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Intervista a TOMMASO DI FRANCESCO  – VOCOLOGO

Nel panorama italiano della vocalità, il nome di Tommaso Di Francesco si distingue per un percorso raro e altamente specializzato. Ad oggi uno tra i pochi vocologi in Italia con una doppia formazione accademica sulla voce artistica e clinica; rappresenta un punto di riferimento per cantanti, professionisti della voce e per chi affronta problematiche vocali.

La sua attività si colloca al confine tra l’aspetto artistico e quello clinico. Da un lato la cura dell’espressività vocale e della performance, dall’altro l’attenzione alla salute dello strumento voce, con un approccio integrato che unisce tecnica, prevenzione e riabilitazione.

In un’epoca storica in cui la voce è sempre più al centro della comunicazione parlata e cantata, il suo lavoro assume un valore ancora più importante offrendo strumenti concreti per un utilizzo della vocalità  più consapevole, sano ed efficace.

Tommaso Di Francesco è logopedista esperto in vocologia un po’ sui generis, un artista a sua volta… appassionato di basso, suona nelle band e poi indossa il camice e diventa un professionista della voce.

Noi ci accingiamo a conoscere questo suo aspetto, chiacchierando con lui.

1. In termini tecnici, come definiresti oggi la vocologia e in cosa si distingue dalla logopedia classica  e dal canto “comune”?

Oltre ad una formazione specifica sulle esigenze dei pazienti di voce, la Vocologia fornisce gli strumenti per rispettare la natura della voce e la componente artistica di essa, trovando un equilibrio tra benessere e performance. Per questo la Vocologia si presta ad essere utile anche per chi a livello organico non presenta difficoltà, svolgendo un ruolo di prevenzione e miglioramento funzionale. La mia professione ha il dovere e l’onore di essere ponte tra l’insegnante di canto e il foniatra, non un coach ma un clinico con competenze artistiche che svolge la pratica per riabilitare e rieducare dove c’è una disfunzione, educare per prevenire e talvolta preparare se si necessita di intervento per ridurre i tempi di recupero

2. Il tuo percorso unisce voce artistica e clinica: come dialogano concretamente questi due ambiti nel tuo lavoro quotidiano?

 Le due componenti sono facce della stessa medaglia, per quanto spesso per i pazienti risultino mondi diversi. Nelle patologie è facile che si riscontri una difficoltà nella voce cantata a causa di una disfunzione nella sfera della voce parlata e viceversa. La svolta sta nella consapevolezza che la voce è il frutto di un’esigenza di comunicazione, un atto fisico quanto psicologico, che nasce da un individuo unico che viene influenzato dall’ambiente. il percorso logopedico parte sempre da una percezione della propria voce, il paziente impara a comprendere l’unicità e le caratteristiche della propria voce, abbattendo la barriera dei compartimenti stagni della voce cantata, della voce recitata e dalla voce parlata.

3. Quali sono i parametri principali che analizzi quando valuti una voce?       

I parametri vocali sono vari ma soffermarsi a quelli significherebbe guardare dall’occhiello di una porta senza affacciarsi totalmente sull’esigenza del paziente. Reputo necessario, come d’altronde mi è stato insegnato, di osservare come parametro principale la persona stessa che si trova a fare la valutazione. Il paziente deve essere valutato come tale a 360°, perché La Voce stessa è la risultante di più parametri che per il paziente sono Vita, tra questi: postura, respirazione, emotività, tensioni generali, e poi più nello specifico quelle che sono le componenti della Voce come intensità, frequenza, prosodia e risonanza. Oggettività e soggettività si influenzano quando a risentirne è la qualità della vita del paziente.

4. Quali sono le disfunzioni vocali più frequenti che riscontri oggi, anche in persone non professioniste della voce?

Se si parla di disfunzioni di natura meccanica delle corde vocali, sicuramente i noduli cordali sono i più comuni, tanto da interessare dai bambini fino all’età adulta. Allo stesso modo sono molto comuni i casi di tensione e disfonia disfunzionale, dovuta ad un uso scorretto della voce, spesso ipercinetico.

5. Si parla di tecnica, ma spesso si esclude da essa punti importanti, spesso ritenuti secondari, come la postura e la gestione del respiro. Quanto incidono sulla qualità e sulla salute vocale?

Totalmente! La voce è un equilibrio, e queste componenti si influenzano tra loro. L’alterazione di una di queste variabili può mettere in difficoltà tutto l’apparato fonatorio. Allo stesso modo rieducare la funzionalità di queste giova alla salute vocale generale.

