Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio.
Il corpo è il loggiato dell’anima. (Gabriele D’Annunzio)
Partendo da quanto ci ricorda Gabriele D’annunzio, proviamo a domandarci: cosa accade quando questo loggiato diventa un campo di battaglia? Nelle scorse puntate abbiamo esplorato il pensiero e la personalità dell’ossessivo; oggi scenderemo ancora di più nel concreto del mondo delle ossessioni e vedremo come, l’ansia ossessiva, possa spostarsi dalla mente al mondo fisico, creando nuovi “modelli di assedio”.
Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame? (Biancaneve – I Fratelli Grimm)
Lo Specchio Deformante
La persona, in questo caso, è tormentata da un difetto fisico minimo o inesistente. Non è vanità, ma un dolore profondo: il soggetto trascorre ore a controllare il proprio riflesso o a cercare di nascondersi. In chiave psicodinamica, il “difetto” esterno è spesso la proiezione di un senso di inadeguatezza interiore, un tentativo di localizzare in un naso o in una ruga una sofferenza che appartiene alla propria storia affettiva.
Entrando un po’ più in “profondità”…
Secondo le teorie psicoanalitiche e psicodinamiche, il disturbo si sviluppa attraverso alcuni meccanismi chiave:
Spostamento: Conflitti emotivi profondi inconsci, sentimenti di colpa o di inferiorità vengono “spostati” da un piano psicologico astratto a una specifica parte del corpo. È più facile focalizzarsi su un “naso sbagliato” piuttosto che affrontare un senso di inadeguatezza interiore totale.
Proiezione: L’odio per sé stessi o la paura di essere rifiutati vengono proiettati all’esterno; il soggetto crede che siano gli altri a notare e giudicare il difetto, mentre in realtà è il proprio sguardo giudicante a essere proiettato sugli altri.
Fallimento del Rispecchiamento: Molti autori collegano il disturbo a carenze precoci nel rapporto con i genitori; se, ad esempio, il bambino non è stato “visto” o valorizzato correttamente (non si è potuto rispecchiare completamente nel sorriso di una madre), può sviluppare un’immagine di sé frammentata o distorta.
Simbolismo del corpo: La parte del corpo scelta per l’ossessione ha, spesso, un significato simbolico. Un esempio molto comune riguarda la pelle del viso (acne lieve, macchie o imperfezioni minime).
La pelle è l’organo del contatto e del confine: separa l’Io dal mondo esterno ed è la prima cosa che gli altri vedono di noi. Un’ossessione per la pelle può simboleggiare una difficoltà a stabilire confini sani con gli altri. La persona può sentirsi “invasa” o troppo esposta al giudizio altrui.
Desiderio e Paura del Contatto
L’imperfezione cutanea agisce come una “barriera simbolica”. La persona si percepisce come “sporca” o “difettosa” e usa questo pretesto per isolarsi. Simbolicamente è come se (per proteggersi dalla paura dell’intimità o del rifiuto) attraverso l’imperfezione si dicesse al mondo esterno: “Non toccarmi” o “Non guardarmi troppo da vicino”.
Il viso rappresenta la sede dell’identità. Concentrarsi su un difetto del volto può rappresentare il tentativo di nascondere la propria vera natura, che viene percepita interiormente come inadeguata o mostruosa.
Altri brevi (ma significativi) esempi
Il Naso: Spesso legato al senso di sé e alla “presenza” nel mondo. In alcune interpretazioni classiche, può essere legato alla propria identità di genere o a un senso di intrusione da cui non ci si riesce a proteggere o dell’aggressività che non si riesce a esprimere nel modo più consono.
I Capelli: Simbolo ancestrale di forza, seduzione e vitalità. L’ossessione per la perdita o la forma dei capelli può riflettere la paura di perdere il controllo, il timore dell’invecchiamento o una percepita perdita di potere sociale e sessuale.
I Muscoli (Dismorfia Muscolare): Tipica di chi percepisce il proprio corpo come troppo piccolo o debole. Qui il corpo diventa il simbolo di una corazza: più muscoli significano una protezione contro un senso di vulnerabilità interiore estrema.
“In conclusione, abbiamo visto come il dismorfismo non sia una questione di specchi, ma di sguardi interiori. Per guarire, non serve correggere la superficie, ma bisogna scendere nelle profondità di quel “loggiato” di cui abbiamo parlato all’inizio.
La terapia psicodinamica si muove proprio in questa direzione: non si limita a silenziare il sintomo o a razionalizzare l’ossessione, ma cerca di ‘decodificare’ il messaggio che il corpo sta inviando. Attraverso la relazione terapeutica, si lavora per trasformare quell’apparente “difetto” da nemico da abbattere a portavoce di una storia affettiva che chiede di essere ascoltata.
L’obiettivo è permettere alla persona di passare dalla frammentazione all’integrazione, affinché possa finalmente abitare la propria pelle non più come una prigione o una maschera, ma come il luogo sicuro della propria identità.
Solo riallacciando i fili tra ciò che sentiamo e ciò che vediamo, possiamo tornare a guardarci allo specchio e riconoscere, finalmente, non un dettaglio deformato, ma la complessità intera di un essere umano.
Concludiamo con un pensiero di un autore che di profondità dell’animo se ne intendeva, Marcel Proust, che sembra parlarci proprio della guarigione da queste ‘lenti deformanti’:
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, questa volta, con maggiore benevolenza), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale continueremo analizzeremo con quelli che vengono chiamati “i Volti dell’Ossessione, ”occupandoci di Disposofobia
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
Pagina personale
Canale youtube:

