustranti che la vita ci pone. Solo soffermandoci su un’analisi personale, e non su una visione della vita legata agli dei, al fato avverso, ecc., è possibile riuscire ad elaborare, grazie al pensiero logico, strategie opportune di fronteggia mento degli ostacoli e procedere all’assorbimento e alla metabolizzazione degli eventi frustranti.

  1. occorre evitare di essere in una situazione di saturazione. Questo starebbe a significare che precedentemente abbiamo subìto e non affrontato situazioni frustranti e che abbiamo attuato una modalità di risposta di tipo “repressivo” (abbiamo represso i nostri sentimenti). Tutto quello che reprimiamo (bloccando ed impedendo la manifestazione dei propri sentimenti) rappresenta energia “imbrigliata” ma pronta ad esplodere violentemente ed in maniera sproporzionata, di fronte a sollecitazioni che possono anche non essere collegate con l’evento che abbiamo represso. Viene da sé che in un simile stato difficilmente saremo capaci di ragionare e risolvere il nuovo evento che ci ha prodotto una condizione di frustrazione.
  2. riconoscere la frustrazione. Cercare di capire qual è il motivo determinante l’evento frustrante ci permette di fare una prima valutazione del problema.
  3. accettare la frustrazione. Ci permette di evitare di reprimere i fastidi riconoscendo che abbiamo e proviamo dei fastidi, evitando quella condizione di saturazione che ci renderebbe ciechi;
  4. assorbire la frustrazione. Con il termine “assorbire” ci riferiamo alla capacità e alla necessità di accettare l’idea che qualcosa, anche di poco conto, ci ha prodotto un disagio. Il rifiuto di questa idea comporta una impossibilità di “digerire” l’evento e, quindi, l’impossibilità di attivare le risorse disponibili per farvi fronte;
  5. Smaltire la frustrazione. Una volta valutati gli elementi che ci hanno procurato dei fastidi, compreso la base interna della frustrazione che viviamo (un desiderio, un’ambizione, un bisogno) e il problema che dobbiamo risolvere (se lo possiamo risolvere), utilizzando la neutrergia possiamo formulare delle idee costruttive necessarie alla risoluzione della situazione frustrante evitando di avvertire il bisogno di sfogarci attraverso comportamenti autolesionistici, psicomatosi, “attività distraenti” che ci consentono un momentaneo accantonamento ma ci ingabbiano in modalità ripetitive, fallimentari, deleterie. “Nessun problema può essere risolto congelandolo” (W. Churchill)


L’impalcatura che abbiamo descritto è possibile se alla base ci sono:

  • Identità equilibrata (per riuscire a volersi bene);
  • Ambiente esterno a basso tenore di frustrazioni (per non “appesantirsi”);
  • Elasticità mentale (per non irritare la propria suscettibilità);
  • Visione “aperta” della realtà della vita (per non turbarsi, anche di fronte agli eventi “più strani”);
  • Efficace smaltimento dei fastidi prodotti (per non accumulare tossine mentali).

Queste strutture di base permettono all’individuo di sviluppare le proprie capacità interiori e, quindi, di costruire i meccanismi protettivi in grado di attenuare l’impatto dei cimenti esterni e dei negativismi “endogeni” (conflitti interiori “maceranti”): ci riferiamo alle GRIGLIE DI PROTEZIONE MENTALE.

Queste griglie attivano tre livelli di protezione.

  1. In Entrata: riducono considerevolmente l’ingresso di dati negativi dal mondo esterno, vedono coinvolti, prevalentemente, apprendimento, percezione e logica, diminuiscono il turbamento dell’umore.
  2. In Elaborazione: impediscono la produzione di idee in conflitto, si attivano principalmente corretti elaborati di pensiero con verifica di logica, consentono di mantenere uno stato d’animo sufficientemente stabile.
  3. In Uscita: aiutano ad evitare la comunicazione di contenuti negativi, coinvolgono il meglio del proprio comportamento, ed evitano di danneggiare chi sta intorno mantenendo un comportamento “adeguato” anche in circostanze “difficili.

Con queste nuove nozioni possiamo concludere, così come abbiamo iniziato, con Sisifo… rivalutando la sua figura.

A differenza di come appare nell’immagine finale, in tutti i miti che lo riguardano, Sisifo appare come il più scaltro dei mortali e il meno scrupoloso. La sua leggenda infatti comprende numerosissimi episodi, ognuno dei quali è la storia di una sua astuzia.

Anche di fronte alle continue ingiustizie e difficoltà che gli dei gli presentano egli riesce, con ponderazione e riflessione, ad uscirne sempre vittorioso. Cos’è che tradisce la sua logica?

Accettare una frustrazione: essere uomo e, come tale, avere dei limiti naturali.