Non c’è nulla di più prezioso che l’arte di osservare, di cercare di capire la natura e l’uomo. Tutto ciò che apprendiamo dal mondo intorno a noi, ci permette di migliorare noi stessi e di avvicinarci alla verità anche se, spesso, essa sfugge alla nostra comprensione (Leonardo da Vinci)
Cari Lettori, i comportamenti del 47° Presidente degli Stati Uniti d’America (di cui abbiamo ampiamente parlato in un apposito Editoriale ) ci spingono a fare delle riflessioni sulla storia degli USA e sui vari atteggiamenti di chi li ha governati.
Come è noto, la Costituzione americana riconosce al Presidente una autonomia di azione molto larga, anche se vi sono dei contrappesi che dovrebbero limitarne abusi e esagerazioni di vario tipo.
Il dato più importante è che la carica ha la durata di quattro anni e non si può essere presidenti per più di due mandati.
Questo ha impedito che la Democrazia americana potesse essere trasformata in una specie di dittatura mascherata.
Invece dopo due mandati, il presidente ritorna privato cittadino e mentre prima i media registravano ogni sua uscita, una volta finito il mandato, l’ex presidente torna ad essere un “comune mortale”.
Mentre è al potere, invece, prende decisioni importanti e può far male al mondo, al suo Paese incluso.
È bene ricordarlo subito: ogni Presidente, sia pure in modo differente, ha sempre riaffermato il ruolo dominante degli USA in tutto “l’orbe terracqueo”.
Ne sanno molto, al riguardo, i paesi dell’America latina, che sono stati (e in vari casi lo sono tuttora) sottoposti a controlli e pressioni da parte dei discendenti dello “Zio Sam”
Basti ricordare il proverbio messicano:
Oh, Messico sventurato, troppo lontano da Dio e troppo vicino agli Stati Uniti.
Per quanto riguarda altre parti del mondo, gli USA hanno prodotto ingerenze quasi ovunque, impelagandosi in guerre tremende e ricavando, non di rado, gravi sconfitte.
Quella dei Vietnam è, a tal proposito, esemplare.
Alcuni Presidenti, pensiamo a Kennedy, hanno (anche grazie all’uso dei media) offerto il volto buono dell’America.
Gli USA che aiutano i vari Paesi bisognosi, che costruiscono pozzi e organizzano scuole, con fotogenici sorrisi.
Di fatto, dietro i bei gesti c’è stata sempre una volontà di potenza.
Solo che, presentato col sorriso, l’imperialismo americano da parecchi è stato scambiato per Democrazia e Civiltà.
Si coniò anche l’espressione di “esportare la democrazia” che, a ben pensarci, è una contraddizione in termini. Non si può imporre la democrazia con la forza.
I “missionari armati” non portano la libertà, ma impongono interessi di potenza.
Il presidente Bush Jr. (2001-2009) era uno di quelli che volevano esportare la democrazia e amava il “regime change” che consisteva nel sostituire i governi ritenuti scomodi con altri graditi agli USA.
Per raggiungere questi “nobili” risultati, Bush si inventò gli interventi militari preventivi: in Afghanistan nel 2001, in Iraq nel 2003.
Fu tale l’abilità di far vedere pericoli atomici, poi rivelatasi inesistenti, che anche parecchi stati europei si mostrarono comprensivi e agirono in accordo, generando azioni di cui ancora oggi si paga il prezzo.
Solo che, allora (e sembra passata un’Eternità), il Presidente usava comunicazioni diplomatiche. Ricordiamo gli appelli di Papa Wojtyla, ignorati col Silenzio.
Ora, che accade?
Il “Sistema americano”, sta probabilmente utilizzando un rude Narcisista (di cui abbiamo parlato in un apposito Editoriale), alla stregua di un burattino inconsapevole, nel porre in essere gli stessi obiettivi di sempre, se vogliamo, ma con un linguaggio e un agire volgare e spregiudicato.
Ogni storia, ogni parola che leggiamo o scriviamo, è un modo per esplorare mondi invisibili, per capire meglio noi stessi e gli altri, per trovare quel filo sottile che Lega ciò che siamo a ciò che possiamo diventare (Italo Calvino)
Cari Lettori, in “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, Il grande Neurologo Oliver Sacks usa il termine reminiscenza forzata (o “incontinenza mnemonica”) per descrivere l’improvvisa e irresistibile irruzione di ricordi vividi, quasi allucinatori, nella coscienza di un paziente.
