Posted on

 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio

Il corpo è la tela dove la mente dipinge i propri segreti; di fronte allo stesso urto della vita, un’anima sceglie il silenzio del vuoto, un’altra il rumore dell’eccesso. (Cit.)

📹 Il mio approfondimento video per te:
Perché lo stesso trauma produce risposte così diverse nel nostro corpo? Clicca sul player qui sotto per guardare la video-analisi che ho preparato per il canale YouTube “Infinito Presente”, oppure continua a leggere qui per scendere insieme a me nei dettagli della psichiatria biologica e della psicodinamica.

Immaginate due persone. Hanno la stessa età, vivono nello stesso contesto e, a un certo punto della loro vita, subiscono lo stesso, identico trauma. Un dolore profondo, una ferita emotiva che scuote le fondamenta della loro esistenza.

Eppure, davanti a quella stessa identica sofferenza, le loro strade si dividono in modo drastico, quasi inspiegabile.

La prima persona decide di smettere di mangiare. Erige una fortezza di ferro attorno al proprio corpo, controlla ogni singola caloria con una disciplina feroce, spietata. Diventa anoressica.
La seconda persona, davanti allo stesso dolore, viene travolta da un impulso opposto. Sente un vuoto d’aria nello stomaco che urla, che mette l’angoscia, e cerca disperatamente di riempirlo. Ingoia tutto quello che trova, in un’abbuffata che sembra non avere mai fine. Diventa bulimica, o si perde nel Binge Eating.

Perché?

Benvenuti alla parte conclusiva del ciclo dedicato ai Disturbi del Comportamento Alimentare nella quale scenderemo nei laboratori dei nostri circuiti cerebrali e mentali della psichiatria biologica (fra Dopamina e Serotonina). Ma viaggeremo anche nei territori della Psicoanalisi e della Psicodinamica. Incontreremo la struttura (organizzazione e Funzionamento) di personalità proposta da Otto Kernberg, per capire quanto sia forte l’Io che si difende dal dolore e ascolteremo le parole di Massimo Recalcati, per decifrare il significato segreto, poetico e tragico, che si nasconde dietro al rifiuto del cibo o alla voracità dell’abbuffata.

Quindi, in buona sostanza, proveremo a rispondere ad una domanda alquanto difficile: quando la mente soffre, come decide la strada che prenderà il nostro corpo?

Il paradigma dominante nella psichiatria contemporanea è il Modello Biopsicosociale integrato con l’Epigenetica, il quale spiega che l’esordio di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) differenti a partire dallo stesso trauma, dipende dall’interazione dinamica tra vulnerabilità biologica, fattori psicologici e contesto ambientale. Il trauma non agisce mai come causa lineare unica, ma come fattore scatenante (o vulnerabilità ambientale) che attiva percorsi biologici e psicologici differenti a seconda dell’individuo.

Cominciamo ad analizzare l’aspetto Biologico  e Genetico e diamo la parola alla psichiatria biologica, per spiegare la differenziazione dei DCA:

1. La base biologica e genetica

La genetica stabilisce la vulnerabilità di base, determinando come il cervello reagisce allo stress e alla regolazione degli impulsi.

  • Anoressia Nervosa: Correlata spesso a tratti genetici di elevato autocontrollo, perfezionismo clinico, ansia di tratto e un sistema di ricompensa cerebrale che risponde in modo anomalo al digiuno (il digiuno attenua l’ansia anziché generare segnali di sofferenza).
  • Bulimia Nervosa e Binge Eating (BED): Correlati a una vulnerabilità genetica legata all’impulsività, alla disregolazione emotiva e a una maggiore sensibilità ai circuiti dopaminergici della ricompensa dipendenti dal cibo (il cibo viene usato come anestetico emotivo rapido).

