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Il progresso bussa alla porta della quotidianità con il volto della massima utilità. I telefoni cellulari sono ormai una parte fondamentale delle nostre giornate, strumenti formidabili che permettono ai ragazzi di accorciare le distanze con amici e famiglia, studiare e accedere a un universo infinito di informazioni in tempo reale. Ma qual è il prezzo di questa costante connessione?

Dalle riflessioni degli studenti del Liceo “Lucrezia della Valle” di Cosenza nasce un racconto ideale, un ponte tra generazioni che mette a confronto la praticità digitale e la poesia dei legami di un tempo.


Sul tavolo della cucina, lo smartphone del nipote si illumina di continuo, vibrando a ogni notifica. Il nonno lo osserva in silenzio, poi sorride con una sfumatura di nostalgia.

«È incredibile quel piccolo oggetto,» dice il nonno, indicando lo schermo. «Vi dà tutto subito. Vi aiuta a scuola, vi fa trovare ricerche in pochi secondi e vi tiene uniti anche se siete lontani. Ai miei tempi, per sapere qualcosa, dovevamo sfogliare enciclopedie pesantissime per ore.»

Il nipote solleva lo sguardo, fiero della sua tecnologia. «Sì, nonno, è utilissimo. Posso parlare con i miei compagni di classe per i compiti e organizzare le uscite in un attimo. È come avere il mondo in tasca.»

«È vero,» riflette il vecchio, lo sguardo che si posa sulla finestra. «Ma vedi, questa modernità così utile, a volte, mi sembra che tolga un po’ di romanticismo alla vita. Penso a quando ero giovane io. Se volevo dire qualcosa di importante a una ragazza, o a un amico lontano, prendevo carta e penna. C’era un’attesa sacra nel veder colare l’inchiostro, nello scegliere le parole giuste perché non si poteva cancellare con un tasto. E poi il profumo della carta, il timbro postale… un pezzo di cuore che viaggiava fisicamente.»

Il ragazzo guarda il suo telefono, poi di nuovo il nonno. «Però così ci volevano giorni, nonno. Oggi basta un secondo.»

«L’utilità è innegabile, figlio mio,» risponde il nonno con dolcezza. «Ma l’uso eccessivo rischia di intrappolarvi. A volte vi vedo persi dietro quegli schermi, isolati anche se siete nella stessa stanza. Si perde la magia dell’incontro personale, lo sguardo d’intesa che non può essere sostituito da nessuna faccina digitale. Il rischio è che a furia di guardare in basso, verso lo schermo, ci si dimentichi di guardare chi ci sta davanti, privando le relazioni di quella sana concentrazione che serve per viversi davvero.»

Il nipote spegne lo schermo del cellulare e lo poggia a faccia in giù sul tavolo. «Hai ragione, nonno. A volte sentiamo anche noi il peso di questa fretta, un’ansia sottile di dover esserci sempre. Forse la sfida è proprio questa: usare la tecnologia per imparare e comunicare, senza però lasciare che spenga il calore di un abbraccio o la bellezza di un’attesa.»

Il nonno sorride, stringendogli la mano. La modernità è un dono prezioso, purché non ci tolga il romanticismo di cercarsi, stringersi e, perché no, scriversi ancora una lettera d’amore su un foglio di carta spiegazzato.

A cura di Maria Felicita Blasi

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