Ecco i punti chiave per spiegarlo
L’origine fisica: Sacks ne parla soprattutto nel capitolo “Reminiscenza”, analizzando casi di persone con crisi epilettiche del lobo temporale o stimolazioni della corteccia cerebrale. Non è un semplice “ricordare” ma un’attivazione elettrica del cervello che “accende” un archivio del passato.
L’esperienza sensoriale: A differenza di un normale ricordo, la reminiscenza forzata è totale. Il paziente non pensa al passato, ma sente di essere lì. Sente musiche, odori e vede scene con una nitidezza superiore alla realtà presente.
Il carattere involontario: Il termine “forzata” indica che il soggetto non ha controllo. Il ricordo si impone come un “attacco” di memoria che sommerge il presente.
L’esempio celebre: Sacks cita il caso di due pazienti anziane che improvvisamente iniziano a sentire canzoni della loro infanzia (musiche irlandesi o canzoni popolari) in modo così reale da credere che ci sia una radio accesa.
In breve, è come se il cervello proiettasse un vecchio film in 4D senza che il paziente abbia premuto “play”, rendendo il passato più reale del presente.
Ora, cari Lettori, pur senza essere (almeno in apparenza) “Soggetti neurologici deliranti”, noi siamo irrimediabilmente portati a voler rivivere (con, forse, la speranza di poterli rivedere) i migliori anni della nostra vita.
In questo caso, non ci riferiamo a quanto abbiamo descritto in altri Editoriali a proposito dei nostri ambiti più intimi ma vogliamo riferirci a quello che la Storia, in particolare quella degli Stati Uniti d’America, ha voluto mostrarci come il percorso di un’epoca in grado di preconizzare un Futuro carico di speranza (anche se in chiaroscuro).
E torniamo agli anni ’60 del secolo scorso…
I fratelli Kennedy rappresentano quella che molti storici definiscono la “famiglia reale” americana, incarnando il perfetto mix tra il massimo splendore del sogno americano e le sue più profonde tragedie.
John F. Kennedy (JFK): Il presidente carismatico che ha ispirato una nazione con la sua “Nuova Frontiera”. È ricordato per la gestione della Crisi dei missili di Cuba, la spinta verso la corsa allo spazio e il suo impegno morale per i diritti civili. il concetto di servizio pubblico negli USA viene “pennellato” nella sua celebre frase
Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese
Robert “Bobby” Kennedy (RFK): Inizialmente braccio destro e Attorney General (Procuratore politico e legale) di John, Bobby è diventato l’anima più radicale e sensibile della famiglia. Si è battuto ferocemente contro la criminalità organizzata e, dopo la morte del fratello, è diventato il simbolo della lotta contro la povertà e della fine della guerra in Vietnam. Il suo assassinio nel 1968, proprio mentre vinceva le primarie, rimane uno dei grandi “e se?” della Storia.
Ogni volta che un uomo difende un ideale, agisce per migliorare il destino degli altri, o lotta contro un’ingiustizia, trasmette una piccola onda di speranza. (Bobby Kennedy)
Ted Kennedy: Il fratello che è “sopravvissuto” per portare avanti il testimone politico per quasi cinquant’anni al Senato. Nonostante la sua carriera sia stata macchiata dall’incidente di Chappaquiddick (in cui si rese colpevole di una grave omissione di soccorso), è considerato uno dei senatori più influenti di sempre, fondamentale per riforme sulla sanità e l’istruzione.
Per tutti coloro le cui preoccupazioni sono state le nostre, il lavoro continua, la causa persiste, la speranza vive ancora e il sogno non morirà mai (Ted Kennedy)
Il mito e la realtà
Cari Lettori, ad osservare il prosieguo, non si può non concludere che la la loro “Eredità” è stata, però, complessa.
Accanto ai grandi ideali, ci sono le ombre della maledizione dei Kennedy (una serie impressionante di morti premature e incidenti) e gli scandali privati.
Le recenti posizioni di alcuni discendenti, come Robert F. Kennedy Jr., hanno creato fratture nel clan, allontanandosi dalla linea politica tradizionale della famiglia e avvicinandosi alla “longa manus” di Donald Trump.
Ma torniamo a quello che, a noi “nostalgici”, piace di più.
