Pubblicato su Lo SciacquaLingua
C’è una figura quotidiana, presente in ogni città, che paradossalmente non ha mai avuto un nome proprio: la persona incaricata di verificare che sulle auto in sosta sia esposto il tagliando rilasciato dal parchimetro. Le amministrazioni hanno preferito per anni formule descrittive, lunghe, impersonali, incapaci di diventare parole vere: ausiliari del traffico, verificatori della sosta, operatori della sosta. Tutte espressioni che dicono molto e nominano poco. Da questa mancanza nasce l’esigenza di un termine più nitido, più italiano, più naturale: parchimetrista.
Il lessema nasce da un vuoto reale del lessico urbano: mancava un nome semplice, monosemico e immediatamente riconoscibile per designare chi controlla l’esposizione del tagliando sulle auto in sosta. Le formule amministrative oggi in uso- ausiliari del traffico, verificatori della sosta, operatori della sosta – sono descrittive, generiche, sovrapposte ad altre funzioni. Non diventano mai parole vere, perché non hanno un nucleo semantico compatto. Da questa constatazione prende forma, appunto, il neologismo lessicale parchimetrista, che si appoggia a un materiale linguistico già circolante e lo porta a compimento.
L’etimologia è trasparente: la base è parchimetro, variante fonetica di parcometro diffusasi per assimilazione regressiva, come accade spesso nelle parole composte con –metro. Su questa base si innesta il suffisso d’agente –ista, produttivo, chiaro, immediatamente interpretabile. Il risultato è una formazione limpida, che non richiede spiegazioni: il parchimetrista è la persona che ha (a) che fare professionalmente con il parchimetro, nello specifico controllandone l’uso da parte degli automobilisti e verificando l’esposizione del tagliando.
Il significato è univoco: non indica un vigile urbano, non un ispettore del trasporto pubblico, non un generico addetto alla sosta, ma esattamente chi verifica l’esposizione del tagliando. La parola è breve, foneticamente scorrevole, con un ritmo ternario che la rende naturale nel parlato. Inoltre si integra senza attriti nel sistema dei nomi d’agente italiani: come barista, dentista, autista, violinista anche parchimetrista lega un oggetto a una funzione professionale.
La chiarezza deriva proprio da questa scrizione: chiunque conosca il parchimetro comprende immediatamente il ruolo del parchimetrista. La scorrevolezza, invece, nasce dalla familiarità della base e dalla naturalezza del suffisso, che evita effetti burocratici o tecnicismi rigidi. È una neoformazione che non forza la lingua, ma la completa: colma una lacuna senza creare opacità.
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Parchimetrista s. m. e f. – Nome d’agente formato su parchimetro con il suffisso –ista. Indica la persona incaricata di controllare l’esposizione del tagliando sul cruscotto delle autovetture in sosta nelle aree a pagamento.
A cura di Fausto Raso

Giornalista pubblicista, laureato in “Scienze della comunicazione” e specializzato in “Editoria e giornalismo” L’argomento della tesi è stato: “Problemi e dubbi grammaticali in testi del giornalismo multimediale contemporaneo”). Titolare della rubrica di lingua del “Giornale d’Italia” dal 1990 al 2002. Collabora con varie testate tra cui il periodico romano “Città mese” di cui è anche garante del lettore. Ha scritto, con Carlo Picozza, giornalista di “Repubblica”, il libro “Errori e Orrori. Per non essere piantati in Nasso dall’italiano”, con la presentazione di Lorenzo Del Boca, già presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, con la prefazione di Curzio Maltese, editorialista di “Repubblica” e con le illustrazioni di Massimo Bucchi, vignettista di “Repubblica”. Editore Gangemi – Roma.

