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Non siamo la strada di nessuno, siamo destini che si incrociano. Alcuni passano in fretta quasi senza lasciare tracce. Altri restano in silenzio, inosservati. E poi ci sono quelli che, anche se ne vanno, restano indimenticabili. E infine ci siamo noi: quelli che riescono a restare per tutto il tempo che durerà un “per sempre” (Fabio di Vina)

Il 25 Aprile è, per eccellenza, la festa dell’aria che torna a circolare. È il momento in cui l’Italia ha riaperto i polmoni dopo l’oppressione. Ma oggi, in un tempo in cui non siamo più prigionieri di una dittatura palese, dobbiamo chiederci:

Possiamo ritenerci davvero liberi o (al netto delle paure per le guerre in corso) siamo diventati carcerieri di noi stessi, prigionieri di un’agenda fitta, dell’ansia da prestazione e di un lavoro che ci consuma il tempo e l’anima?

La cenere sul cuore

Spesso viviamo con una sottile cenere che ricopre le nostre giornate: è la polvere dell’abitudine, della paura di non essere all’altezza, dell’ossessione per una produttività che ci ruba la vita. Ci dimentichiamo che la libertà più grande è quella di essere autentici, di poter restare in silenzio senza sentirci in colpa, di riscoprire chi siamo oltre il nostro ruolo professionale.

Il dono del respiro: la libertà è un incontro

La libertà non è un deserto isolato ma, semmai, un ponte.

E poi, sei arrivato tu, mi hai donato il respiro e, a forza di carezze mi hai levato la cenere dal cuore e mi hai resuscitato la felicità. Mi hai teso le braccia come una finestra che si apre su un Paradiso e hai fatto entrare la Luce, il Vento e la Voce… (Cit.)

Cari Lettori, queste parole ci ricordano che la Liberazione avviene, spesso, attraverso un incontro con una persona cara, con una passione dimenticata o con la parte più vera di noi. È quel momento in cui decidiamo di spalancare la finestra, lasciando fuori l’ossessione del “dover fare” per far entrare finalmente la “Luce” della vita vera.

Matteotti: il martire che scelse la Luce

In questa ricerca di verità, vogliamo ricordare Giacomo Matteotti, a poco più di cento anni dal suo “sacrificio”.

Possiamo considerarlo l’uomo che non permise alla cenere della paura di spegnere il suo coraggio. Sfidò il buio del fascismo per difendere la Luce della democrazia. Il suo martirio ci insegna che la Libertà non è un bene scontato, ma una fiamma che va alimentata ogni giorno con scelte di dignità.

Il suo discorso a Montecitorio del 30 maggio 1924 gli costò la vita.

Il nemico è attualmente uno solo: il fascismo. (Giacomo Matteotti)

Sua nipote Elena ha recentemente riassunto l’eredità del nonno in quattro parole: “il coraggio di esporsi”.

Egli, esponente Socialista, lanciò un duro e appassionato attacco al fascismo. La Camera dei Deputati era ancora formata dalle varie forze politiche elette ma già, i fascisti presenti, non gradivano l’assetto democratico.

Essere consapevoli è faticoso. È molto più semplice non sapere, non informarsi, non scegliere. Ma ogni volta che resti indifferente, stai lasciando che qualcun altro decida al posto tuo. (Antonio Gramsci)

Giusto per capire la loro natura, Matteotti fu rapito e assassinato il 10 giugno del 1924 e, il suo corpo, fu ritrovato due mesi dopo.

La conseguenza del gesto fu enorme presso i ceti più vari e, addirittura, sembrava che il partito al potere ne avrebbe pagato le conseguenze. Purtroppo, le varie forze democratiche non seppero “cogliere l’occasione” e il partito fascista si rafforzò.

Mussolini stesso, qualche mese dopo, alla Camera (3 gennaio 1925) con tracotanza si proclamò responsabile morale del delitto Matteotti:

Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io ne sono il capo.

Approfittando della forza e della crisi degli avversari emanò le “leggi fascistissime” e fece sancire la decadenza dei Deputati che avevano partecipato alla secessione dell’Aventino per sancire una distanza morale da Mussolini e ripetendo il gesto dei Plebei durante il periodo della Repubblica Romana, intorno al 494 a.C., messo in atto per protestare contro le condizioni oppressive imposte dai Patrizi (l’élite aristocratica).

Ma, a differenza di allora, tale scelta non produsse l’effetto sperato.

Niente ferisce, avvelena e ammala come la delusione. È il dolore di una speranza tradita, di una fiducia infranta, di aspettative che svaniscono e lasciano un senso di inganno e umiliazione. A volte fa sentire offesi, ridicoli, persino tentati dalla vendetta. Ma è anche un dolore che ci ricorda quanto teniamo a ciò che amiamo (Oriana Fallaci)

Matteotti, nel suo memorabile intervento, aveva chiesto l’annullamento delle elezioni, sfidando il regime. Al termine, capì subito che i suoi giorni erano contati.

Il fascismo, allergico alla democrazia, non poteva permettersi di avere spine democratiche sul fianco in ogni seduta parlamentare.