6. Dal punto di vista tecnico, qual è l’errore più comune nei cantanti e nei professionisti della voce? E cosa sottovalutano di più, con superficialità, senza correre in tempo ai ripari?

Più che tecnico, individuo spesso un errore di pensiero. Ovvero quello di non pensare allo screening e all’importanza della prevenzione nella voce. Reputo infatti il professionista vocale come uno sportivo che allo stesso modo dedica un’attenzione tale al suo strumento e all’intero corpo, tanto da ascoltarsi e seguire dei percorsi di prevenzione che ridurrebbero i danni causati da un abuso o un mal uso vocale. Se c’è invece una parola da cui spesso sento il bisogno di mettere in allerta il Paziente cantante è “spingere”. noto infatti spesso un’attenzione maggiore nello sforzo che nella naturalezza del canto, che poi porta nel tempo a un accumulo di tensioni che solo con la giusta fatica e consapevolezza possono essere un lontano ricordo

7. Esistono esercizi base realmente efficaci che potresti suggerire a tutti per mantenere una buona igiene vocale? Se sì, quali consigli?

Partendo dal presupposto che ogni esercizio dovrebbe essere cucito ad hoc sul Paziente e quindi sul cantante perché ogni esigenza è diversa per ogni individuo che a sua volta è diverso. Nonostante ciò un consiglio generale che mi preme fare è quello di idratarsi al giusto modo, sia a livello sistemico assumendo liquidi, sia con l’utilizzo di garze bagnate con cui fare esercizi di respirazione nasale, per un’idratazione locale migliore. Inoltre, ad accompagnare questo è necessaria una buona lubrificazione, ma soprattutto ridurre quelli che sono i caratteri negativi che possono ufficiare sulla salute vocale: come ad esempio fumo, alcol, mancanza di sonno, alimentazione scorretta. Un’Ultima attenzione anche quella che è là salute psicologica e il benessere psicologo, che spesso fungono da ago della bilancia per incrementare o sfavorire le tensioni muscolari. Tutte queste caratteristiche svolgono un ruolo fondamentale nell’incrementare la patologia più diffusa e spesso demonizzata dal cantante: il reflusso.

8. La voce cambia con l’età, a cominciare dalla voce bianca a tutti i cambi seguenti fino all’invecchiamento.  Come e perché cambia la voce e quali accorgimenti tecnici utilizzare nei vari periodi della vita? Quali sono fondamentali per preservarla nel tempo?

Come il passare del tempo è naturale, allo stesso tempo la voce rispecchia i cambiamenti che il corpo umano subisce. Come cambia il timbro di uno strumento, corda a seconda del materiale di cui è composto, allo stesso tempo la laringe, “organo della voce” subendo processi di crescita, muta nelle sue caratteristiche. Tra questi processi nota è la pubertà, dove avviene una vera e propria muta. andando avanti con l’età, i processi di calcificazione e rigidità, portano a una modifica del tono e della presenza vocale. Per far sì che questi processi siano più naturali possibili È giusto pensare Alla voce come un individuo, lo stile di Vita influenza totalmente le sue caratteristiche. A livello tecnico sarebbe utile soprattutto per il cantante ascoltarsi sempre e mantenere allenata quanto rilassata la voce, con esercizi di riscaldamento ma anche di raffreddamento post performance e post studio

9. Cosa ti senti di consigliare a chi si approccia al canto con “leggerezza” e un po’ d’incoscienza    

(convinto che tanto non succede nulla di grave in ogni caso)?

Non è solo un consiglio, ma per me è un obiettivo di vita, quello di far comprendere l’importanza a chiunque si approcci alla voce dello screening vocale. il mio consiglio da clinico e da appassionato di Voce è quello di viversi il canto e la vocalità con naturalezza, ma con rispetto, imparando ad ascoltare se stessi e ed ascoltare le figure che lavorano per il benessere della voce sia in ambito clinico che artistico, quindi il foniatra, l’insegnante di canto, il Logopedista e i professionisti a loro correlati

L’incontro con Tommaso Di Francesco restituisce una visione chiara: la voce non è solo uno strumento da usare, ma un sistema complesso da conoscere, rispettare e allenare. Tra approccio clinico e sensibilità artistica, il suo lavoro apre una strada concreta verso una maggiore consapevolezza vocale, oggi più che mai necessaria.

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