2. Il ruolo dell’Epigenetica

L’epigenetica studia il modo in cui i fattori ambientali (come un trauma) modificano l’espressione dei geni senza alterare la sequenza del DNA. E questo dipende non da fattori casuali ma, in un certo qual modo, dal tipo di personalità di cui disponiamo

  • Interruttore biologico: Il trauma agisce come un fattore di stress estremo che introduce marcature chimiche (dei segnali che attivano la lettura) sui geni che regolano l’asse HPA (asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che gestisce lo stress) e i neurotrasmettitori come serotonina e dopamina.
  • Espressione differenziata: Di fronte allo stesso trauma, l’epigenetica attiva o silenzia geni diversi in base alla costituzione genetica e al tipo di personalità corrispondente (più o meno resiliente) di partenza del soggetto. In un individuo esprimerà i geni del controllo ossessivo (portando all’anoressia), in un altro i geni dell’impulsività e della ricerca di compensazione (portando alla bulimia).

Siccome, quindi, non tutti abbiamo lo stesso funzionamento cerebrale “di base”, quando la vita ci bombarda con uno stress intollerabile, il nostro cervello si difende usando le armi chimiche che ha a disposizione.

Prendiamo l’anoressia nervosa di tipo “restrittivo” (disturbo del comportamento alimentare in cui la perdita di peso è ottenuta attraverso il digiuno, una dieta ferrea e un’eccessiva attività fisica): a lungo si è pensato che non mangiare fosse solo un atto di pura forza di volontà. Non è così. La psichiatria biologica ha scoperto che il cervello delle persone che sviluppano l’anoressia ha un’alterazione profonda nel circuito della serotonina. In queste persone, i livelli di questo importante neurotrasmettitore regolatore del tono dell’umore sono cronicamente troppo alti e, questo, genera uno stato di ansia costante, un rumore di fondo insopportabile che non si spegne mai.

Ed ecco il paradosso biologico: quando l’anoressica smette di mangiare, riduce l’apporto di un amminoacido essenziale, il triptofano. Meno triptofano significa meno serotonina. Di conseguenza, quel rumore di fondo dell’ansia finalmente si zittisce.

Per il cervello dell’anoressica, il digiuno non è una tortura: è un anestetico.

È un meccanismo di auto-cura biologica guidato da una corteccia prefrontale (quella zona del cervello che comanda il controllo e l’inibizione) iperattiva. Una prigione di ferro che però, chimicamente, dà sollievo.

Ma se voltiamo pagina e guardiamo la bulimia o il Binge Eating, entriamo in un panorama chimico completamente opposto.

Qui non siamo nel regno dell’iper-controllo, ma in quello dell’impulsività. Il circuito cerebrale che si accende non è quello dell’ansia, ma quello della ricompensa e del piacere (mediato, principalmente dalla Dopamina). È lo stesso identico circuito che si attiva nelle tossicodipendenze. Quando il trauma colpisce queste persone, la loro corteccia prefrontale (una centrale dei freni inibitori) subisce un blackout. Il cervello, per non crollare sotto il peso del dolore, urla la necessità di una gratificazione immediata, violenta, chimica. L’abbuffata diventa così una scarica di dopamina e oppioidi endogeni: un tentativo disperato e vorace di accendere la luce in un cervello spento e spaventato dal trauma.

La chimica del cervello accende il motore della reazione, ma è la struttura della nostra personalità a decidere la direzione del viaggio nel dolore. (Cit.)

Dunque, la neurologia e la psichiatria ci offrono il primo pezzo del puzzle: di fronte allo stesso dolore, un cervello geneticamente predisposto all’ansia risponde spegnendo il cibo; un cervello predisposto all’impulsività risponde accendendo l’abbuffata.

Ma la biologia, da sola, non spiega tutto. Perché se la chimica descrive la spinta, è la nostra personalità a decidere come gestire quella spinta.

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale entreremo nel mondo delle strutture psichiche studiate e descritte dallo Psichiatra e Psicoterapeuta psicodinamico Otto Kernberg, procedendo nella parte psicologica del modello biopsicosociale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *