Posted on

Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza) dedicati ai propri nonni, “testimoni del passato, garanzia del presente ed eredi del futuro”, attraverso una vera e propria intervista immaginaria

Il fiume scorreva lentamente e il sole stava iniziando a tramontare, lì c’eravamo soltanto io e il mio nonnino, proprio come ai vecchi tempi.

IO: “Oggi ho avuto una giornata molto pesante, non vedevo l’ora di poter stare un po’ qui, assieme  a te nonno; non pensavo che iniziare a far parte del mondo dei grandi fosse così pesante. Sì, ora faccio il lavoro dei miei sogni, ma non ho più molto tempo libero da dedicare a me e alle persone che amo.”

NONNO: “Devi essere molto soddisfatta della persona che sei diventata ora: stai realizzando i tuoi sogni, hai un lavoro stabile e in grembo un mini-te. Ricordo quando da bambina correvi da me ogni volta che qualcosa non andava.”

IO: “Sì, nonno… tu sei sempre stato il mio rifugio, una persona su cui fare affidamento ogni volta che le cose non andavano nel verso giusto e il solo pensiero di non potermi confrontare con te ogni volta che qualcosa non va, ora che sono grande, mi turba molto.”

NONNO: (guardandomi con occhi lucidi, più profondi del fiume) “Tu sei già abbastanza. Lo sei sempre stata. Io l’ho capito il giorno in cui ti ho vista bambina, seduta proprio qui, a inventarti storie sulle nuvole. Non hai perso quella forza… si è solo nascosta dietro le preoccupazioni.”

IO: “Aspetta, nonno, voglio raccontartela io, una storia, qualcosa di importante che ho imparato da te, sul valore dell’amicizia che, come mi hai insegato tu, è quel forte sentimento che, legando due o più persone tra loro, è basato sul rispetto reciproco, sulla stima e sulla fiducia.

Ho imparato da te che, trovare un vero amico, è come scoprire un tesoro: raro e prezioso. Ma proprio per questo dobbiamo essere prudenti. Non tutti quelli che si definiscono amici lo sono davvero.

NONNO: “Non tutti ti vogliono bene e non tutti desiderano vederti felice. Viviamo in un mondo difficile, dove spesso è complicato fidarsi degli altri. Anch’io, in passato, ho avuto tante amicizie, alcune delle quali sembravano importanti, speciali”.

IO:” E’ vero, nonno, con il tempo ho capito che non tutte erano sincere e ho imparato che l’amicizia è un sentimento forte, ma allo stesso tempo fragile. Bisogna saperla proteggere, perché se la si concede alla persona sbagliata, può far male.

E proprio grazie ad alcune false amicizie, quelle che mi hanno deluso nei momenti in cui

avevo più bisogno di sostegno, ho capito cosa significa davvero essere amici.

Oggi so che l’amicizia è tutt’altro.

L’ho capito grazie a quelle poche persone che ci sono state davvero, nei momenti bui,

quando tutto sembrava crollare. Non mi hanno mai giudicato, né voltato le spalle”

NONNO: “Questo legame così profondo non si limita solo al rapporto con i coetanei. Spesso si manifesta, in modo ancora più puro, nel rapporto con noi anziani fragili. Anche noi, infatti, affrontiamo i momenti bui, la solitudine e la paura del futuro.

Diventare, sul serio, nostri amici del cuore significa offrire un aiuto concreto e un amore disinteressato. Curarvi di un nonno o di un anziano del quartiere vi insegna il vero valore della presenza: un ascolto senza giudizio che guarisce la nostra fragilità e arricchisce la vostra giovinezza”.

IO: “E’ vero nonno, in questo scambio, le vostre storie diventano la nostra bussola e il nostro entusiasmo diventa la vostra forza.

A voi devo dire grazie: grazie per averci fatto credere nuovamente in questo sentimento, senza mai farmi sentire di troppo! Oggi questo stesso amore e questa stessa presenza vogliamo proiettarli verso chi è più fragile emotivamente ma sempre forti nel cuore. Prendersi cura di voi non è solo un dovere ma la massima espressione di quell’amicizia sincera che non volta mai le spalle a chi ha bisogno, trasformando la solitudine in un porto sicuro”.

Il cielo si stava tingendo di rosa e arancio, mio nonno ed io eravamo seduti sulla solita pietra piatta, quella che da bambina chiamavo “il trono delle regine”.

Guardai nonno con occhi lucidi come per dire: “Grazie ché ci sei sempre!” e restammo lì fino all’ora di cena, proprio come ai vecchi tempi.

Lucia (16 anni)

A cura di Maria Felicita Blasi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *