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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio

Mangiamo per riempire un vuoto, ma il vuoto dell’anima non ha uno stomaco.” (Zygmunt Bauman)

Partendo da questa riflessione, oggi proviamo a chiederci: “Cosa accade quando il cibo smette di essere nutrimento e diventa un anestetico per la mente, attraverso un ciclo incessante a cavallo fra il bisogno di riempirsi e la condanna del peso?”

La scorsa volta abbiamo visto come il corpo possa diventare un teatro di evacuazione violenta attraverso la Bulimia Nervosa;

In questa puntata, la numero 136, spostiamo il focus su una dinamica speculare ma profondamente diversa (quella del trattenere e dell’accumulo), per esplorare una condizione che rappresenta un’altra faccia dei Disturbi della Condotta Alimentare (DCA), anch’essa legata a un circuito di sofferenza profonda: il Disturbo da Alimentazione Incontrollata, noto anche come Binge Eating Disorder (BED).

Inghiottiamo le parole che non possiamo dire, e poi ci stupiamo se pesano così tanto. (Alda Merini – Adattamento)

Binge Eating: L’Ossessione che Trattiene il Sé

Se nel 1979 Gerald Russell isolava la bulimia nervosa, la psichiatria clinica ha impiegato più tempo per riconoscere piena autonomia al Binge Eating Disorder, inserito ufficialmente come disturbo a sé stante solo nel 2013 con il DSM-5.

Mentre nella bulimia il dramma psichico si consuma in due tempi — l’abbuffata e la condotta di eliminazione —, nel Binge Eating il rituale si ferma al primo tempo. C’è l’impulso irrefrenabile, c’è la perdita di controllo totalizzante, ma manca l’atto liberatorio del vomito o del compenso.

Non è una semplice “mancanza di forza di volontà”: è il tentativo disperato del sistema psichico di seppellire un’angoscia intollerabile sotto strati di cibo, dove il corpo è chiamato a farsi carico di tutto il peso del dolore, senza poterlo evacuare.

Entrando un po’ più in “profondità” …

Secondo la prospettiva psicodinamica, la dinamica del Binge Eating rivela conflitti sommersi che si differenziano da quelli bulimici proprio nella gestione del “limite”:

  1. La Fame d’Amore e l’Incorporazione Totale: Se la persona bulimica vive nell’ambivalenza del “ti desidero ma ti vomito per non perdermi”, nel Binge Eating prevale il terrore della separazione e del vuoto. Il cibo viene incorporato per trattenere l’oggetto d’amore a tutti i costi. Riempirsi all’inverosimile diventa il paradosso di chi dice: “Ho così paura di essere abbandonato e di restare vuoto che devo ingoiare il mondo intero per sentirmi protetto”.
  2. L’Aggressività Implosa e l’Autoreclusione: Nella bulimia la rabbia viene espulsa con violenza (il vomito); nel Binge Eating l’aggressività viene letteralmente inghiottita e rivolta verso l’interno. Il cibo funge da silenziatore per la rabbia, la tristezza o il trauma. Il peso corporeo che ne consegue diventa una barriera protettiva inconscia, un modo per provare a rendersi socialmente o affettivamente “invisibili” o “intoccabili”.
  3. Il Crollo del Falso Sé senza Riparazione: Come la persona bulimica, anche chi soffre di Binge Eating sperimenta il crollo del controllo durante la crisi. Tuttavia, mentre la bulimia usa il vomito come un colpo di spugna magico per ripristinare immediatamente la maschera della perfezione, nel Binge Eating la macchia dell’errore resta visibile sul corpo. Il fallimento del controllo non può essere nascosto: si accumula, generando un senso di impotenza ancora più radicale.

A confronto con alcuni Grandi Autori

Lo Psicoanalista Massimo Recalcati, estendendo la sua riflessione clinica, ci aiuta a comprendere come nel Binge Eating il cibo diventi un anestetico contro l’angoscia.

Se nella bulimia si assiste al ritmo frenetico del pieno e del vuoto, nel Binge Eating il soggetto cerca un pieno continuo che metta a tacere la mancanza. Il cibo non è usato per godere, ma per tappare il buco dell’esistenza, trasformando il corpo in un contenitore saturo dove l’assenza viene letteralmente schiacciata.

La Psichiatra Hilde Bruch, analizzando il profondo senso di inefficacia personale, riscontrava nel disturbo da alimentazione incontrollata una risposta difensiva a un ambiente che non ha saputo dare risposte adeguate ai bisogni emotivi del bambino.

Quando le risposte della madre non sono sintonizzate sui bisogni reali del bambino, questo cresce senza riuscire a distinguere la fame biologica dagli stati di disagio emotivo. Mangiare diventa l’unica risposta universale a qualsiasi dolore interno.

Concludiamo questa puntata con una riflessione che ci annuncia quello che tratteremo la prossima settimana

Quando non ti è permesso esistere nello spazio psicologico degli altri, l’unica soluzione è espandere il tuo spazio fisico.” (Cit.)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio) e di avere offerto una chiave di lettura più benevola e profonda verso questa sofferenza, vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale analizzeremo più in profondità l’aspetto neurologico e quello psicologico del Binge Eating

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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