Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio.
Siamo attratti da ciò che conferma la nostra visione del mondo, anche quando quella visione è una prigione. (Cit.)
Essere cresciuti in un ambiente rassicurante, o insicuro o, addirittura, caotico, influenzerà il nostro modo di cercare l’Amore, una volta diventati adulti?
In questa puntata, la numero 128, esploreremo il rapporto fra i diversi stili di attaccamento e la scelta del partner, da adulti.
Un bambino che sa che la madre ci sarà, non ha bisogno di averla sempre davanti agli occhi. Questa è la radice della libertà. (Libera interpretazione di M. Mahler)
Separazione o Legame?
Come abbiamo visto nelle puntate precedenti, Margareth Mahler “vede” lo sviluppo maturativo come un percorso di separazione-individuazione. L’obiettivo è che il bambino diventi un individuo psicologicamente separato dalla madre.
Abbiamo anche analizzato, un po’ di puntate fa, la dimensione di John Bowlby il qualesottolinea l’importanza del legame continuo. Per lui, l’indipendenza non nasce dalla “separazione” psichica, ma dalla sicurezza data da una base stabile che permette l’esplorazione.
In entrambi i casi, un corretto espletamento della fase di individuazione- separazione e uno stile di attaccamento sicuro (che nasce dalla certezza di una “presenza”), porta allo sviluppo di tratti caratteriali che connotano: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di avere un valore, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri.
In sintesi, mentre la Mahler guarda a come il bambino “costruisce” l’altro nella sua mente per potersene separare, Bowlby guarda a come la qualità del legame reale “protegge” il bambino durante la crescita. In entrambi i casi, il bambino introietta una figura affidabile e genera autostima e sicurezza
In che modo lo stile di attaccamento (sicuro, insicuro ambivalente, evitante, disorientato / disorganizzato) influenza la scelta del partner, da adulti?
Attraverso le nostre puntate di Mente e Dintorni (nelle quali ci siamo confrontati sugli studi di vari autori all’avanguardia) ci è apparso chiaro che le “mappe” mentali create nell’infanzia agiscano come una sorta di bussola invisibile nella scelta del partner, portandoci spesso a ricreare dinamiche familiari note, anche se dolorose.
Ecco come i diversi stili influenzano le relazioni adulte
1. Attaccamento Sicuro: La stabilità
Questa condizione è stata determinata dalla presenza di una figura “responsiva”, sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a concedergli protezione ogni qual volta venga richiesta.
L’adulto con un attaccamento sicuro tende a scegliere partner altrettanto sicuri. Cerca relazioni basate sulla fiducia, l’autonomia e il supporto reciproco. Non teme l’intimità né la solitudine e sa comunicare i propri bisogni senza “manipolazioni” o distorsioni emotive.
2. Attaccamento Insicuro/Ansioso-Ambivalente: La “fame” d’amore
Questo stile è consequenziale a una figura d’attaccamento che è stata disponibile (quando si era bambini) in alcune occasioni ma non in altre e che, soprattutto (e purtroppo), ha creato frequenti separazioni con minacce di abbandono usate come mezzo coercitivo.
Chi ha acquisito un simile modello è spesso attratto da partner che confermano la sua paura di essere abbandonato.
Spesso sceglie partner evitanti e, questo, crea un circolo vizioso: più l’ansioso cerca vicinanza e rassicurazione, più l’evitante si sente soffocare e si allontana scatenando, nel primo, un’ansia ancora più forte.
Il paradosso che incatena sempre più l’ansioso è dato dal fatto che, quest’ultimo, inconsciamente, può scambiare l’ansia dell’incertezza per “passione travolgente”.
3. Attaccamento Evitante: La distanza difensiva
Questo modello nasce dalla convinzione del bambino che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di attaccamento ma, addirittura, verrà rifiutato.
In questo modo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su sé stesso, senza il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé (ad esempio, un’immagine di persona solitaria che non ha bisogno di nessuno ma che, in realtà, nasconde solitudine e timidezza).
Tutto ciò, deriva da una figura di attaccamento che respinge costantemente il figlio ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o di protezione.
Chi ha acquisito questo stile, tende a scegliere partner che non richiedano troppa intimità o, a volte paradossalmente, partner molto ansiosi che li costringano a mantenere il ruolo di “quello forte e distaccato”.
Sostanzialmente, si tendono a sopprimere le emozioni e a mantenere confini rigidi. Se il partner si avvicina troppo, si attivano strategie di distanziamento (critiche, segretezza o eccessivo impegno nel lavoro).
4. Attaccamento Disorganizzato: Il caos
Tornando per un attimo indietro sul piano temporale, in questa condizione (che sarebbe una estremizzazione dello stile Insicuro/Ansioso – Ambivalente), il bambino manifesta ansia, pianto, si butta sul pavimento o porta le mani alla bocca con le spalle curve, gira in tondo, manifesta comportamenti stereotipati e assume espressioni simili a quelli di una condizione di trance, in risposta alla separazione dalla figura di attaccamento. Sono anche da considerarsi casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in un’altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo.
Questi bambini, una volta diventati adulti, spesso scelgono partner imprevedibili o abusanti, replicando situazioni di paura vissute nell’infanzia. La relazione è vissuta come una fonte di protezione che è, al tempo stesso, fonte di minaccia.
Perché si determina questo paradosso?
Non cerchiamo necessariamente ciò che ci rende felici, ma ciò che ci è familiare (J. Bowlby).
Un partner che conferma la nostra visione del mondo (ad esempio, la convinzione che gli altri, prima o poi, se ne vanno) ci dà una sensazione di controllo (avendo già previsto la frustrazione), anche se ci fa soffrire.
L’amore adulto è spesso il tentativo di risolvere un enigma infantile con un partner che somiglia alla domanda, ma non possiede la risposta. (Anonimo)
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, questa volta, con maggiore benevolenza), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale cercheremo di capire in che modo, nella quale inizieremo il cammino nel mondo delle Ossessioni
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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