Ai compagni che si congratulavano con lui per l’efficace e grande intervento, rispose:

Io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate il mio elogio funebre

Egli ha donato la vita affinché noi oggi potessimo avere braccia tese verso il futuro, come “finestre aperte su un paradiso” di possibilità.

Onorare la sua memoria significa anche non sprecare la nostra esistenza in una schiavitù moderna fatta di stress e vuoto interiore.

Perché la Libertà, quella vera, non abita solo nei libri di storia; essa cammina sulle gambe di chi, oggi, ha il coraggio di fermarsi mentre il mondo corre. Come è successo a Erick, un rider che ci insegna cosa significhi davvero “donare il respiro” e “levare la cenere dal cuore”.

Il miracolo sotto la giacca

Era un venerdì di pioggia, alle dieci di sera. Erick correva in moto a tutta velocità: ogni secondo perso era un bonus rischiato, un pezzo di stipendio che svaniva. In quel momento, Erick era prigioniero del meccanismo che ci vuole tutti “produttivi” a ogni costo. Ma poi, in una strada deserta, ha visto una macchia bianca legata a un palo: un gattino immobilizzato con nastro isolante sotto il temporale.

In quel momento Erick ha scelto. Ha scelto di smettere di essere un ingranaggio della consegna per tornare a essere un uomo. Ha passato venti minuti sotto l’acquazzone a liberare quella piccola vita, mentre la cena che doveva consegnare si raffreddava, e con essa la sua speranza di un guadagno sicuro.

Quando è arrivato a destinazione, ha trovato il volto della nostra società più dura: un cliente furioso che pretendeva la cena gratis per il ritardo. Erick non ha discusso. Ha aperto la giacca fradicia, ha mostrato il gattino che tremava sul petto e ha detto all’uomo di tenersi pure la cena e la sua fame.

Foto da “gatti che dormono in posizioni assurde”

La vera Liberazione

Gli hanno tolto il costo della consegna dallo stipendio, lo hanno segnalato. Ma Erick è tornato a casa con la soddisfazione intatta. Duecento pesos non valgono più di una vita che nessuno voleva salvare. Oggi quel gattino, Cinta, dorme al caldo.

Dopo se vuoi, cercami. Mi troverai in ogni albero che vedrai. Le foglie verdi saranno il mio respiro; i miei frutti, la vita.  Poi l’umano, incattivito, applicherà il fuoco e io griderò il silenzio del vento. Ma la natura è forte. E rinascerò (Alfio Scafili)

Erick ci insegna che la Liberazione oggi è esattamente questa: avere il coraggio di “perdere tempo” per salvare l’umanità. È il coraggio di rispondere a un bisogno del cuore invece che agli ordini di un algoritmo o di un capo ufficio. È la finestra che si apre, la Luce che entra e la Voce che torna a farsi sentire sopra il rumore del traffico.

In questo 25 Aprile, l’augurio per tutti noi è di trovare la forza di Erick e la schiena dritta di Matteotti. Che possiamo finalmente spalancare le braccia come finestre su un Paradiso di autenticità, liberandoci dalle catene del “fare” per riscoprire la bellezza profonda di ciò che si chiama “Essere”.

Cerchiamo il coraggio di togliere la polvere dai nostri desideri e di smettere di rincorrere un tempo che non torna. La Liberazione inizia dentro di noi, nel momento esatto in cui decidiamo che la nostra vita vale più di qualsiasi ufficio e che la nostra anima merita, finalmente, di respirare.

Cari Lettori, nel salutarvi, vi lasciamo alle note senza tempo de “La Libertà”, di Giorgio Gaber, un brano che ci ricorda come la Libertà non sia uno spazio isolato né la pretesa di fare ciò che si vuole, ma qualcosa di molto più profondo: è partecipazione, è il coraggio di esserci, è quel “respiro comune” che ci rende umani.

Buona Liberazione a tutti, con il cuore aperto e la mente sveglia.

LA LIBERTA’

Voglio essere libero, libero come un uomo
Vorrei essere libero come un uomo

Come un uomo appena nato
Che ha di fronte solamente la natura
Che cammina dentro un bosco
Con la gioia di inseguire un’avventura

Sempre libero e vitale
Fa l’amore come fosse un animale
Incosciente come un uomo
Compiaciuto della propria libertà

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
E che trova questo spazio
Solamente nella sua democrazia

Che ha il diritto di votare
E che passa la sua vita a delegare
E nel farsi comandare
Ha trovato la sua nuova libertà

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche avere un’opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo

Come l’uomo più evoluto
Che si innalza con la propria intelligenza
E che sfida la natura
Con la forza incontrastata della scienza
Con addosso l’entusiasmo
Di spaziare senza limiti nel cosmo
E convinto che la forza del pensiero
Sia la sola libertà

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche un gesto o un’invenzione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

A volte non serve aggiungere niente. Né una medicina, né una persona, né un’altra spiegazione. Serve solo togliere. Una presenza che pesa, una colpa che non ti appartiene, una paura che non ti fa dormire, il corpo lo sa quando è troppo pieno: lo dice con i dolori, con la stanchezza, con quella voglia inspiegabile di sparire per un po’. Non sempre la cura è nel prendere qualcosa. A volte è nel lasciare andare. E respirare di nuovo.” (Cindy Fracella)

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

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