Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio.
L’ottimo è nemico del bene. (Voltaire)
In ambito clinico, questo celebre aforisma riassume la trappola in cui cade chi vive sotto il dominio della rigidità: la ricerca incessante di una perfezione irraggiungibile che finisce per paralizzare l’esistenza stessa. Se nella scorsa puntata abbiamo parlato dell’ossessione come di un “crampo” mentale improvviso, oggi esploreremo qualcosa di più profondo: una postura dell’anima che non conosce riposo.
Dopo aver trattato, nella precedente puntata, l’assedio delle ossessioni e dei rituali (il DOC), in questa punta, la n°130, facciamo un passo avanti. Entriamo nel territorio del Disturbo di Personalità Ossessivo-Compulsivo (OCPD), per approfondire quello che avevamo già analizzato un po’ di tempo fa. Qui non siamo più di fronte a un sintomo isolato che irrompe nella mente ma a uno stile di vita, a un modo di stare al mondo che trasforma la precisione in una prigione.
Il perfezionismo è la paura di essere umani. (Gloria Steinem)
Questa riflessione ci introduce alla differenza cardine: mentre il paziente con DOC soffre per i suoi pensieri (li sente estranei, egodistonici), chi ha una struttura di personalità ossessiva vive la propria rigidità come una virtù, un valore morale, un segno di integrità (egosintonia). Non è “qualcosa che ho”, ma è “ciò che sono”.
OCPD: Quando l’Ordine diventa Tirannia
A differenza del DOC, dove il soggetto “deve fare” un rituale per scacciare l’ansia, nell’OCPD il soggetto sente di “dover essere” perfetto per sentirsi degno. Le caratteristiche principali sono:
- Perfezionismo patologico: Progetti che non finiscono mai perché “non sono ancora perfetti”.
- Preoccupazione per i dettagli: Si perde il senso dell’insieme per concentrarsi su liste, regole e schemi, smarrendo l’obiettivo principale.
- Eccessiva dedizione al dovere: Il lavoro e la produttività soffocano il tempo libero e le relazioni amichevoli, viste spesso come “distrazioni improduttive”.
- Rigidità morale: Un’inflessibilità etica che non ammette sfumature o compromessi, né per sé né per gli altri.
- Accumulo e parsimonia: Difficoltà a gettare oggetti inutili e una gestione del denaro vista come prevenzione per catastrofi future.
Il Confine tra Efficienza e Patologia: Carattere o Disturbo?
A questo punto, qualcuno potrebbero chiedersi: “Ma se io sono una persona precisa, amo l’ordine e il mio lavoro è impeccabile, ho un disturbo di personalità?”
La risposta, nella grande maggioranza dei casi, è: “dipende”!
In psicologia, esiste un confine sottile ma netto tra il carattere ossessivo – preciso e il disturbo vero e proprio.
Il carattere ossessivo – preciso è spesso un grande alleato. È la dote del chirurgo che non trascura alcun dettaglio, dell’avvocato che studia ogni riga del codice, del pilota che segue rigorosamente la check-list.
In questi casi, la precisione è uno strumento che la persona sceglie di usare per raggiungere un obiettivo.
C’è flessibilità: se la situazione lo richiede, la persona con un “buon carattere ossessivo” sa chiudere un occhio, sa godersi una serata di svago e sa che l’imprevisto fa parte del gioco.
Il disturbo (OCPD) subentra quando non c’è più scelta.
La precisione non è più uno strumento, ma una catena. La differenza sta tutta in una parola: Adattamento.
Se la nostra ricerca della perfezione ci rende la vita più facile e produttiva, siamo di fronte a un tratto di carattere funzionale. Se invece il bisogno di controllo ci impedisce di finire i lavori, distrugge le nostre relazioni e ci toglie il sonno davanti a un minimo imprevisto, allora la struttura è diventata rigida e richiede attenzione.
Il carattere è un timone che usiamo per guidare la nave; il disturbo è un’ancora che ci tiene fermi mentre il mare della vita scorre via
La Neurobiologia della Rigidità: Oltre il Circuito dell’Errore
Se nel DOC abbiamo visto il cortocircuito del sistema CSTC (Cortico-Striato-Talamo-Corticale), nell’OCPD la ricerca evidenzia una particolare conformazione della Corteccia Prefrontale e delle connessioni con il Sistema Limbico.
In queste personalità, il sistema di “monitoraggio del conflitto” è costantemente acceso.
C’è un’iper-attivazione delle aree deputate al controllo esecutivo a discapito delle aree emotive. È come se il cervello avesse un acceleratore piantato sul “senso del dovere” e un freno rotto sulla capacità di provare piacere o di adattarsi agli imprevisti. La flessibilità cognitiva è ridotta: cambiare programma all’ultimo momento non è un semplice fastidio, ma un vero e proprio “stress test” biologico.
La Visione Psicodinamica: Il Controllo come Difesa dall’Incertezza
Come abbiamo già visto in una puntata specifica, per la psicoanalisi, la personalità ossessiva è il regno del Super-io ipertrofico. Se nell’Uomo dei Topi studiato da Freud vedevamo la lotta contro impulsi specifici, qui vediamo una difesa generalizzata contro l’emotività.
L’ossessivo teme le proprie emozioni perché le percepisce come caotiche, sporche o pericolose. Per questo utilizza massicciamente l’Intellettualizzazione: trasforma ogni sentimento in un ragionamento logico, neutralizzando la carica affettiva.
Il bisogno di controllo non è cattiveria o pedanteria: è un tentativo disperato di rendere il mondo prevedibile. Se tutto è in ordine, se ogni centesimo è contato, se ogni procedura è seguita, allora (illusoriamente) nulla di male potrà accadere. È una difesa contro l’angosciante fragilità dell’essere umano e contro l’aggressività inconscia che viene soffocata sotto una coltre di estrema gentilezza e formalismo.
Conclusione: L’arte di lasciar accadere
Il lavoro sulla Personalità Ossessiva è un viaggio verso la riabilitazione del sentire, per provare a passare dalla “dittatura del dovere” alla “libertà del piacere”.
Concludiamo con una riflessione sulla necessità di accogliere l’imprevisto:
Siamo tutti fatti di debolezze ed errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze: questa è la prima legge della natura. (Voltaire)
Solo accettando la nostra imperfezione e la nostra fallibilità possiamo smettere di essere i carcerieri di noi stessi e iniziare, finalmente, a vivere.
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, questa volta, con maggiore benevolenza), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale analizzeremo quelli che vengono chiamati “i Volti dell’Ossessione” (Dismorfismo, Accumulo e Rituali del Corpo)
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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