L’idealismo dei Kennedy, in particolare quello di JFK e Bobby, ha ridefinito il concetto di “servizio pubblico” trasformandolo in una missione quasi spirituale. Non si trattava solo di amministrare, ma di dare un senso di scopo a un’intera generazione.
L’idealismo è la capacità di vedere la luce con il cuore, quando gli occhi hanno smesso di servire. (Cit.)
Ecco i tre pilastri che hanno reso il loro idealismo così potente
La Nuova Frontiera
John non prometteva solo benessere economico, ma sfide intellettuali e fisiche. La frase “Scegliamo di andare sulla Luna non perché è facile, ma perché è difficile” riassume l’idea che l’America dovesse eccellere attraverso il sacrificio e l’innovazione.
L’empatia di Bobby
Dopo la morte di John, Bobby Kennedy spostò l’idealismo verso i più deboli. Il suo discorso a Indianapolis dopo l’assassinio di Martin Luther King (in cui citò Eschilo per invocare la compassione invece della vendetta) è considerato uno dei vertici della retorica politica moderna.
Il Peace Corps
L’idea che giovani americani dovessero andare nel mondo non per combattere ma per costruire scuole e pozzi, fu la traduzione pratica dell’idealismo dei Kennedy: esportare democrazia attraverso l’aiuto umanitario piuttosto che con le armi.
Tuttavia, come abbiamo accennato all’inizio di questo lavoro, c’è un “però”: molti storici notano che questo idealismo era anche una formidabile arma di propaganda durante la Guerra Fredda per mostrare il volto umano del capitalismo contro il blocco sovietico.
Secondo voi, cari Lettori, oggi un leader politico potrebbe ancora permettersi un idealismo così disinteressato o il mondo è diventato troppo cinico per cose del genere?
Noi pensiamo che l’idealismo dei Kennedy oggi farebbe molta fatica a sopravvivere, eppure ne avremmo un bisogno disperato.
Il mondo attuale è diventato estremamente cinico per tre motivi principali
La velocità dell’informazione
Ai tempi dei Kennedy, un discorso ispiratore poteva dominare il dibattito per settimane. Oggi, una frase profonda viene consumata e spesso ridicolizzata sui social in pochi minuti.
La polarizzazione
L’idealismo richiede un minimo di fiducia comune. Oggi, se un leader propone un “grande obiettivo nazionale” (come la corsa allo spazio), metà della popolazione lo vedrebbe probabilmente come una manovra di parte o uno spreco di soldi.
La mancanza di una “sfida esistenziale” definita
I Kennedy avevano la Guerra Fredda e la Luna; obiettivi concreti che univano il popolo. Oggi le sfide (come il cambiamento climatico o l’intelligenza artificiale) sono percepite come più astratte o divisive.
Tuttavia, cari Lettori, noi riteniamo credo che l’essere umano cerchi ancora quel “senso di scopo”.
Quando un politico smette di parlare solo di “tasse e bonus” e prova a disegnare una visione del futuro, la risposta emotiva della gente è ancora fortissima. Forse, allora, non siamo troppo cinici per l’idealismo, ma probabilmente siamo diventati molto più bravi a smascherare chi lo usa solo come marketing.
E allora, cari lettori, se dovessimo scegliere un grande obiettivo per l’umanità di oggi, simile alla corsa alla Luna dei Kennedy, quale potrebbe, davvero, unirci tutti?
Probabilmente, il vero obiettivo unificatore non sarebbe più verso l’esterno (lo spazio), ma verso l’equilibrio interno del nostro pianeta.
Se dovessimo scommettere su un “nuovo idealismo”, lo vedremmo in tre direzioni
L’indipendenza dalla scarsità (Energia e Risorse): i Kennedy volevano conquistare lo spazio; oggi la vera impresa epica sarebbe rendere l’energia pulita e l’acqua potabile accessibili a ogni singolo essere umano. Sarebbe il salto tecnologico e morale definitivo.
La “Frontiera della Mente”: Con l’avvento dell’IA, la nuova sfida non è più costruire macchine più forti, ma capire meglio noi stessi. Investire massicciamente nella salute mentale e nel potenziamento delle capacità cognitive umane per non restare indietro rispetto alla tecnologia.
La Cittadinanza Planetaria: Superare i nazionalismi per gestire minacce globali (pandemie, clima, AI). È l’obiettivo più difficile, perché richiede di rinunciare a un po’ di “io” per un “noi” globale, proprio come JFK chiedeva di sacrificarsi per la nazione.
Ma forse, cari Lettori, per ritrovare il senso di questo “noi”, dobbiamo abbassare lo sguardo dalle stelle e rivolgerlo a terra, tra le pieghe di storie che non finiscono sui libri di storia, ma che incarnano la forma più pura di servizio e sacrificio. Se la “Nuova Frontiera” dei Kennedy era lo spazio, esiste una frontiera ancora più intima e commovente: quella della dignità umana che resiste alla solitudine.
Il Buio Condiviso: Oltre il Cancello dell’Ultima Fedeltà
Esistono silenzi che pesano più delle grida, e ci sono mani che stringono per non dover lasciare, anche quando il tempo ha già deciso il distacco. La foto di un uomo che poggia la fronte contro il muso del suo cane non è l’immagine di un addio, ma il fermo immagine di una promessa che sfida l’oscurità.
Ettore non vede più il mondo. I suoi occhi, velati da una nebbia d’argento, hanno smesso di inseguire le ombre per imparare a seguire un unico battito: quello del cuore di Carlo. Ma la vecchiaia è una marea che si ritira, lasciando sulla spiaggia detriti di vite intere che non trovano più posto. Una casa di riposo, un letto stretto, un regolamento che non prevede l’anima tra i bagagli ammessi.
In quel mattino di gennaio, tra i vapori gelidi di un canile che sa di attesa e disincanto, si è consumato un sacrificio antico. Carlo non ha abbandonato Ettore; ha deposto la sua parte più fragile in un tempio di cemento, sperando nella pietà degli uomini. Lo ha fatto con la devozione di chi stende una coperta lisa o scrive, con grafia tremante, che quel cane ha paura della pioggia. Un foglietto che non è una scheda tecnica, ma una supplica: “Amatelo per me, perché io non ho più le braccia per sostenerlo”.
“Torno presto, vecchio mio”. Una bugia necessaria, un ponte di parole gettato sopra un abisso. Ma Ettore, nel suo buio, non ha bisogno di verità razionali. Lui ha la fede. Una fede che non abbaia, che non graffia le grate, ma che si siede composta davanti a una porta, con la testa rivolta verso il ricordo di un passo.
La bellezza straziante di questa storia risiede nel loro ritrovarsi. Nella penombra di una stanza d’ospizio, quando il muso umido tocca la mano stanca, il tempo smette di scorrere. In quel momento, la cecità del cane e la fragilità dell’uomo si fondono in un’unica, chiarissima visione: l’amore non ha bisogno di occhi per riconoscere la propria casa.
Ettore ci insegna che non si è mai davvero soli se qualcuno, da qualche parte, sta mantenendo una promessa. E Carlo ci ricorda che la dignità di un uomo si misura da come sa congedarsi da ciò che ama, trasformando un dolore sordo nell’ultimo, immenso atto di protezione. Perché a volte, salvare un cane è l’unico modo rimasto per restare umani.

Vi lasciamo, cari Lettori, alle note di “Bridge Over Troubled Water” di Simon & Garfunkel. Una melodia che, proprio come la storia di Carlo ed Ettore, ci ricorda che l’amore è un ponte steso sopra le acque agitate del tempo; una promessa di non lasciarsi mai soli nel buio, finché avremo la forza di restare l’uno accanto all’altro.
“Bridge Over Troubled Water”
Quando sei stanca
e ti senti piccola
Quando le lacrime sono nei tuoi occhi
Le asciugherò tutte
Io sono al tuo fianco
Quando i tempi diventano duri
E non riesci a trovare i tuoi amici
Come un ponte sopra acque agitate
Io mi stenderò
Come un ponte sopra acque agitate
Io mi stenderò
Quando sei triste e assente
Quando ti trovi per strada
Quando la sera arriva così duramente
Io ti consolerò
Io prenderò le tue parti
Quando viene l’oscurità
E il dolore è tutto attorno
Come un ponte sopra acque agitate
Io mi stenderò
Come un ponte sopra acque agitate
Io mi stenderò
Naviga ragazza d’argento
Naviga
Il tuo tempo sta iniziando a brillare
Tutti i tuoi sogni sono in viaggio
Guarda come brillano
Se hai bisogno di un amico
Io sto navigando dietro di te
Come un ponte sopra acque agitate
Cullerò la tua mente
“Non c’è frontiera più vasta del cuore di chi resta, né promessa più grande di una mano che non molla la presa”

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”


