Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio
Il corpo è un tempio, ma a volte diventa la sua stessa prigione. (Cit.)
Partendo da questa riflessione, oggi ci chiediamo: “Cosa succede quando l’immagine riflessa nello specchio smette di corrispondere alla realtà, trasformandosi nell’arena di un conflitto spietato contro le proprie forme e la propria biologia?”
Nella puntata precedente abbiamo esaminato la struttura mentale dell’anoressia nervosa, intesa come una fortezza di controllo e un tentativo estremo di separazione dall’influenza dell’Altro.
In questa puntata, la numero 140, entriamo nel vivo della dimensione somatica. Esploreremo come il corpo, nell’anoressia, diventi il teatro di una vera e propria guerra simbolica, dove ogni centimetro di carne sottratto rappresenta un tentativo di far tacere i conflitti della crescita e dell’identità.
Lo Specchio Deformante e la Dismorfofobia
L’anoressia non è una malattia del corpo ma una malattia dello sguardo. È il tentativo disperato di far scomparire un dolore facendo scomparire sé stessi. (Cit.)
Uno degli aspetti più dolorosi e complessi dell’anoressia è la dismorfofobia: l’incapacità di percepire il proprio corpo nelle sue reali dimensioni. Lo specchio non restituisce un’immagine oggettiva, ma riflette l’ansia e la paura di “strabordare”, di perdere quel controllo così faticosamente conquistato. La magrezza non è mai abbastanza, perché il “grasso” percepito non risiede sotto la pelle, ma è la proiezione visiva di un senso di inadeguatezza interno.
Il Valore Simbolico del Rituale Anoressico
Ogni comportamento, ogni privazione porta con sé un significato che va ben oltre il dato clinico:
- La Bilancia: Diventa l’oracolo quotidiano che decreta il valore della persona. Un numero “inferiore” rispetto alla pesata precedente dà il diritto di esistere; un numero superiore scatena il panico e la punizione del digiuno.
- La Pelle e le Ossa: Le ossa che affiorano non sono vissute come un segno di malattia, ma come la struttura pura e solida dell’Io che finalmente si libera dalla “zavorra” della carne. L’espressione “erotizzazione dell’osso” (o anche “erotizzazione dello scheletro”) è un concetto cardine nell’analisi che lo psicoanalista lacaniano Massimo Recalcati fa dell’anoressia. È un’idea densa, espressa nei suoi saggi specialistici (come L’ultima cena. Anoressia e bulimia), che serve a spiegare la natura profonda e drammatica di questa problematica. Per la psicoanalisi, questo concetto descrive lo spostamento del piacere e del desiderio verso la pura privazione della carne
Soffermiamoci, a questo punto, sul valore simbolico di questo corpo negato:
- Il Rifiuto della Femminilità e della Maturità Sessuale
L’anoressia insorge frequentemente durante l’adolescenza, il momento in cui il corpo cambia, si curva e si prepara all’età adulta. La restrizione calorica severa porta alla scomparsa del ciclo mestruale (amenorrea) e alla perdita delle forme tipicamente femminili.
Simbolicamente, questo rappresenta un rifiuto della crescita: fermare lo sviluppo biologico è un tentativo inconscio di congelare il tempo, di rimanere in una condizione infantile o asessuata, al riparo dalle richieste e dalle tempeste emotive della sessualità adulta. - Il Confine tra Dentro e Fuori: La Pelle come Muro
Nell’anoressia il confine corporeo deve essere rigido e impenetrabile. Mangiare significa far entrare il mondo dentro di sé. Sottraendosi al cibo, la persona crea una barriera assoluta. La pelle, tesa sulle ossa, non è più un luogo di scambio e di contatto con l’esterno, ma diventa un muro difensivo che protegge un nucleo interno fragile dal rischio di essere contaminato o invaso dagli altri. - L’Illusione della Spiritualizzazione e della Purezza
Nel profondo dell’esperienza anoressica alberga spesso un mito di purezza ascetica. La carne è vista come l’espressione dei bisogni, delle passioni e delle debolezze umane. Vincere la fame significa elevarsi al di sopra della comune condizione umana. Diventare “pelle e ossa” è il tentativo estremo di trasformarsi in puro spirito, liberandosi dalla schiavitù di un corpo biologico avvertito come sporco o difettoso.
Il Pensiero dei Grandi Autori: Philippe Jeammet e L’angoscia di dipendenza
Esponente di spicco della psicoanalisi francese contemporanea, Jeammet ha lavorato moltissimo con gli adolescenti e ha teorizzato il concetto di condotte di opposizione.
- Il nucleo teorico: L’anoressica soffre di una drammatica “angoscia di dipendenza”. Ha un disperato bisogno dell’altro (i genitori, l’ambiente), ma vive questo bisogno come una minaccia di annullamento del proprio Sé.
- Il digiuno: Smettere di mangiare è un tentativo estremo di auto-conservazione: “Se non ho bisogno di nulla (nemmeno del cibo), nessuno mi può controllare o ferire”.
Ciò di cui ho bisogno è ciò che mi minaccia (Philippe Jeammet)
L’Ombra del Segreto e la Vergogna dell’Esistere
Se nella bulimia la vergogna è legata all’atto dell’abbuffata consumata nel segreto, nell’anoressia la vergogna riguarda il bisogno stesso di esistere. Mostrare di avere fame, per la persona anoressica, equivale a mostrare una debolezza intollerabile. Il disturbo si nutre di isolamento sociale: i pranzi in famiglia diventano rituali di scomposizione maniacale del cibo nel piatto, e gli inviti fuori vengono sistematicamente rifiutati per non esporre la propria fortezza al giudizio altrui.
Ci salutiamo con un pensiero liberamente ispirato alle riflessioni di uno dei più celebri e rivoluzionari psicoanalisti, saggisti e filosofi statunitensi del Novecento: James Hillman:
Non possiamo scacciare il sintomo senza prima aver compreso quale verità profonda stia cercando di proteggere.
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, vi do appuntamento alla prossima puntata di “Mente & Dintorni”, nella quale esploreremo le prospettive terapeutiche, la ricostruzione del Sé e la rinascita oltre la gabbia del digiuno.
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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