Posted on

Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza). Un confronto profondo per comprendere che la libertà non è solo un diritto, ma un cammino da proteggere ogni giorno.

Nipote: (Con lo sguardo fisso sullo smartphone, poi lo posa sul tavolo, sbuffando) Nonno, a scuola oggi abbiamo parlato di “identità”. Il professore ha tirato fuori l’etimologia, la filosofia, il permanere del soggetto… ma alla fine mi è sembrato solo un gran mal di testa. Tu che hai visto passare così tanti anni, mi spieghi che cos’è davvero?

Nonno: (Sorride, lisciandosi i baffi e guardando fuori dalla finestra, verso i profili della Sila) Sai, ragazzo mio, i dizionari dicono che identità significa essere uguali a se stessi o essere una determinata persona con le proprie peculiarità. Ma a me piace pensarla come un puzzle. L’identità personale è quel pezzo fondamentale che non può assolutamente mancare. È il tuo modo di essere nel mondo, la tua impronta digitale sull’anima che ti distingue da chiunque altro. E soprattutto… dalle macchine di oggi.

Nipote: Sì, ma i miei compagni dicono che non c’è un modo unico di viverla. C’è chi si colora i capelli di blu, chi si esprime con il make-up, chi cambia continuamente stile di vestiti o difende le proprie opinioni a voce alta. A volte, però, i professori o gli altri adulti ci guardano male. Dicono che sono manifestazioni esagerate.

Nonno: (Crolla leggermente le spalle, con delicatezza) Non devi demoralizzarti per questo. Ognuno sceglie di esibire la propria unicità come meglio crede. Anzi, ti dirò di più: è proprio questa libertà che ci rende autentici in una società che, a volte, sembra voler soffocare le diversità per renderci tutti conformi a una presunta “norma”. Colorare i capelli o scegliere un vestito è solo un modo per ribellarsi a un sistema che ci vorrebbe tutti in divisa. Attraverso la vostra unicità, voi ragazzi aiutate il mondo a rimanere genuino.

Nipote: Però nonno, non è facile. Spesso mi accorgo che mi lascio influenzare da quello che dicono gli altri sui social o a scuola. Come faccio a capire se sono ancora “io” o se sto solo diventando quello che gli altri vogliono che io sia?

Nonno: Questa è la domanda più intrigante, figlio mio. Vedi, la consapevolezza di chi siamo non nasce nel vuoto; si acquisisce stando in mezzo agli altri. Ma c’è un confine preciso. Un conto è farsi ispirare, discutere, fare tesoro dei consigli altrui mantenendo una solida identità. Un altro conto è sottostare al loro volere perché hai paura di essere giudicato. Ma ti svelo un segreto clinico… e di vita: anche se provi a piegarti per essere uguale agli altri, fallirai. È impossibile cancellarsi del tutto. Rimarrà sempre, inevitabilmente, una traccia del tuo “io”.

Nipote: (Ci pensa un attimo, sorridendo) Sai che mi è venuto in mente? La mamma mi dice sempre che fin da piccolo ero una peste, che facevo un sacco di capricci per non mettermi le scarpe che voleva lei…

Nonno: (Ride di cuore) E aveva ragione! La consapevolezza di sé si manifesta fin dall’infanzia, dai primi dialoghi e scontri con i genitori. Loro sono le prime persone “distinte da noi” che incontriamo. Perfino quei tuoi vecchi capricci erano un modo inconscio per marcare il tuo territorio, per gridare al mondo: “Io sono io, e sono unico!”.

Nipote: Quindi l’identità è qualcosa che costruiamo all’inizio della vita e poi si ferma?

Nonno: No, tutt’altro. Anche se c’è un inizio, non esiste una fine. L’identità è un concetto infinito, continuo nel tempo. Attraversa gli anni, pre-esiste a noi e ci sopravvivrà, come un filo invisibile che a volte unisce gli esseri umani e altre volte ne genera le meravigliose differenze. Proteggi questo cammino ogni giorno, ragazzo mio. La tua libertà si nasconde tutta lì.

A cura di Maria Felicita Blasi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *