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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio

Non mangiamo per riempire lo stomaco, ma per riempire il vuoto di un’anima che urla in silenzio.”(Cit.)

C’è un momento esatto, spesso nel cuore della notte o nel silenzio claustrofobico di una stanza isolata, in cui il cibo smette di essere nutrimento e si trasforma in qualcos’altro. Diventa un anestetico o un tentativo disperato di dare forma e volume a un dolore che non trova parole.

La scorsa volta abbiamo visto cosa succede nel cervello, quando iniziamo a mangiare senza fermarci.

In questa puntata, la numero 138, entreremo nel profondo del valore simbolico del rituale del Binge Eating e osserveremo le prospettive terapeutiche

Non giudicare il peso di una persona se non conosci il peso dei pensieri che la spingono a mangiare. (Cit.)

Ogni fase del ciclo del Binge Eating porta con sé un significato simbolico opposto e speculare alla bulimia:

  • La Bocca: Non è un luogo di transito rapido o di espulsione, ma un imbuto d’emergenza che deve accogliere volumi enormi per soffocare la voce dell’angoscia.
  • Il Ventre: Se nella bulimia il ventre deve essere svuotato per negare la trasformazione e mantenere la purezza infantile, nel Binge Eating il ventre diventa il luogo del deposito e dell’accumulo forzato.

Il valore simbolico del “Ventre” nel Binge Eating: Quattro Chiavi di Lettura Psicodinamica

Mentre nella bulimia il sintomo si gioca spesso sull’asse dell’alternanza e del controllo (riempimento ed evacuazione), nel Binge Eating Disorder (BED) il corpo si fa monumento statico del dolore. Il ventre, in particolare, cessa di essere solo un organo anatomico e diventa il palcoscenico di un teatro sintomatico denso di significati inconsci.

  1. Il Ventre come Fortezza (Protezione vs Invasione) Se nella bulimia svuotare il ventre esprime il terrore di essere invasi dall’altro, nel Binge Eating espandere il corpo significa erigere una fortezza biologica. Il tessuto adiposo e la prominenza addominale creano una distanza fisica ed emotiva di sicurezza. Questo “guscio di carne” agisce come uno scudo protettivo contro le richieste e i traumi del mondo esterno. Diventa un modo inconscio per comunicare: “Nessuno può avvicinarsi troppo, nessuno può ferirmi se sono protetto da questa armatura”.
  2. La Trasformazione Bloccata (Il Peso del Non-Elaborato) Il ventre (e l’intestino) è la sede della metabolizzazione, non solo biologica ma anche psichica. Nel BED, il sovraccarico costante di cibo satura e blocca la reale funzione digestiva dell’Io. È come se il cibo restasse dentro, stratificandosi e solidificandosi. Simbolicamente, questo accumulo rappresenta l’incapacità di assimilare ed elaborare le esperienze traumatiche della vita. I lutti non elaborati, le delusioni e i rifiuti non vengono “digeriti”, ma restano depositati nel corpo sotto forma di peso morto.
  3. Il Corpo “Desessualizzato” Mentre la bulimia e l’anoressia ricercano un ventre concavo per congelare il corpo in una dimensione pre-puberale, il Binge Eating ottiene una sorta di desessualizzazione attraverso l’eccesso. Espandere le forme fino a mascherare i contorni della silhouette adulta è un tentativo inconscio di sottrarsi alle dinamiche della seduzione, alla vulnerabilità del confronto relazionale e al rischio del rifiuto amoroso. Il corpo obeso si fa scudo contro lo sguardo desiderante dell’altro, percepito come minaccioso.
  4. Il “Feto di Piombo” Se nella bulimia l’abbuffata evoca una gravidanza fantasmatica immediatamente interrotta dall’atto del vomito, nel BED il senso di pesantezza estrema viene trattenuto e cronicizzato. Il ventre custodisce una specie di “feto di piombo”: un carico interno opprimente che la persona non ha il coraggio di dare alla luce né di espellere. È la traduzione somatica del senso di colpa e della vergogna profonda, vissuti come una condanna quotidiana da espiare attraverso il peso stesso.

L’Ombra della Vergogna e il Segreto

La sofferenza del Binge Eating è un segreto che si consuma nel buio della cucina e si nasconde alla luce del giorno. (Cit.)

La vergogna nel Binge Eating possiede una specifica gravità e, paradossalmente, una dolorosa visibilità. Mentre il soggetto bulimico può spesso mimetizzarsi dietro un corpo normopeso, chi soffre di BED porta il proprio sintomo stampato sulla pelle, esposto allo sguardo sociale.

Le abbuffate avvengono rigorosamente in solitudine, nel cuore della notte o nei momenti di totale isolamento, lontano da occhi giudicanti. Questa scissione tra la sofferenza nascosta nell’intimo e un corpo che si espande pubblicamente lacera l’autostima. Si alimenta così un circolo vizioso in cui l’angoscia per il peso accumulato può essere temporaneamente anestetizzata solo da una nuova, imminente abbuffata.

Conclusioni e Prospettive Terapeutiche

Il primo passo per fermare l’abbuffata è ascoltare cosa sta cercando di dirti il tuo dolore. (Cit.)

Il Binge Eating non è l’esito di una debolezza caratteriale, di golosità o di scarsa disciplina, bensì un sofisticato quanto doloroso linguaggio del corpo. Chi ne soffre non lotta contro la pigrizia, ma contro un dolore interno che non ha trovato altra via d’uscita se non quella di essere sepolto sotto strati di cibo.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT-E) è considerata lo standard di riferimento per il BED. Aiuta il paziente a identificare i pensieri distorti legati a cibo e immagine corporea, interrompendo i comportamenti automatici di abbuffata generati da emozioni negative o diete troppo restrittive. Ha i tassi di remissione più alti e duraturi nel tempo.

I farmaci considerati riguardano quelli che agiscono nel tentativo di rimodulare il flusso di dopamina, noradrenalina e serotonina.

Da qualche tempo vengono utilizzati anche alcuni farmaci per il trattamento del diabete di tipo 2 come, ad esempio, Semaglutide, Tirzepatide e Liraglutide

Guarire non significa smettere di sentire il vuoto, ma imparare a riempirlo con la cura di sé anziché con il cibo (Cit.)

Questa riflessione ci porta al principio della terapia psicodinamica, che non mira a imporre una dieta repressiva (che replicherebbe solo il trauma del vuoto e l’angoscia della privazione) ma lavora per aiutare il paziente a non aver più bisogno di quell’armatura protettiva.

L’obiettivo clinico è dare parole a quel vuoto interiore, trasformando l’incorporazione fisica in elaborazione emotiva. È necessario alleggerire l’anima affinché il corpo possa, finalmente, smettere di trattenere. Solo quando il dolore viene ascoltato e legittimato, la bocca può smettere di inghiottire e il corpo può ricominciare a parlare.

Non puoi iniziare un nuovo capitolo della tua vita se continui a rileggere l’ultimo capitolo portandone addosso tutto il peso. (Michael Connelly)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio) e di avere offerto una chiave di lettura più benevola e profonda verso questa sofferenza, vi ringrazio per avermi seguito. Vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale inizieremo il percorso nel mondo dell’Anoressia Nervosa

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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