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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio

Nulla è più pesante della leggerezza. (Milan Kundera)

Partendo da questa riflessione, oggi proviamo a chiederci: “Cosa accade quando il rifiuto del cibo diventa l’unica forma di controllo rimasta per affermare la propria esistenza, trasformando la magrezza in una corazza invisibile?”

Nelle scorse puntate abbiamo esplorato il ciclo incessante e doloroso della Bulimia Nervosa e del Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

In questa puntata, la numero 139, spostiamo il focus sull’altra faccia della stessa medaglia, ma con una dinamica opposta: il digiuno rigoroso. Entriamo nella fortezza dell’Anoressia Nervosa, un disturbo della condotta alimentare che, ancor più della bulimia e del Binge Eating, si struttura come un sistema difensivo perfetto e implacabile contro l’angoscia del vivere.

La rinuncia è la forma più alta di potere. (Cit.)

Ma cosa succede quando questo potere si rivolge contro la vita stessa, riducendo il corpo a un’ombra pur di far tacere il dolore dell’anima?

Anoressia: Il trionfo del Nulla sul Sé

Se nella bulimia l’ossessione cede all’impulso dell’abbuffata, nell’anoressia l’ossessione si cristallizza in una disciplina ferrea. Non si tratta di un semplice rifiuto del cibo, ma di un disperato bisogno di controllo. Ogni caloria risparmiata, ogni etto perso sulla bilancia viene vissuto come una vittoria dell’Io, sugli istinti del corpo.

Il cibo smette di essere nutrimento e diventa il nemico da sconfiggere; il vuoto, che nella bulimia faceva paura e andava colmato, qui diventa un rifugio sicuro, un’attestazione di purezza.

Entrando un po’ più in “profondità” …

Secondo la prospettiva psicodinamica, la scelta del digiuno rivela dinamiche profonde e conflitti intrapsichici ben strutturati: Il Rifiuto dell’Incorporazione Materna; L’Anestesia Emotiva; La Maschera dell’Efficienza

  1. Il Rifiuto dell’Incorporazione Materna: Se il neonato impara a esistere accettando il nutrimento dalla madre, il soggetto anoressico dice, globalmente, “No”. È un rifiuto radicale di dipendere dall’Altro. Dire di no al cibo significa dire di no a una presenza (che ricorda quella) materna percepita come intrusiva, soffocante o che pretende di definire i bisogni del figlio al posto suo. Il digiuno diventa l’unico modo per tracciare un confine e gridare: “Io sono mio”.
  2. L’Anestesia Emotiva: Il corpo che soffre i morsi della fame produce un paradosso psichico: il dolore fisico mette a tacere il dolore emotivo. Bloccando lo stimolo della fame, la persona anestetizza la rabbia, la tristezza e la paura dell’abbandono. Il controllo sul cibo sostituisce il controllo su un mondo relazionale esterno avvertito come caotico e minaccioso.
  3. La Maschera dell’Efficienza: Come per la bulimia, spesso incontriamo il dramma del “Falso Sé”. Il paziente anoressico è frequentemente un figlio modello, uno studente brillante, una persona impeccabile. Il sintomo diventa l’unica area di ribellione segreta, l’unico spazio in cui l’individuo non risponde alle aspettative altrui, ma obbedisce a una legge propria, per quanto autodistruttiva.

A confronto con alcuni Grandi Autori

Lo Psicoanalista Massimo Recalcati mette in luce come l’anoressia non sia una mancanza di desiderio, ma un “desiderio di niente”.

L’anoressica non soffre di mancanza di appetito, ma ha un appetito di Nulla. Il suo digiuno non è un vuoto passivo, ma un atto attivo: è il rifiuto del cibo dell’Altro per salvaguardare la propria quota di libertà.”(Massimo Recalcati)

La Psichiatra Hilde Bruch (nota per i suoi studi sul disordine alimentare) ha descritto magistralmente la percezione distorta che queste persone hanno del proprio potere e della propria autonomia.

“Le pazienti anoressiche soffrono di una paralizzante sensazione di inefficacia. La ricerca della magrezza estrema è il tentativo disperato di conquistare un senso di identità e di controllo che sentono di non aver mai posseduto.” (Hilde Bruch)

Il Cervello sotto Assedio: La Biologia del Digiuno

Per comprendere appieno questa fortezza, dobbiamo guardare anche all’architettura biologica che sostiene il disturbo. Nell’anoressia, il cervello subisce alterazioni chimiche che trasformano il digiuno in una vera e propria dipendenza biologica.

  1. Il Cortocircuito della Ricompensa e la Dopamina: Normalmente, mangiare attiva i centri del piacere rilasciando dopamina. Nel cervello anoressico accade il contrario: l’atto di mangiare provoca ansia, mentre l’astinenza dal cibo e il dimagrimento stimolano il sistema di ricompensa. Il digiuno produce una scarica dopaminergica che genera euforia, spingendo la persona a perpetuare il comportamento restrittivo.
  2. L’Iper-attivazione del Freno (Corteccia Prefrontale Dorsolaterale): Se nella bulimia assistiamo a un cedimento del freno, nell’anoressia la corteccia prefrontale (l’area del controllo e della pianificazione) è in uno stato di perenne e rigida iper-attivazione. La volontà schiaccia letteralmente gli stimoli biologici vitali. La flessibilità cognitiva si perde, lasciando spazio a un pensiero rigido e ritualizzato.
  3. L’Alterazione della Serotonina e l’Ansia: Molti studi evidenziano una disregolazione della serotonina nel cervello anoressico. Livelli elevati di questo neurotrasmettitore sono legati a tratti di personalità ossessivi, perfezionismo e stati d’ansia acuti. Il rapporto tra ansia e serotonina è complesso e bidirezionale, poiché questo neurotrasmettitore agisce come il principale modulatore delle nostre risposte emotive e della reattività allo stress. Sebbene una carenza sia generalmente associata a iperattività ansiosa e disturbo ossessivo-compulsivo, un aumento improvviso di serotonina in specifiche aree cerebrali può, paradossalmente, innescare o peggiorare gli stati d’ansia acuti nel breve termine. Siccome il digiuno riduce l’apporto di triptofano (il precursore della serotonina), abbassandone i livelli nel cervello, per quanto strano possa sembrare non mangiare diventa, per la paziente, un modo biologico per ridurre l’ansia interna.

Ci salutiamo per oggi con una riflessione adattata da uno dei più influenti scrittori, saggisti, poeti e drammaturghi austriaci del Novecento: Karl Kraus:

Ciò che guarisce il corpo, spesso spaventa l’anima che ha trovato nel sintomo la sua unica casa.

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio) e di avervi offerto una prima chiave di lettura per guardare oltre la superficie del sintomo, vi do appuntamento alla prossima puntata di “Mente & Dintorni”, nella quale continueremo il cammino nel mondo dell’anoressia, analizzando i simboli nascosti dietro lo specchio anoressico.

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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